Il Museo del Tesoro di San Gennaro chiude il 2025 con 130mila visitatori. In quattro anni le presenze sono raddoppiate: in arrivo nuovi interventi.
Il rinascimento di Napoli e quello del suo Santo Patrono procedono oggi in parallelo. Mentre la città consolida la propria crescita turistica, anche il Museo del Tesoro di San Gennaro registra numeri in forte ascesa, confermandosi non solo come luogo di devozione, ma come polo culturale di rilevanza internazionale. Il 2025 si avvia a chiudersi con 130mila visitatori paganti, un dato che segna un raddoppio delle presenze rispetto a quattro anni fa.
Un patrimonio unico nel cuore della città
A pochi passi dal Duomo, il Museo custodisce uno dei complessi artistici più preziosi al mondo: dalla Mitra alla Collana di San Gennaro, opere che raccontano secoli di storia europea attraverso Napoli. Un patrimonio che, per valore e continuità storica, è considerato tra i più importanti a livello globale e che oggi inizia a raccogliere l’attenzione che merita.
I numeri della crescita
Dal 2021, anno del cambio di gestione con l’ingresso della società D’Uva, specializzata in servizi di accoglienza museale, il Museo ha intrapreso un percorso di rilancio strutturato.
Secondo i dati forniti dalla direttrice Francesca Ummarino, nel 2025 si registra un +5% di presenze rispetto all’anno precedente, con una crescita complessiva del 100% rispetto al 2021.
Un trend costante che testimonia non solo l’aumento dei flussi turistici verso Napoli, ma anche una maggiore capacità del Museo di intercettare e accogliere pubblici diversi.

Chi visita il Museo di San Gennaro
Il profilo dei visitatori è sempre più internazionale. Accanto ai turisti italiani ed europei, iniziano a crescere le presenze dall’Asia, mentre restano ancora contenuti i flussi statunitensi. Forte, invece, la componente legata alla devozione: arrivano fedeli dalla Spagna, dall’Europa dell’Est e dalla Polonia.
Non a caso, il Museo ha introdotto audioguide in russo e ucraino, accompagnate da un messaggio pacifista. Un segnale culturale che rafforza il ruolo simbolico di San Gennaro come figura capace di unire popoli e comunità, anche in un contesto internazionale segnato da tensioni.
Particolarmente significativa anche la partecipazione della comunità srilankese presente a Napoli, storicamente molto legata al culto del Santo.
Criticità storiche e soluzioni “napoletane”
Tra i nodi storici del Museo c’è quello del colonnato di via Duomo, spesso occupato da persone senza fissa dimora. In attesa di una soluzione strutturale, si è adottato negli anni un approccio informale ma efficace: al mattino viene offerta la colazione agli homeless che hanno trascorso la notte davanti all’ingresso, favorendo così la fruizione degli spazi da parte dei visitatori.
Una pratica destinata però a essere superata dai prossimi interventi.
Le novità in arrivo nel 2026
Il 2026 si preannuncia come un anno chiave. È prevista l’apertura di una nuova biglietteria sotto il portico, che ospiterà anche un bookshop. I lavori di riqualificazione potrebbero iniziare già nelle prime settimane dell’anno, compatibilmente con i permessi della Soprintendenza, con l’obiettivo di rendere operativa la nuova struttura entro Pasqua.
Un intervento che punta a migliorare accoglienza, servizi e decoro urbano, rafforzando ulteriormente il ruolo del Museo nel sistema culturale cittadino.
San Gennaro tra fede, cultura e città
Il successo del Museo del Tesoro di San Gennaro riflette una dinamica più ampia: quella di una Napoli che riscopre e valorizza i propri simboli identitari, trasformandoli in motori culturali ed economici. Tra fede, arte e antropologia, San Gennaro continua a rappresentare un punto di connessione profondo tra la città e il mondo.


