Gelsomina Verde
Gelsomina Verde
📍 Secondigliano

14 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Permesso per un battesimo al killer di Gelsomina Verde, il fratello Francesco: “Mi vergogno di essere italiano”

Il killer di Gelsomina Verde ottiene un permesso per un partecipare ad un battesimo. Il fratello della giovane uccisa nel 2004: “Provo vergogna ad essere italiano”

La notizia del permesso premio concesso a Ugo De Lucia, il killer di Gelsomina Verde, ha scatenato un’ondata di indignazione da parte del fratello della vittima. La decisione del magistrato di sorveglianza di Venezia ha permesso all’uomo, già in regime di semilibertà, di tornare nel quartiere di Secondigliano per partecipare al battesimo di un nipote. Questo evento ha riaperto una ferita mai rimarginata per la famiglia della vittima e per l’intera comunità, sollevando seri interrogativi sull’equilibrio tra il percorso di riabilitazione dei detenuti e il rispetto per la memoria delle vittime di camorra. La presenza del killer nei luoghi dove si è consumata la tragedia, è avvertita dal fratello di Gelsomina, come un segnale di debolezza delle istituzioni.

Lo sfogo di Francesco Verde: “Una sconfitta per lo Stato”

Il permesso al killer di Gelsomina ha dato modo a Francesco Verde, fratello di Gelsomina, di esprimere tutto il suo dolore e la sua rabbia attraverso le agenzie di stampa, dichiarando: “Provo vergogna ad essere italiano, lo Stato ha permesso a loro di vincere”. Per i familiari, vedere l’assassino tornare in libertà, seppur temporaneamente, rappresenta una sconfitta dello Stato e un insulto al sacrificio di una giovane vita innocente. Gelsomina, uccisa a soli ventun anni nel novembre del 2004, durante la sanguinosa prima faida di Scampia, colpevole solo di aver frequentato in passato un ragazzo legato a un clan rivale. Il suo omicidio resta uno dei crimini più atroci e barbari nella storia della criminalità organizzata campana.

Francesco, fratello di Gelsomina Verde
Francesco, fratello di Gelsomina Verde

Gelsomina torturata e uccisa

Ugo De Lucia, figura di spicco della camorra dell’epoca, è condannato in via definitiva all’ergastolo come esecutore materiale dell’omicidio. Gelsomina fu rapita, torturata e infine uccisa con colpi di pistola alla nuca nel tentativo di estorcerle informazioni. Poi il suo corpo venne dato alle fiamme all’interno di un’auto. Nonostante la gravità inaudita dei fatti, l’iter penitenziario ha permesso a De Lucia di accedere a benefici di legge, passando prima alla semilibertà e ottenendo ora il permesso per motivi familiari. La legge italiana prevede percorsi di reinserimento sociale, ma nel caso di esponenti di spicco dei clan, l’opinione pubblica fatica a comprendere come tali privilegi possano conciliarsi con la sicurezza dei territori e il dolore dei sopravvissuti.

Secondigliano e la memoria di Gelsomina Verde

Il ritorno di un killer nel quartiere di Secondigliano non è solo una questione privata, ma un evento dal forte impatto simbolico. In territori dove lo Stato lotta quotidianamente per affermare la legalità, la presenza di figure legate al passato oscuro della faida può essere interpretata come un messaggio di impunità. La memoria di Gelsomina Verde continua a vivere attraverso associazioni e iniziative che combattono la cultura mafiosa.

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