Misure cautelari confermate per il consigliere: resta l’obbligo di dimora fuori regione mentre cade il vincolo per gli imprenditori Griffo la cui azienda casearia è attualmente sotto sequestro.
Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato l’obbligo di dimora fuori dalla Campania per il consigliere regionale Giovanni Zannini. I giudici hanno ribadito la misura cautelare rigettando il ricorso della difesa nell’ambito dell’inchiesta per corruzione e truffa. Il provvedimento vieta all’esponente politico la permanenza sul territorio regionale e nelle aree limitrofe. Le indagini degli inquirenti proseguono per accertare le responsabilità contestate a Zannini.
Corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato
La magistratura contesta all’esponente politico i reati di corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato e falso. Secondo l’ipotesi accusatoria, Zannini avrebbe gestito poteri e influenze per scopi illeciti, alterando la regolarità di procedure amministrative e pubbliche. Con questa decisione, il tribunale ribadisce la necessità di allontanare il consigliere dal territorio campano e dalle regioni limitrofe per evitare il rischio di inquinamento delle prove o la reiterazione dei reati. L’inchiesta prosegue ora il suo corso per accertare definitivamente le responsabilità penali e i dettagli del presunto sistema corruttivo.
Misure cautelari annullate per i due imprenditori coinvolti
Il Tribunale del Riesame ha tracciato una netta distinzione tra le posizioni degli indagati nell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Se per il consigliere regionale la restrizione permane, i giudici hanno invece annullato le misure cautelari nei confronti dei fratelli Griffo, i due noti imprenditori coinvolti nel medesimo filone investigativo.
La magistratura ha basato questa decisione su un mutamento oggettivo delle circostanze: il sequestro preventivo dell’azienda, un caseificio situato a Cancello ed Arnone, nel Casertano. Poiché l’attività produttiva e decisionale della società è ora sotto il controllo diretto dell’autorità giudiziaria, il tribunale ha ritenuto che siano venute meno le esigenze cautelari che giustificavano la limitazione della libertà personale per i due fratelli.

Azzerato il rischio di reiterazione
Secondo i giudici, l’impossibilità per gli indagati di gestire direttamente l’impresa azzera il rischio di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove attraverso i canali aziendali. L’inchiesta ipotizza un sistema di scambi illeciti e favoritismi che vedrebbe al centro proprio il rapporto tra la politica e il settore lattiero-caseario. Nonostante la revoca dei provvedimenti restrittivi per gli imprenditori, l’accusa mantiene la sua solidità riguardo alle condotte contestate, ovvero corruzione e truffa.
Gli inquirenti continuano a esaminare i faldoni per ricostruire la rete di influenze che legava le istituzioni regionali agli interessi privati nel territorio casertano. Il provvedimento di sequestro rimane dunque il pilastro fondamentale per garantire l’integrità delle indagini, permettendo al contempo agli imprenditori di attendere il processo senza restrizioni alla libertà di movimento, a differenza del consigliere Zannini.
Nonostante il parziale sgonfiamento delle misure per i coindagati, Giovanni Zannini resta il fulcro dell’indagine. I giudici confermano la sua marginalizzazione politica coatta, ritenendo il consigliere ancora socialmente pericoloso. Il suo esilio in Abruzzo segna un duro colpo alla sua influenza territoriale, lasciandolo isolato mentre la Procura stringe il cerchio sulle accuse di corruzione.


