Tifosi del Napoli espulsi dall’Olanda dopo il fermo di polizia a Eindhoven. Il blitz nella notte: oltre 200 supporter identificati, marchiati con un numero e rimpatriati. Tajani: “Seguiamo il caso”.
Doveva essere una serata di calcio e di passione europea, ma per oltre 200 tifosi del Napoli si è trasformata in una notte di fermo, identificazioni forzate e un provvedimento di espulsione collettiva dall’Olanda.
Secondo quanto riferito dall’ANSA, intorno alla mezzanotte di lunedì 20 ottobre la polizia olandese ha circondato un gruppo di sostenitori partenopei arrivati a Eindhoven per assistere alla sfida di Champions League tra PSV e Napoli.
I tifosi sono stati bloccati, caricati su autobus e portati in stato di fermo presso la stazione di polizia di Mathildelaan, con modalità che — secondo i legali — sarebbero state “particolarmente dure”.
Il blitz nella notte: oltre 200 tifosi fermati
Il fermo è avvenuto a pochi passi dal centro di Eindhoven, dove si trovavano circa 1.700 tifosi napoletani in vista del match.
Le forze dell’ordine olandesi hanno eseguito un intervento preventivo, giustificato dalla presunta violazione della “zona rossa” istituita dal sindaco di Eindhoven, Jeroen Dijsselbloem, come misura di sicurezza straordinaria.
Nonostante nessun episodio di violenza o scontro fosse stato registrato, i supporter sono stati trattenuti per ore.
L’avvocato Emilio Coppola, che assiste alcuni dei tifosi fermati, ha denunciato all’ANSA che “uno dei giovani è stato marchiato con un numero sulla mano durante l’identificazione” e che “sono stati tenuti per tutta la notte con il numero stampato addosso”.
Le motivazioni della polizia olandese
La polizia locale ha giustificato il fermo con la necessità di prevenire disordini, sostenendo che gli italiani costituivano un “gruppo numeroso” che “creava una certa atmosfera”.
Il provvedimento, tuttavia, è stato definito da molti come sproporzionato e privo di fondamento concreto, visto che — come ammesso dalle stesse autorità olandesi — non era stato provocato alcun incidente.
Gli agenti hanno infine annullato i biglietti d’ingresso allo stadio e notificato ai fermati un ordine di espulsione immediata dal Paese.
L’intervento della Farnesina
La vicenda ha rapidamente assunto rilievo diplomatico.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato di seguire la situazione “sin dalle prime ore della notte” e ha inviato personale dell’Ambasciata italiana all’Aia sul posto per assistere i connazionali.
“Sto seguendo il caso dei tifosi del Napoli fermati a Eindhoven per controlli prima della partita. L’Ambasciata all’Aia ha già inviato del personale e sono presenti anche agenti della Digos italiana”,
ha scritto Tajani su X.
Il ministro ha poi aggiunto:
“Stiamo seguendo la vicenda con la nostra unità di crisi. Funzionari e l’ambasciatore sono mobilitati per garantire che i nostri cittadini vengano rilasciati nel più breve tempo possibile.”

Le testimonianze dei tifosi: “Trattati come criminali”
Alcuni dei tifosi espulsi hanno raccontato la loro esperienza ai media italiani.
“Ci volevamo solo bere una birra — racconta Fabio, 50 anni, tifoso residente nell’area flegrea — e ci hanno respinti senza motivo, dopo aver speso soldi per biglietti che non ci verranno rimborsati. Ci hanno trattato come criminali.”
Un sentimento di umiliazione e rabbia accomuna molti dei supporter rientrati oggi in Italia, alcuni dei quali hanno segnalato anche minacce di un possibile daspo da parte delle autorità olandesi, in coordinamento con la Questura di Napoli.
L’avvocato Coppola: “Un abuso di libertà individuale”
L’avvocato Emilio Coppola, legale di diversi tifosi coinvolti, ha denunciato all’ANSA un “grave abuso di potere” da parte delle forze di polizia olandesi.
“Sono stati privati di tantissime libertà individuali — ha dichiarato —, sottoposti a controlli invasivi, fotografati e identificati senza aver commesso alcun reato. Si è trattato di un fermo collettivo ingiustificato.”
Il legale ha chiesto un intervento delle autorità italiane e europee per accertare eventuali violazioni dei diritti fondamentali dei cittadini.
Le misure di sicurezza a Eindhoven
Il sindaco di Eindhoven aveva emesso un’ordinanza preventiva di sicurezza, istituendo una zona rossa attorno al centro cittadino e allo stadio del PSV, che consentiva perquisizioni e controlli a campione.
Una misura simile era già stata adottata in passato per gestire la presenza di tifoserie straniere considerate a rischio. In questo caso però l’intervento ha colpito indiscriminatamente anche i sostenitori pacifici.
Nella mattinata di martedì 21 ottobre, è cominciato il rimpatrio dei tifosi italiani, proseguito per tutta la giornata sotto la supervisione delle autorità consolari.
Le reazioni in Italia
La notizia ha suscitato forti reazioni tra i tifosi e le istituzioni.
Numerosi parlamentari e associazioni per i diritti civili hanno chiesto chiarimenti sulla proporzionalità dell’intervento e sulla marcatura numerica dei tifosi, giudicata “un atto degradante”.
Anche diversi club di tifosi del Napoli hanno espresso solidarietà ai connazionali, parlando di “trattamento ingiusto e discriminatorio”.
Il precedente dei controlli all’estero
Non è la prima volta che la tifoseria napoletana viene coinvolta in episodi controversi fuori dall’Italia.
Già in passato, in occasione di match internazionali in Germania e Francia, si erano verificati controlli preventivi e restrizioni all’ingresso negli stadi.
Tuttavia, gli avvocati difensori sottolineano che, in questo caso, non si è verificato alcun disordine, e che la misura olandese appare “sproporzionata rispetto al rischio reale”.
La vicenda dei 200 tifosi del Napoli espulsi dall’Olanda pone nuove domande sul trattamento delle tifoserie italiane all’estero e sull’equilibrio tra sicurezza pubblica e rispetto dei diritti individuali.
Intanto, la Farnesina continua a monitorare la situazione, mentre la Questura di Napoli ha ricevuto il dossier olandese per valutare eventuali provvedimenti amministrativi.


