Martina Carbonaro
Martina Carbonaro
📍 Afragola

2 Febbraio 2026

Angela Capasso

Post choc a favore dell’assassino di Martina Carbonaro, la famiglia presenta denuncia

Commenti sui social in difesa dell’ex fidanzato reo confesso. Il legale: «Parole inaccettabili, chi le ha scritte va individuato e sanzionato»

Un post pubblicato sui social, poche righe cariche di odio e giustificazione della violenza, ha riaperto una ferita che per la famiglia di Martina Carbonaro non si è mai chiusa. Un commento comparso su Facebook, a sostegno dell’assassino della 14enne uccisa ad Afragola nel maggio 2025, ha spinto i familiari della ragazza a rivolgersi formalmente alle forze dell’ordine, chiedendo che l’autore venga identificato.

Il commento shock sui social

«Giustizia è stata fatta, onore al ragazzo! Chissà cosa gli avrà fatto passare lei per portarlo a tanto». È questo il contenuto del post, accompagnato da emoticon, apparso all’interno del gruppo Facebook “Sei di Afragola se…”. Parole che difendono apertamente Alessio Tucci, reo confesso dell’omicidio, e che ribaltano la responsabilità del delitto sulla vittima.

Un messaggio che, per il suo contenuto, è stato definito offensivo, violento e profondamente lesivo della memoria di una ragazza uccisa a soli 14 anni.

furto garage Martina Carbonaro
Martina Carbonaro

La segnalazione e la denuncia della famiglia

La famiglia Carbonaro, tramite il proprio legale Sergio Pisani, ha immediatamente segnalato il post chiedendo che venga accertata l’identità dell’autore e valutate eventuali responsabilità penali. Secondo quanto riferito, il commento non rappresenta soltanto un’espressione di cattivo gusto, ma potrebbe configurare ipotesi di reato, anche alla luce della giurisprudenza in materia di apologia della violenza e diffamazione della vittima.

L’amministratore del gruppo Facebook ha preso le distanze dal contenuto e ha provveduto a segnalarlo ai carabinieri di Afragola, collaborando con le autorità.

Un caso che arriva mentre si chiudono le indagini

L’episodio assume un peso ancora maggiore perché arriva nello stesso giorno in cui la Procura di Napoli Nord ha formalmente chiuso le indagini sull’omicidio di Martina. A Tucci vengono contestate accuse gravissime: omicidio volontario pluriaggravato, con motivi ritenuti futili e abietti.

Una coincidenza temporale che rende il commento ancora più doloroso per chi, da mesi, attende giustizia nelle aule di tribunale.

Una ferita che si riapre

Per i familiari di Martina, leggere parole che giustificano l’assassino e insinuano una colpa della vittima equivale a subire una nuova violenza. Non solo il lutto per una perdita irreparabile, ma anche l’umiliazione pubblica di una narrazione che tenta di riscrivere i fatti, colpevolizzando una ragazza uccisa.

Da qui la scelta di non restare in silenzio e di chiedere un intervento chiaro delle istituzioni.

Odio online e responsabilità collettiva

Il caso riaccende il dibattito sull’odio nei social network e sulla responsabilità individuale nell’uso delle piattaforme digitali, soprattutto quando si parla di femminicidi e violenza di genere. Commenti di questo tipo non sono semplici “opinioni”: contribuiscono a normalizzare la violenza, a delegittimare le vittime e a rafforzare una cultura che giustifica l’assassino.

Per la famiglia Carbonaro, il punto è chiaro: la memoria di Martina merita rispetto. E chi diffonde messaggi di odio e giustificazione della violenza deve risponderne, anche davanti alla legge.

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