Il leader di Noi di Centro critica il metodo con cui è partita la nuova legislatura: “Nessuno ha avvisato i nostri cinque consiglieri sulla scelta del presidente del Consiglio regionale. È una maleducazione politica”.
La nuova legislatura regionale campana si apre tra tensioni e polemiche. A poche ore dall’insediamento del Consiglio regionale, Clemente Mastella rompe il silenzio e attacca duramente il metodo con cui è stata gestita la fase iniziale del governo guidato dal presidente Roberto Fico. Dal suo punto di vista, il campo largo parte “malissimo”, tra scelte calate dall’alto e rapporti tra alleati già compromessi. Parole durissime rilasciate ai microfoni di Repubblica Napoli.
Un attacco senza sconti
Mastella non usa mezzi termini. Segue dall’estero l’avvio della legislatura e commenta con parole durissime quanto accaduto in Aula:
«Si stanno fottendo tutto. Altro che Cencelli: oggi sarebbe un eroe nazionale».
Il bersaglio principale non è il presidente Fico, ma il Partito democratico campano, accusato di aver gestito la partita istituzionale senza alcun confronto con gli alleati.

“La crisi è nel Pd, non con Fico”
Alla domanda su un possibile scontro diretto con il governatore, Mastella chiarisce:
«Non con lui. La crisi è nel Pd campano. Basta vedere i franchi tiratori sull’elezione del presidente: la minoranza lo ha votato, ma non tutta la maggioranza».
Secondo il leader di Noi di Centro, le difficoltà interne al Pd finiscono per ricadere sugli alleati, restringendo il perimetro politico del campo largo:
«Così la gente dell’area moderata non va più ai seggi».
Il caso Manfredi e la mancata comunicazione
Il punto di rottura più evidente riguarda l’elezione di Massimiliano Manfredi. Mastella denuncia una totale assenza di dialogo:
«Le pare normale che ai nostri cinque consiglieri nessuno abbia comunicato la scelta di Massimiliano Manfredi a presidente dell’assemblea? Li ho avvisati io che sono all’estero. Mai assistito a una simile maleducazione politica tra alleati».
Una gestione che definisce arrogante e politicamente dannosa, destinata – a suo dire – a segnare l’inizio della legislatura.

Casa Riformista e l’uscita dall’Aula
Il leader centrista difende anche la scelta degli esponenti di Casa Riformista di non partecipare al voto sui vicepresidenti:
«Hanno eletto lealmente Manfredi, che lo meritava, poi sono usciti. Rappresentiamo il terzo gruppo del Consiglio regionale, non siamo una appendice».
Il nodo, spiega, riguarda la distribuzione delle cariche:
«C’erano due o tre presidenze di commissione da assegnare. Se ne escono con un questore. È una cosa che non sta in piedi».
“Se questo è il metodo, altro che alleanza”
Mastella rivendica quello che definisce il “metodo della vecchia buona politica”:
«Se non rispetti i tuoi alleati e te ne strafotti di loro, non gli dici neanche chi votare. È grave. Facciano lo stesso con la giunta, si prendessero tutto, poi vediamo».
Un avvertimento chiaro che pesa sugli equilibri futuri della maggioranza.
Una partenza giudicata fallimentare
Il giudizio complessivo sull’avvio della legislatura è netto:
«Si è partiti malissimo. Fico era in Aula ancora senza giunta. È un ritardo clamoroso, una cosa che stona e lacera il rapporto con la gente».
E sulle aree interne, tema centrale per Noi di Centro, Mastella è scettico:
«Possono essere come la Trinità. Io ci credo, per altri sono parole evanescenti. La realtà è che c’è un derby tra Napoli e Salerno a prendersi tutto».
Il nodo famiglia e il “caso mediatico”
Infine, Mastella respinge le letture personali sul mancato ingresso in Giunta del figlio:
«Non condivido la decisione di non portare in Giunta eletti e candidati, ma l’ho accettata, anche se comunicata post voto».
E sulla presidenza del Consiglio regionale affidata al fratello del sindaco di Napoli conclude:
«È un problema mediatico. Quando ci sono figli, mogli e parenti vari non c’è problema: solo mio figlio diventa mediaticamente rilevante».


