Lo spettacolo chiude la nona edizione della rassegna estiva Pompeii Theatrum Munidi al Teatro Grande di Pompei
La rassegna dedicata al teatro classico, diretta da Roberto Andò, propone il suo ultimo appuntamento presso il Teatro Grande di Pompei, dal 10 al 12 luglio con “I Persiani” di Eschilo. Il Parco Archeologico, ancora una volta diventa protagonista assoluto con la proposta di uno dei testi cardini del teatro classico, un un contesto assolutamente unico.
L’evento
La tragedia “I Persiani”, rappresentata per la prima volta nel 472 a.C ad Atene, andrà in scena con la regia del catalano Alex Ollè, uno dei nomi di punta della scena spagnola fin dagli anni Settanta. Tra i fondatori della compagnia La Fura dels Baus. Lo spettacolo sarà protagonista della rassegna Pompeii Theatrum Mundi dal 10 al 12 luglio nella traduzione di Walter Lapini.

Protagonisti della scena, uno straordinario cast di grandi attori: Anna Bonaiuto (nel ruolo della regina Atossa), Giuseppe Sartori (in quello del Messaggero), Alessio Boni (lo Spettro di Dario), Massimo Nicolini (Serse), Marco Maria Casazza (il Capo coro). Coro, invece, composto, tra gli altri, da Francesco Biscione, Fabrizio Bordignon, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi, Antonello Cossia, Michele Cipriani, Francesco Migliaccio, Giovanni Nardoni, Stefano Quatrosi, Elena Polic Greco, Simonetta Cartia.
La scena è firmata da Alfons Flores; le musiche sono di Josep Sanou; il disegno luci è diMarco Filibeck; collaborazione alla regia Ramon Simó Viñes. Produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico.
La trama
“A Susa, capitale dell’Impero persiano, i vecchi dignitari rimasti a guidare il regno sono abitati dall’angoscia: il gran re, Serse, è partito ormai da tempo a capo di un’enorme spedizione contro Atene e non ha ancora fatto ritorno. L’ansia per l’esito della guerra cresce quando Atossa, la madre del re, riferisce di un sogno profetico, che le ha mostrato il figlio caduto nella polvere per mano di una puledra di origine greca”.
“Presto l’angoscia si tramuta in realtà: uno dei pochi superstiti arriva a Susa e riferisce della rotta dell’esercito persiano al largo di Salamina. La flotta di Serse, troppo numerosa, si è fatta accerchiare dalle navi di Atene, e l’esercito persiano è stato massacrato. In preda al terrore, Atossa e il Coro richiamano dall’Ade l’anima del padre defunto di Serse, Dario. Infine, a Susa arriva lo stesso Serse: umiliato, le vesti stracciate, il gran re intona il lamento funebre per i giovani persiani caduti”.
“Mettere in scena oggi I Persiani – dichiara Ollè – vuol dire far vivere un testo antico che parla ancora al nostro presente: guerre, politica, potere e dolore collettivo. Non vogliamo cambiare il senso del dramma, ma avvicinarlo allo sguardo del pubblico di oggi. I Persiani racconta lo smarrimento di un popolo e dei suoi governanti di fronte a una sconfitta brutale e inaspettata. È la tragedia di chi deve fare i conti con il presente e immaginare una sopravvivenza futura dopo aver commesso l’errore fatale di credersi invincibile. Il cuore della nostra lettura è l’illusione della perpetuità del potere. In Atossa e in Serse emerge il desiderio di prolungare l’egemonia costruita da Dario, garantire continuità dinastica e mantenere un dominio che sembra immutabile“.
Un evento assolutamente unico, considerato il contesto e la qualità della stessa produzione. Un contesto unico che fa della messa in scena in questione, uno degli spettacoli teatrali di punta dell’estate campana e non solo.