Rosario Coppola venne ucciso a febbraio in uno scambio di persona: secondo gli investigatori era stato confuso con un esponente del clan 167 di Arzano
L’omicidio di Rosario Coppola, avvenuto lo scorso 4 febbraio ad Arzano, sarebbe maturato per un errore di persona. In particolare, questo sarebbe accaduto nell’ambito delle dinamiche interne alla criminalità organizzata dell’area nord di Napoli. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo si trovava a bordo di un’auto bianca simile a quella utilizzata da un presunto esponente del clan 167. Quest’ultimo era il vero obiettivo dell’agguato. Nella mattinata del 14 maggio, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare. Lo hanno fatto su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. L’ordinanza riguarda 17 persone ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata, omicidio volontario e detenzione illegale di armi.
L’omicidio di Rosario Coppola
Le indagini hanno preso avvio dopo il delitto di Rosario Coppola, ucciso il 4 febbraio scorso ad Arzano. Secondo gli accertamenti della DDA, il bersaglio dell’agguato sarebbe stato un affiliato al clan 167. Coppola sarebbe stato colpito perché viaggiava su una vettura con caratteristiche simili a quella del presunto destinatario dell’azione criminale. Gli investigatori hanno ricostruito le fasi dell’omicidio attraverso attività tecniche, acquisizioni video e dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini. L’episodio viene ritenuto uno degli elementi centrali dell’inchiesta coordinata dalla Procura antimafia di Napoli. L’ordinanza eseguita nelle ultime ore rappresenta la conferma e la rinnovazione del decreto di fermo disposto dalla DDA il 21 aprile scorso. In quella circostanza erano già stati fermati undici soggetti considerati vicini alla struttura criminale operativa tra Arzano e i comuni limitrofi.
Il ruolo del clan e le estorsioni sul territorio
Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo criminale avrebbe mantenuto il controllo del territorio attraverso un articolato sistema di estorsioni. Queste estorsioni erano ai danni di attività commerciali e imprenditori locali. Gli introiti derivanti dalle richieste estorsive sarebbero stati utilizzati anche per garantire il sostegno economico agli affiliati detenuti.
Secondo quanto riporta la Repubblica, gli investigatori parlano del pagamento della cosiddetta “mesata”, il contributo economico destinato ai detenuti e alle loro famiglie. Si tratta di una pratica tradizionalmente utilizzata dalle organizzazioni camorristiche per mantenere saldo il vincolo associativo. Il gip di Napoli, nel provvedimento cautelare, ha confermato il quadro indiziario nei confronti di sette persone già raggiunte dal fermo di aprile. Ha inoltre riconosciuto gravi indizi di colpevolezza anche per altri dieci indagati. Tra questi figurerebbero soggetti considerati ai vertici della consorteria criminale. Secondo le prime ricostruzioni, alcuni presunti capi del gruppo avrebbero continuato a impartire ordini dal carcere ai sodali presenti sul territorio. In questo modo hanno mantenuto il coordinamento delle attività illecite. Questo è accaduto nonostante il regime detentivo.

L’operazione dei carabinieri e l’inchiesta della DDA
L’operazione è stata condotta dai militari del Gruppo di Castello di Cisterna nell’ambito di una più ampia attività investigativa. Quest’ultima riguarda il radicamento della criminalità organizzata nell’area a nord di Napoli. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione continuata e aggravata, omicidio volontario e porto illegale di arma da fuoco. La misura cautelare è stata emessa dal Tribunale di Napoli in fase di indagini preliminari. Come previsto dall’ordinamento, gli indagati restano presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
Negli ultimi anni il territorio di Arzano è stato più volte al centro di operazioni contro gruppi camorristici attivi nell’area metropolitana napoletana. Le attività investigative hanno spesso evidenziato il ruolo delle estorsioni come principale fonte di sostentamento economico delle organizzazioni criminali. L’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia prosegue ora per chiarire ulteriormente ruoli, responsabilità e assetti interni del gruppo criminale coinvolto.


