Nel 2025 a Napoli 22 vittime sulle strade: il Comune annuncia nuovi interventi per la sicurezza stradale, ma pesa il nodo autovelox e la difficoltà di far rispettare le regole
Ventidue vittime nel 2025, numeri in calo rispetto all’anno precedente ma ancora troppo alti per una città che convive quotidianamente con traffico, cantieri e flussi turistici. A Napoli l’emergenza sicurezza stradale torna al centro del dibattito dopo la prima vittima del 2026: un 63enne morto in ospedale a dieci giorni dallo schianto tra tre auto a Fuorigrotta. Il sindaco Gaetano Manfredi parla senza giri di parole di un problema strutturale e annuncia nuove misure, soprattutto per contrastare la velocità nelle ore notturne.
I numeri: meno morti del 2024, ma l’emergenza resta
Il bilancio delle vittime sulle strade cittadine nel 2025 è inferiore a quello del 2024, quando i decessi erano stati oltre trenta. Ma la riduzione non basta a far rientrare l’allarme. L’andamento, sottolineano fonti comunali, continua a segnalare una criticità costante, con episodi gravi che coinvolgono pedoni, motociclisti e ciclisti.
La distribuzione delle vittime nel 2025 racconta una fotografia netta: 9 pedoni, 9 motociclisti, 2 ciclisti, un passeggero e un conducente di auto. Un dato che, al di là delle categorie, rimanda a un nodo comune: la vulnerabilità nello spazio urbano e la difficoltà di prevenire condotte pericolose.
Manfredi: “Il punto non è il limite, è far rispettare le regole”
Il sindaco ribadisce una linea politica già espressa in passato: fissare limiti di velocità non basta se poi non esistono strumenti efficaci per farli rispettare. La sicurezza stradale, nella visione dell’amministrazione, deve passare da un mix di controlli, interventi fisici sulla viabilità e un lavoro culturale di educazione alla guida. È qui che Manfredi insiste su un aspetto spesso sottovalutato: la continuità. Perché l’emergenza, per essere affrontata, non può ridursi a un intervento spot dopo un incidente mediatico, ma richiede una strategia stabile.

Il nodo autovelox: il Comune dice di non poterli usare
Uno dei punti più delicati riguarda gli autovelox. Il Comune sostiene di non poterli installare per un problema nazionale legato all’omologazione. In sintesi: molti dispositivi risultano autorizzati, ma non omologati, e questo ha esposto numerose amministrazioni italiane a ricorsi e contenziosi.
In questo quadro, Napoli rivendica un limite operativo: senza un chiarimento normativo e senza strumenti pienamente conformi, la repressione automatizzata della velocità resta fuori portata, lasciando al presidio umano e ai dissuasori gran parte del carico di prevenzione.
Gli interventi: attraversamenti rialzati e dissuasori
Con gli strumenti disponibili, il Comune punta a rendere alcune strade “meno veloci per costruzione”, attraverso dissuasori e attraversamenti rialzati. Per il 2026 è prevista l’installazione di quaranta attraversamenti rialzati: ventidue risultano già finanziati, per altri diciotto si attende lo stanziamento.
Nel 2025 ne sono stati installati quaranta e il totale cittadino è arrivato a novantuno. L’obiettivo è intervenire soprattutto nei punti a maggiore rischio, dove velocità e scarsa visibilità aumentano la probabilità di incidenti gravi.
Il fattore notte: meno controlli, più corse e più rischio
Un elemento ricorrente nelle ricostruzioni è la fascia notturna. Secondo Manfredi, molti incidenti avvengono nelle ore in cui il rispetto delle regole cala e la percezione del rischio cambia: meno traffico, più possibilità di accelerare, minor presenza di pattuglie e controlli più difficili anche per carenze d’organico.
Qui la strategia del Comune sembra voler incidere su due livelli: intensificare il monitoraggio, compatibilmente con le risorse, e intervenire sulla “fisica” delle strade, rendendo più complesso correre attraverso ostacoli e rallentamenti strutturali.
Educazione stradale e testimonianze: la leva culturale
Accanto alle misure di controllo e ai cantieri, il Comune punta anche sui progetti di educazione stradale nelle scuole. L’idea è lavorare sul comportamento prima ancora che sulla sanzione, raccontando in modo diretto le conseguenze della guida spericolata.
In questo percorso, un ruolo importante viene attribuito anche alle testimonianze dei familiari delle vittime, che contribuiscono a rendere più concreta la percezione del rischio, soprattutto tra i più giovani.
Il messaggio politico dell’amministrazione è chiaro: la sicurezza stradale è una priorità e richiede una risposta multilivello. Ma resta un punto critico che la città non può ignorare: senza strumenti efficaci e uniformi per il controllo della velocità, la prevenzione rischia di essere affidata quasi esclusivamente a dissuasori, pattugliamenti e campagne culturali. Interventi utili, ma che da soli potrebbero non bastare se la notte continua a trasformarsi nel momento in cui Napoli diventa più vulnerabile.


