Bruno Petrone
Bruno Petrone
📍 Napoli

3 Gennaio 2026

Redazione Il Campano

Napoli, Bruno Petrone presto dimesso: il calciatore accoltellato ai Baretti di Chiaia lascia l’ospedale

Migliorano le condizioni di Bruno Petrone, il giovane calciatore accoltellato ai Baretti di Chiaia da un branco di minorenni

Migliorano giorno dopo giorno le condizioni di Bruno Petrone, il giovane calciatore di 18 anni dell’Angri accoltellato la notte tra il 26 e il 27 dicembre ai Baretti di Chiaia, nel cuore della movida di Napoli. Il ragazzo, vittima di una brutale aggressione da parte di un branco composto da quattro minorenni, potrebbe essere dimesso dall’ospedale già nel corso della prossima settimana.

Il lento ritorno alla normalità dopo l’aggressione

Nelle ultime ore Bruno Petrone ha ricevuto la visita di uno dei suoi migliori amici, che ha condiviso sui social una foto che li ritrae sorridenti insieme. Un’immagine che racconta più di mille parole. Inoltre, restituisce speranza dopo giorni di grande apprensione.

Una volta dimesso, il giovane centrocampista potrà proseguire la convalescenza a casa, in attesa di tornare ad allenarsi con la squadra di Eccellenza in cui milita. Un percorso graduale è necessario dopo il delicato intervento chirurgico cui è stato sottoposto per l’asportazione della milza.

L’indagine: il branco di minorenni e la confessione

Parallelamente al miglioramento clinico, proseguono le indagini dei carabinieri. Tali indagini sono coordinate dalla Procura per i minorenni di Napoli. Servono per ricostruire in modo puntuale quanto accaduto e chiarire le responsabilità.

Secondo quanto emerso, l’aggressione sarebbe stata compiuta dal 15enne M.A., reo confesso. Aveva la complicità di quattro amici 17enni, tutti residenti nella stessa zona tra l’Arenaccia e i Ponti Rossi. Il giovane avrebbe prima aggredito e picchiato Bruno Petrone, per poi accoltellarlo.

Il 15enne e tre dei suoi complici sono attualmente reclusi nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. Nel frattempo, un quinto minorenne è stato denunciato a piede libero perché non avrebbe partecipato materialmente all’aggressione.

Bruno Petrone accoltellato
Bruno Petrone

Il ruolo decisivo delle telecamere e del senso di colpa

Determinanti per l’identificazione del gruppo sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area della movida. Inoltre, ha aiutato la confessione di uno dei ragazzi coinvolti, V.C.

Vinto dal senso di colpa e convinto dai genitori, il giovane si è presentato il giorno successivo all’aggressione presso la caserma Pastrengo dei carabinieri insieme al padre. Ha raccontato quanto accaduto e indicato chi aveva materialmente sferrato le coltellate.

Dopo la sua confessione, anche gli altri componenti del branco si sono presentati alle forze dell’ordine per rendere la propria versione dei fatti.

Le dichiarazioni e le versioni contestate

Uno dei passaggi più inquietanti emerge dai verbali:

«Quando ce ne siamo andati via, M. mi ha fatto vedere il coltello sporco di sangue e l’ha buttato in un tombino. Gli ho detto: “Che hai combinato? Ci fai passare i guai per colpa tua!”, ma non mi ha risposto».

Gli indagati avrebbero tentato di giustificare l’aggressione sostenendo che il 15enne si fosse armato per paura di Bruno Petrone. La settimana precedente avrebbe mostrato loro una pistola. Su questo punto, tuttavia, uno dei ragazzi ha precisato che il giovane calciatore non era affatto il tipo da girare armato.

La posizione della Procura

Nell’atto con cui ha disposto il fermo, la pm Claudia De Luca della Procura per i minorenni ha sottolineato come la collaborazione degli indagati non sia stata spontanea:

«È evidente che gli indagati si sono presentati solo perché ormai braccati… La loro presentazione non è frutto di una libera scelta ma di una strategia strumentale».

Secondo la Procura, i minori avrebbero concordato una versione dei fatti per ridimensionare il proprio ruolo. Questo timore nasceva dall’essere già stati identificati grazie alla diffusione delle immagini e delle notizie sui media.

Una vicenda che interroga la città

Mentre Bruno Petrone si avvia verso le dimissioni e una lenta ripresa, la vicenda resta una ferita aperta per Napoli. Un episodio che riporta al centro del dibattito il tema della violenza giovanile, della movida fuori controllo e della responsabilità collettiva.

Il ritorno a casa del giovane calciatore rappresenta una buona notizia, ma il percorso giudiziario e quello sociale restano ancora tutti da affrontare.

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