Contestazione davanti al Nuovo Palazzo di Giustizia dopo la presunta acquisizione di immagini di legali impegnati in un processo per omicidio
Protesta degli avvocati questa mattina all’ingresso Porzio del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli. Un gruppo di legali ha contestato la presunta acquisizione di fotografie che li ritrarrebbero durante lo svolgimento di un processo per omicidio davanti alla terza Corte di assise. Gli avvocati parlano di una vicenda che avrebbe inciso sulle garanzie della difesa e sulla riservatezza dei colloqui difensivi. La mobilitazione si è svolta in concomitanza con l’udienza nell’aula 114. A intervenire pubblicamente è stato l’avvocato Raffaele Esposito, iscritto all’albo d’onore della Camera Penale e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Ha spiegato le ragioni della protesta e le preoccupazioni della categoria.
La protesta davanti all’ingresso Porzio
La contestazione si è svolta nella mattinata di martedì all’esterno del Nuovo Palazzo di Giustizia, in prossimità dell’ingresso Porzio. Secondo quanto riferito dagli avvocati presenti, la protesta nasce dalla diffusione di un’informativa. In questa informativa sarebbero contenute fotografie di legali impegnati in un procedimento penale. Gli avvocati hanno inoltre annunciato che, pur mantenendo la forma della protesta, avrebbero partecipato all’udienza in qualità di pubblico. Avrebbero quindi preso posto accanto al collega Esposito nell’aula 114. Si tratta, secondo quanto riferito, di un gesto simbolico. Infatti, l’atto voleva ribadire la centralità del diritto di difesa all’interno del processo.

Le accuse degli avvocati e il tema della riservatezza difensiva
Al centro della contestazione vi è la presunta documentazione fotografica realizzata durante il processo. L’avvocato Esposito ha dichiarato: «Siamo qui a protestare stamattina perché sono state scattate foto ad avvocati, difensori di fiducia in un processo per omicidio che si sta celebrando davanti alla terza corte di assise: siamo stati spiati e temiamo che siano stati intercettati anche i nostri colloqui difensivi».
Nel suo intervento, il legale ha sottolineato il rischio che, oltre alle immagini, possano essere stati oggetto di attenzione anche momenti di confronto riservato tra difensori e assistiti. Secondo la posizione espressa, questa circostanza solleverebbe profili di criticità rispetto alle garanzie costituzionali del diritto di difesa.
Esposito ha inoltre contestato il contenuto di una comunicazione attribuita al procuratore di Napoli Nicola Gratteri. In questa comunicazione si sarebbero chiarite le finalità dell’attività di intercettazione. «È una persona autorevole però io non sono d’accordo quando dice che i commenti nei confronti degli avvocati hanno carattere descrittivo: non è così – ha affermato – noi abbiamo la prova contraria che ci sono degli enunciati che ledono il prestigio, l’etica e la funzione degli avvocati».
Le reazioni dell’Ordine e i passaggi istituzionali
Nel corso della protesta è stato evidenziato come la vicenda sia stata già portata all’attenzione di più livelli istituzionali. Secondo quanto riferito da Esposito, la doglianza sarebbe stata trasmessa anche al ministro della Giustizia. In aggiunta, sarebbe attualmente al vaglio del Consiglio superiore della magistratura. Il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Carmine Foreste, insieme alla Camera Penale, avrebbe inoltre avviato contatti con il procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli, Aldo Policastro. Questi contatti sono finalizzati ad affrontare la questione e valutarne i profili.
Gli avvocati hanno espresso l’intenzione di proseguire nella tutela delle prerogative difensive. Hanno ribadito che la vicenda riguarda, a loro avviso, principi fondamentali della professione forense e del processo penale. In chiusura del suo intervento, Esposito ha riferito un ulteriore elemento della vicenda, sostenendo che tra le immagini contestate sarebbero comparsi anche familiari non coinvolti nel processo: «Quello che è triste è che hanno fotografato persino i miei figli che non sono difensori in questo processo», ha dichiarato, aggiungendo in forma sarcastica la richiesta di un “trattamento paritario” anche per i familiari.


