A pochi giorni dall’insediamento e dopo i primi atti illustrati nella seduta inaugurale, la Giunta regionale guidata da Roberto Fico inizia a delineare con maggiore chiarezza il perimetro della propria azione politica.
Il disegno di legge sul salario minimo a 9 euro l’ora negli appalti pubblici non rappresenta soltanto una misura di carattere sociale, ma assume il valore di una scelta strategica: usare gli strumenti della Regione per incidere direttamente sul mercato del lavoro, orientando appalti e risorse pubbliche verso un modello che privilegia retribuzioni dignitose e contrasto alla povertà lavorativa. Un’impostazione che segna una discontinuità rispetto al passato e che apre, sin da subito, un confronto politico destinato a proseguire in Consiglio regionale.
Il disegno di legge, approvato in Giunta il 26 gennaio 2026 e trasmesso al Consiglio regionale, introduce una soglia retributiva di 9 euro lordi l’ora negli appalti della Regione Campania, delle Asl e delle società partecipate, attraverso un sistema di punteggi premiali per le imprese che garantiscono salari più alti. Una scelta che si colloca nel solco degli impegni elettorali annunciati da Fico e che arriva a poche ore di distanza dagli altri primi atti illustrati dall’esecutivo a Palazzo Santa Lucia.

Un primo segnale politico dopo l’avvio della Giunta
Come già emerso nella cronaca della prima seduta di Giunta, l’obiettivo dichiarato è dare un’impronta chiara fin dall’inizio: contrasto al lavoro povero, uso del denaro pubblico come leva per la qualità dell’occupazione e attenzione alle fasce più fragili del mercato del lavoro. Non a caso, Fico ha ricordato che in Campania le retribuzioni medie sono inferiori del 26% rispetto alla media nazionale, un dato che rende strutturale il problema dei cosiddetti working poor.
Il provvedimento sul salario minimo si inserisce dunque in una strategia più ampia, che la maggioranza definisce di “riequilibrio sociale”, e che accompagna altri atti avviati in questi primi giorni di attività dell’esecutivo regionale.
Come funziona il salario minimo negli appalti regionali
Il meccanismo previsto dal disegno di legge è semplice ma incisivo. Nelle gare d’appalto pubbliche, le aziende che si impegnano a riconoscere almeno 9 euro l’ora ai lavoratori ottengono un punteggio aggiuntivo nella valutazione delle offerte. Punteggi che aumentano progressivamente per chi supera la soglia minima, introducendo di fatto una competizione positiva sui salari.
Secondo le stime, la misura potrebbe tradursi in aumenti mensili compresi tra 200 e 300 euro per centinaia di addetti impiegati negli appalti pubblici regionali. Una cifra che, per molti lavoratori dei servizi esternalizzati, rappresenta la differenza tra precarietà e dignità economica.
Durante la presentazione del Rapporto Svimez 2025 a Napoli, Fico ha spiegato che l’obiettivo è “premiare le imprese che investono sul lavoro di qualità”, richiamando anche l’articolo 36 della Costituzione, secondo cui la retribuzione deve garantire “un’esistenza libera e dignitosa”.
D’Errico: “Un segnale politico fortissimo”
Tra i più convinti sostenitori del provvedimento c’è il consigliere regionale Davide D’Errico, eletto nella lista Fico Presidente e già protagonista del dibattito sul salario minimo nei giorni scorsi. Per D’Errico, questo disegno di legge rappresenta “un segnale politico fortissimo” lanciato dalla nuova Giunta.
“Nella Campania che vogliamo costruire – ha scritto – nessun lavoratore deve essere povero pur avendo un’occupazione”. Il consigliere sottolinea come il provvedimento ribalti una logica diffusa negli appalti pubblici, dove spesso la competizione al ribasso si è tradotta in salari bassi e precarietà.
Anche Fico ha insistito sul concetto di coerenza tra parole e atti, rivendicando il rispetto degli impegni presi in campagna elettorale e collegando il salario minimo a una più ampia idea di sviluppo fondato su investimenti, merito e qualità del lavoro.
Le critiche di Sangiuliano: “Attenzione a occupazione e contratti”
Sul fronte opposto, arrivano però le prime critiche dell’opposizione. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Gennaro Sangiuliano, pur riconoscendo in linea generale la necessità di migliorare le condizioni salariali, invita alla cautela.
Secondo Sangiuliano, sarà necessario valutare con attenzione l’impatto del provvedimento sui contratti collettivi nazionali e sulla competitività delle imprese, soprattutto in un territorio già economicamente fragile. “Non basta tutelare chi lavora – ha osservato – bisogna anche creare lavoro per chi non ce l’ha”.
Una posizione che apre il primo vero confronto politico all’interno del Consiglio regionale, chiamato ora a discutere e approvare il disegno di legge.

Il precedente pugliese e il quadro nazionale
La Campania non si muove nel vuoto. Il modello a cui la Giunta Fico guarda è quello della Regione Puglia, dove una normativa simile è stata giudicata legittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza 188 del 2025, respingendo il ricorso del Governo.
A livello nazionale, invece, il tema del salario minimo resta irrisolto. In assenza di una legge statale con soglie vincolanti, sono le Regioni a tentare di colmare il vuoto, mentre 22 Paesi dell’Unione Europea hanno già introdotto un salario minimo per legge.
Cosa cambia per lavoratori e imprese
Se approvata dal Consiglio regionale, la misura potrebbe incidere concretamente sulla vita di migliaia di lavoratori impiegati negli appalti pubblici campani. Allo stesso tempo, premia le imprese che investono su contratti regolari e salari più alti, scoraggiando pratiche di dumping salariale.
Il dibattito resta aperto, ma una cosa è chiara: il salario minimo a 9 euro è destinato a diventare uno dei provvedimenti bandiera della nuova Giunta Fico, segnando una discontinuità con il passato e definendo da subito l’identità politica dell’esecutivo regionale.


