La Polizia Metropolitana di Napoli ha sequestrato un impianto di lavorazione del marmo accusato di inquinare l’ambiente. È il risultato di un’operazione mirata al contrasto delle cause di inquinamento del fiume Sarno
Il 12 marzo 2026, nell’ambito di una serie di operazioni coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e dalla Polizia Metropolitana di Napoli, è stato sequestrato un opificio a Santa Maria la Carità, in provincia di Napoli. L’azienda, un’impresa individuale che si occupava della lavorazione del marmo, è stata accusata di emettere polveri in atmosfera senza la necessaria autorizzazione ambientale. Questa condotta viola le normative previste dal Testo Unico Ambientale. L’intervento rientra in un’operazione più ampia, denominata “Unità Speciale Emergenza Sarno” (USES). Quest’ultima è mirata a contrastare l’inquinamento del fiume Sarno, uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Italia. Inoltre, le indagini avviate dalla Polizia Metropolitana di Napoli hanno portato alla luce numerose irregolarità legate alle emissioni industriali nell’area. Queste irregolarità contribuiscono ulteriormente al degrado ambientale della zona.
Le accuse e il sequestro dell’opificio
Le indagini condotte dalla polizia metropolitana hanno accertato che l’azienda in questione operava utilizzando tecniche di lavorazione a secco del marmo. Queste tecniche, se non correttamente gestite, rilasciano nell’aria polveri sottili altamente dannose, tanto per la salute umana quanto per l’ambiente circostante. Tali polveri, prive di sistemi di filtraggio o altre misure di contenimento, venivano emesse senza che l’impresa avesse ottenuto l’autorizzazione regionale necessaria per l’emissione di sostanze inquinanti. In seguito a questi accertamenti, la Polizia Metropolitana ha provveduto al sequestro dell’intero impianto, un capannone di circa 240 metri quadrati. Sono state sequestrate anche le attrezzature utilizzate per la lavorazione del marmo. L’azione è stata finalizzata a prevenire il ripetersi del reato e a evitare ulteriori danni ambientali. Questo in un’area già fortemente compromessa da anni di inquinamento industriale.
L’inquinamento del fiume Sarno: un’emergenza ambientale
Il fiume Sarno, che attraversa le province di Napoli e Salerno, è uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Italia. La sua condizione è stata più volte denunciata dagli esperti e dalle autorità locali. Tuttavia, nonostante gli sforzi, il fiume continua a essere oggetto di scarichi abusivi e di contaminazione. L’inquinamento da rifiuti industriali, tra cui quelli provenienti da attività come quella della lavorazione del marmo, è uno dei principali fattori che contribuiscono al degrado delle acque.
La zona in cui è stato sequestrato l’opificio, Santa Maria la Carità, è situata a pochi chilometri dal fiume Sarno. Inoltre, rappresenta una delle aree critiche per l’inquinamento atmosferico e delle acque. Il sequestro dell’impianto di lavorazione del marmo si inserisce quindi in una strategia più ampia di contrasto all’inquinamento. Tale strategia punta anche alla salvaguardia dell’ecosistema del fiume Sarno.

L’ultimo sequestro per inquinamento del fiume Sarno
Qualche mese fa, nell’ambito di un’operazione mirata al contrasto dell’inquinamento del fiume Sarno, la Polizia Metropolitana di Napoli aveva sequestrato un caseificio situato a Pompei. L’azienda era stata accusata di scaricare acque reflue contenenti sostanze inquinanti senza aver adottato alcun sistema di depurazione. Con questa condotta, l’impresa aveva violato le normative ambientali stabilite dal Decreto Legislativo 152/2006.
Le indagini, condotte in collaborazione con le autorità locali, avevano accertato che il caseificio scaricava regolarmente le acque reflue nel fiume Sarno. Inoltre, l’azienda contribuiva in maniera significativa al deterioramento delle già compromesse acque del corso d’acqua. L’operazione aveva l’obiettivo di fermare il continuo degrado ambientale della zona, che da anni era segnata da scarichi abusivi e contaminazione industriale. Il sequestro rientrava in un piano più ampio di azioni coordinate, finalizzate a tutelare e risanare il fiume Sarno, uno dei più inquinati d’Italia.


