Stefano Addeo, 65 anni, si è lanciato dal balcone della sua abitazione a Marigliano ed è ora ricoverato in coma farmacologico
Il professor Stefano Addeo ha tentato nuovamente il suicidio nella serata di domenica a Marigliano, in provincia di Napoli. L’uomo, docente di tedesco noto alle cronache per un violento post pubblicato sui social contro la figlia della premier Giorgia Meloni, si è lanciato dal secondo piano della sua abitazione. Attualmente si trova ricoverato in condizioni critiche e in stato di coma farmacologico presso l’Ospedale del Mare.
La dinamica dell’incidente e il quadro clinico
L’allarme è scattato nella tarda serata di domenica quando i soccorsi sono intervenuti presso l’abitazione del docente a Marigliano. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo si sarebbe lanciato dal balcone di casa, riportando ferite estremamente gravi a seguito dell’impatto. Trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’Ospedale del Mare di Napoli, Addeo è stato immediatamente preso in cura dal personale sanitario che ha riscontrato un quadro clinico particolarmente complesso.
Il bollettino medico parla di politraumi diffusi che interessano zone vitali del corpo. In particolare, i medici hanno evidenziato fratture da schiacciamento sulle vertebre dorsali D4 e D6, accompagnate da un distacco parcellare sulla vertebra D11. La situazione appare critica anche per quanto riguarda la colonna lombare, dove sono state rilevate fratture dei processi trasversi sinistri in tutte le vertebre, dalla L1 alla L5. I traumi hanno coinvolto pesantemente anche la parte sinistra del torace. Per permettere al corpo di stabilizzarsi e gestire il dolore dei traumi multipli, i sanitari hanno disposto il ricovero nel reparto di rianimazione in regime di coma farmacologico. La prognosi resta riservata.

Il precedente e la tempesta mediatica
Non è la prima volta che Stefano Addeo tenta di togliersi la vita. Già lo scorso giugno, l’insegnante aveva cercato di compiere il gesto estremo ingerendo un mix di psicofarmaci e alcol. Quel primo tentativo era avvenuto nel momento di massima esposizione mediatica, quando il professore era finito al centro di una durissima polemica nazionale. Addeo aveva infatti pubblicato sui social network un commento scioccante rivolto alla figlia della Presidente del Consiglio, augurandole un destino tragico.
In quell’occasione, il docente era stato salvato grazie al pronto intervento della sua dirigente scolastica, che aveva allertato i soccorsi. Dopo il risveglio in ospedale, l’uomo aveva espresso profondo pentimento, chiedendo scusa alla premier e alla sua famiglia. Tuttavia, come riporta Il Corriere della Sera, aveva anche denunciato la pressione insostenibile a cui si sentiva sottoposto. «Non ho retto tutto l’accanimento mediatico nei miei confronti – aveva dichiarato dal letto d’ospedale – Ho commesso un errore, ma non dovevo essere crocifisso in questo modo, mi hanno linciato». Quelle parole delineavano già allora il profilo di un uomo schiacciato dal peso di un errore pubblico diventato virale.
L’isolamento e i provvedimenti disciplinari
Dopo le scuse pubbliche, Addeo aveva tentato un riavvicinamento istituzionale, scrivendo una lettera aperta a Giorgia Meloni per chiederle un incontro riparatore, con il desiderio di scusarsi “guardandola negli occhi“. Nonostante una parziale apertura da parte di Palazzo Chigi, il percorso di riabilitazione sociale del docente si era interrotto bruscamente. L’Ufficio scolastico regionale aveva infatti disposto la sospensione cautelare dal servizio presso il Liceo “Medi” di Cicciano, dove l’uomo insegnava tedesco. La decisione era stata motivata dalla necessità di “tutelare la serenità della comunità scolastica”.
L’allontanamento dalla scuola e il senso di emarginazione sembrano aver aggravato lo stato psicologico del sessantacinquenne. Negli ultimi mesi, Addeo aveva scelto la via del silenzio assoluto, chiudendosi nella sua casa di Marigliano e rifiutando ogni contatto con l’esterno. «Ogni mia dichiarazione mi si ritorce contro. Da ora resto in silenzio», erano state le sue ultime dichiarazioni pubbliche. Questo isolamento, unito alla fragilità già manifestata in precedenza, è culminato nel tragico gesto di domenica sera, segnando un nuovo, drammatico capitolo di una vicenda che ha travalicato i confini della cronaca locale per diventare un caso di riflessione nazionale sulla gestione dell’odio social e delle sue conseguenze umane.


