Sequestro studente San Giorgio a Cremano, arrestati il regista del rapimento e un complice: mandante legato al clan Attanasio di Barra.
Un quadro criminale complesso, un minorenne sequestrato e un intreccio di rapporti economici e clan camorristici. A distanza di mesi dal rapimento, che sconvolse San Giorgio a Cremano lo scorso aprile, arrivano due nuovi arresti. A finire in cella sono il presunto regista del sequestro e un suo complice, individuati grazie alle indagini congiunte della Guardia di Finanza e della Squadra Mobile della Questura di Napoli.
L’operazione segna un passaggio decisivo in un’inchiesta. Fin dalle prime ore, aveva svelato una trama opaca fatta di affari, richieste estorsive e collegamenti con gli ambienti della camorra.
L’origine del sequestro: affari sospesi e un mandante legato al clan Attanasio
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a organizzare il sequestro sarebbe stato un soggetto legato al clan Attanasio di Barra. Un nome già noto agli inquirenti, che in un recente passato avrebbe rivolto richieste estorsive al padre della vittima.
Gli inquirenti ipotizzano che proprio tensioni economiche e presunti affari irrisolti abbiano innescato la spirale che ha portato all’azione criminale. Una pista rafforzata anche dalla parallela attività investigativa che coinvolge un esponente del clan Cuccaro, emersa all’interno dello stesso fascicolo.

Il blitz: lo studente rapito all’esterno dell’autolavaggio del padre
Era l’8 aprile quando il ragazzo venne sequestrato. Lo studente, un minorenne, si trovava nei pressi dell’autolavaggio gestito dal padre quando uno degli esecutori materiali — già arrestato poche ore dopo il fatto — lo bloccò con violenza. Successivamente, lo trascinò all’interno di un furgoncino. Le immagini, raccolte dai sistemi di videosorveglianza, avevano già fornito elementi cruciali nella fase iniziale delle indagini.
Il giovane fu immobilizzato, con mani e piedi legati e la bocca chiusa da un nastro adesivo, e trasportato in un’abitazione utilizzata come covo. Qui venne tenuto per diverse ore, mentre i rapitori avanzavano una richiesta di riscatto di un milione e mezzo di euro.
Il ruolo degli arrestati: la regia e il supporto logistico
Secondo gli investigatori, il regista del rapimento e il suo complice avrebbero pianificato il blitz con un cugino — l’uomo già arrestato ad aprile. Fornirono supporto logistico, coperture e indicazioni operative su come agire.
Una strategia che, secondo la Procura di Napoli, avrebbe dovuto esercitare pressione economica sul padre del ragazzo. Era ritenuto il vero bersaglio della presunta vendetta o della presunta estorsione.
L’inchiesta è condotta dai pm Stefano Capuano e Henry John Woodcock. Da mesi analizzano i legami economici e criminali intrecciati attorno all’autolavaggio e alle persone coinvolte.
La liberazione del ragazzo: abbandonato allo svincolo di Licola
Il sequestro si concluse sempre l’8 aprile, quando il giovane venne rilasciato lungo lo svincolo della tangenziale di Licola. Sconvolto ma vivo, poté riabbracciare la famiglia tra lacrime e sollievo. Le immagini del suo ritorno a casa, circondato da amici e parenti, erano rapidamente circolate sui social. Divennero il simbolo di una vicenda che aveva colpito l’intera comunità vesuviana.
Il nuovo fronte dell’inchiesta: affari, riscatto e pressione criminale
Con i due nuovi arresti, la ricostruzione degli inquirenti assume un quadro più definito. Il sequestro non avrebbe avuto come vero obiettivo il ragazzo, ma il padre. Era coinvolto — secondo gli investigatori — in una serie di rapporti economici opachi con gli stessi autori del sequestro.
La richiesta di un milione e mezzo di euro, avanzata nei giorni del rapimento, si inserisce proprio in questa cornice. Non fu un’azione improvvisata, ma un piano studiato per colpire economicamente un soggetto individuato come bersaglio da un gruppo criminale legato al territorio di Barra.


