Tribunale di Napoli
Tribunale di Napoli

14 Luglio 2026

Cristina Siciliano

Il caso dell’Audi fantasma finisce in tribunale a Napoli: due persone sequestrate e minacciate di morte, pene fino a oltre dieci anni

Le due vittime furono liberate dai carabinieri dopo un’irruzione in un’abitazione di San Giovanni a Teduccio

Due persone sequestrate, picchiate e minacciate di morte dopo la sparizione di un’Audi Rs3 da 80mila euro. È il quadro emerso dal processo celebrato con rito abbreviato a Napoli, nato dall’aggressione nei confronti di due uomini accusati di aver fatto sparire l’auto noleggiata per una presunta truffa. A interrompere il sequestro furono i carabinieri, intervenuti dopo la segnalazione della compagna di una delle vittime. I militari fecero irruzione nell’abitazione dove le due persone erano state portate, nel quartiere San Giovanni a Teduccio, riuscendo a bloccare i presunti responsabili e ad arrestarli.

L’aggressione dopo la scomparsa dell’Audi da 80mila euro

La vicenda giudiziaria ruota attorno alla sparizione di una vettura di lusso, una Audi Rs3 dal valore di circa 80mila euro. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il veicolo sarebbe stato noleggiato da una società con l’obiettivo di mettere in atto una truffa. Dopo la scomparsa dell’auto, sarebbero scattate le ritorsioni nei confronti delle due persone ritenute responsabili della sparizione. Le vittime sarebbero state rinchiuse in un’abitazione e sottoposte a violenze e minacce.

L’intervento delle forze dell’ordine evitò conseguenze ulteriori. La segnalazione arrivata dalla compagna di una delle persone sequestrate permise ai carabinieri di individuare il luogo in cui si trovavano gli ostaggi e di intervenire. Nel corso delle indagini è emerso anche un ulteriore episodio: una delle vittime sarebbe stata contattata da una persona ritenuta incaricata dagli imputati per convincerla a ritirare la denuncia presentata dopo i fatti.

Auto Carabinieri
Auto dei Carabinieri – Immagine di repertorio

Le condanne decise dal giudice per l’udienza preliminare

La giudice per l’udienza preliminare Gabriella Ambrosino, al termine del processo con rito abbreviato, ha emesso diverse condanne. Salvatore Giannetti è stato condannato a 10 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione. Antonio Martori ha ricevuto una pena di 10 anni, 6 mesi e 20 giorni. Salvatore De Filippo, difeso dall’avvocato Leopoldo Perone, è stato condannato a 10 anni e 20 giorni.

Condanna anche per Giuseppe Ciccarelli, a 9 anni, 11 mesi e 2 giorni, e per Mario Amaro, a 9 anni e 11 mesi e 3 giorni. Arturo è stato condannato a 6 anni, 6 mesi e 4 giorni. Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero aveva chiesto pene più elevate: 20 anni di carcere per De Filippo, Ciccarelli, Giannetti, Amaro e Martori, indicati dagli investigatori come soggetti ritenuti vicini al clan Mazzarella. Per Lama la richiesta era stata invece di 14 anni.

Assoluzioni e aggravanti: la decisione del tribunale

Una parte centrale del procedimento ha riguardato la contestazione delle aggravanti legate alla criminalità organizzata. La giudice Ambrosino ha ritenuto non sussistente l’aggravante dell’agevolazione del clan Mazzarella, mentre ha riconosciuto quella relativa al metodo mafioso. Lama, difeso dall’avvocato Antonio Bucci, che si è avvalso anche di una consulenza di parte, è stato assolto dall’accusa di lesioni gravi. È stato invece condannato per il sequestro di persona a scopo di estorsione.

Il procedimento ha quindi portato a un quadro giudiziario articolato, con responsabilità riconosciute per diversi imputati e assoluzioni su alcune contestazioni specifiche. La vicenda resta uno dei casi più rilevanti degli ultimi mesi sul fronte giudiziario napoletano per la modalità dell’azione contestata: un sequestro nato da un contrasto legato alla sparizione di un’auto di lusso e concluso con l’intervento tempestivo dei carabinieri.

Lascia un commento