L'intervista a Giuseppe D'Alterio
L'intervista a Giuseppe D'Alterio
📍 Pomigliano d'Arco

12 Maggio 2026

Martina Sarracino

Caso Stellantis di Pomigliano d’Arco: ritirati i licenziamenti, ma la battaglia continua. Il sindacalista Giuseppe D’Alterio: “Difendere le realtà industriali del territorio”

Il caso Trasnova legato alla stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco è tutt’altro che concluso: sono stati ritirati i licenziamenti, ma la battaglia è ancora lunga



La lotta dei lavoratori Trasnova dello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco è tutt’altro che conclusa. I licenziamenti sono stati ritirati dopo settimane di tensioni e mobilitazioni. Sono 52 i dipendenti coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo che potranno accedere alla cassa integrazione per cessazione attività fino al 31 dicembre. Una misura che evita, almeno per ora, la perdita immediata del lavoro. A spiegare lo stato della vertenza è Giuseppe D’Alterio, sindacalista Uilm che ha seguito da vicino tutta la trattativa: “La vicenda non è ancora chiusa, è ancora in fase di realizzazione. Oggi abbiamo un incontro al Ministero per prorogare la cassa integrazione fino a dicembre, ma parallelamente c’è ancora un tavolo aperto con la Regione Campania”.

Le aziende interessate e il nodo delle garanzie occupazionali

Secondo quanto emerso durante la trattativa, due società, Napoleone e DEA, avrebbero manifestato interesse ad assorbire parte dei lavoratori. “C’è ancora una discussione in atto con la Regione Campania su come riconvertire questi lavoratori facendo fare dei corsi e poi definendo l’acquisizione da parte di queste due società“, spiega il sindacalista. Tuttavia, il sindacato chiede prudenza e soprattutto chiarezza sui progetti industriali. “Bisogna capire bene che garanzie danno queste aziende, spiega D’Alteri, perché parliamo di padri di famiglia e lavoratori già avanti con l’età. Non vorremmo trovarci davanti a imprenditori che arrivano solo per opportunità economiche e poi, dopo qualche anno, lasciano di nuovo i lavoratori per strada”. Per questo motivo la Uilm insiste sulla necessità di verificare con attenzione i piani industriali e i percorsi di riconversione professionale che dovrebbero essere attivati insieme alla Regione Campania.

Una crisi che parte da lontano

Per il sindacalista, le radici della crisi risalgono proprio alla fusione con Stellantis. “Prima Trasnova era parte integrante del progetto produttivo, racconta, svolgeva attività logistiche all’interno dello stabilimento. Con la nascita del gruppo Stellantis alcune attività sono state internalizzate. L’azienda ha deciso di utilizzare lavoratori interni, gli RCL, per svolgere mansioni che prima erano affidate all’indotto”. Già due anni fa, dunque, i sindacati avevano compreso che la situazione sarebbe potuta diventare critica. “Trasnova rischia di essere solo la punta dell’iceberg, avverte D’Alterio, perché ci sono altre aziende dell’indotto che potrebbero vivere lo stesso problema”.

Il ritiro dei licenziamenti, secondo il rappresentante Uilm, è stato possibile grazie alla mobilitazione costante dei lavoratori e alla pressione esercitata dal sindacato. “C’è stata una mobilitazione di massa. Abbiamo scioperato, insistito e tenuto alta l’attenzione mediatica sulla vertenza. Questo è fondamentale, perché permette anche di incidere sulle istituzioni”. D’Alterio sottolinea come il sindacato resti il punto di riferimento principale per i lavoratori: “La politica spesso arriva nei momenti più visibili, ma poi alla fine restano i lavoratori insieme al sindacato. Noi dobbiamo continuare a seguire questa vicenda fino a una soluzione definitiva”.

UILM
UILM

Il confronto con la Regione

La fase più complessa della trattativa, però, deve ancora arrivare. Per la Uilm il vero nodo sarà il confronto con la Regione Campania e con le aziende interessate alla ricollocazione dei dipendenti. “Il momento cruciale sarà capire cosa vogliono fare concretamente questi imprenditori. Dobbiamo conoscere i loro piani industriali e le garanzie che offriranno alle famiglie coinvolte”. Nel frattempo, il sindacato chiederà anche che la cassa integrazione venga anticipata economicamente dall’azienda, considerando che i lavoratori sono senza stipendio già dal primo maggio.

La vertenza, in realtà, non riguarda soltanto i 52 lavoratori Trasnova di Pomigliano. Attorno all’azienda gravitano infatti altre società dell’indotto, come Logitech e TecnoService, che rischiano ripercussioni occupazionali. “In totale parliamo di circa 90-100 persone coinvolte, spiega D’Alterio, perché anche queste aziende lavoravano per Trasnova e quindi potrebbero subire conseguenze importanti”. Molti dei dipendenti Trasnova, inoltre, provenivano originariamente dalla Fiat e nel tempo erano stati esternalizzati. “Per questo si sentono abbandonati. Perché in altri casi Stellantis ha riassorbito attività esternalizzate, mentre loro oggi sono gli unici a non essere stati reinternalizzati”, spiega infine.

La crisi dell’automotive e le paure per Pomigliano

Dietro la vicenda Trasnova si intravede una crisi più ampia che coinvolge tutto il settore automotive italiano. “L’automotive sta vivendo un momento difficilissimo, tra Green Deal europeo, costi energetici elevati e mancanza di investimenti. Se non arriveranno nuovi piani industriali, il rischio riguarda anche altri fornitori presenti a Pomigliano”, spiega D’Alterio. Il sindacato guarda con attenzione alle prossime mosse di Stellantis e attende il nuovo piano industriale annunciato dall’amministratore delegato Antonio Filosa. “Abbiamo bisogno di capire quale sarà il futuro dello stabilimento di Pomigliano. Se non si investe seriamente, il territorio rischia di perdere altre aziende e altri posti di lavoro”. “Difendere il lavoro significa difendere il territorio”

Nel corso dell’intervista, D’Alterio ha lanciato anche un appello alle istituzioni nazionali e regionali affinché vengano difesi i poli industriali del territorio campano. “Stabilimenti come Stellantis, Leonardo o Avio sono presìdi di legalità. Offrono ai giovani un’alternativa concreta e impediscono che molti siano costretti a lasciare il Sud o a finire in contesti difficili”. Il timore del sindacato è quello di assistere a un nuovo esodo occupazionale verso il Nord Italia o l’estero. “Dobbiamo difendere quelle poche grandi realtà industriali che sono rimaste sul territorio”, conclude il sindacalista UIL.

La revoca dei licenziamenti rappresenta un primo risultato importante, ma non basta ancora a garantire serenità ai lavoratori Trasnova e alle loro famiglie. La vertenza resta aperta, così come restano aperti i tavoli istituzionali con Ministero e Regione. L’obiettivo del sindacato, adesso, è trasformare la cassa integrazione da soluzione temporanea a ponte verso un reale reinserimento lavorativo. Perché, come ribadito più volte durante la trattativa, “La vera vittoria arriverà solo quando tutti i lavoratori saranno nuovamente occupati”.

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