Mastella vede Fico: fiducia al presidente, ma NdC chiede alleanze omogenee, sostegno ai Comuni sul PNRR e attenzione a Medicina Benevento.
La partita della nuova giunta regionale campana entra in una fase che vale più delle dichiarazioni di rito. Perché quando gli alleati bussano a Palazzo Santa Lucia non cercano soltanto un posto al tavolo: chiedono un perimetro politico chiaro, un metodo e soprattutto tempi certi. È in questo quadro che si colloca il faccia a faccia tra Roberto Fico e la delegazione di Noi di Centro guidata da Clemente Mastella, con il segretario regionale Pasquale Giuditta e il consigliere regionale Giuseppe Barra.
L’esito, nelle parole del sindaco di Benevento, è quello di un incontro “costruttivo”, con un messaggio che prova a tenere insieme due esigenze: da un lato la stabilità del rapporto con il nuovo presidente della Regione, dall’altro una lista di richieste puntuali che, in controluce, racconta le tensioni e le priorità di un’alleanza eterogenea. “Abbiamo rinnovato al presidente Fico la massima fiducia e lealtà politica”, ha detto Mastella, spiegando che Fico ha illustrato le ragioni per cui intende impedire ai consiglieri regionali eletti l’ingresso in Giunta e che su quelle ragioni NdC prende atto.
Un principio che fa discutere: “no eletti in Giunta”
Il nodo, che sembra tecnico e invece è politico, è la linea del presidente: niente assessori pescati tra i consiglieri regionali eletti. Una scelta che Fico ha difeso fin dalla campagna elettorale e che ora diventa il primo vero test nei rapporti con gli alleati. Da una parte, la regola punta a separare l’assemblea dall’esecutivo, evitando che l’Aula venga svuotata e che il Consiglio regionale perda peso e autonomia. Dall’altra, però, scontenta chi ritiene che il consenso elettorale debba tradursi anche in incarichi di governo e che, soprattutto nelle aree interne, i nomi “votati” siano la garanzia più immediata di rappresentanza.
Mastella, da questo punto di vista, sceglie un registro prudente: non sfida apertamente la linea di Fico, ma la incassa e la trasforma in un passaggio di metodo. “Ragioni di cui prendiamo atto”, dice, marcando il rispetto delle prerogative del presidente e, al tempo stesso, facendo capire che la questione delle deleghe resta un terreno delicato. È un modo per tenere aperto un canale, senza alzare il livello dello scontro in pubblico.
Il punto politico: alleanze “omogenee” e stop all’ordine sparso
Se la regola sugli eletti è il tema più visibile, la richiesta più politica è un’altra: Mastella sollecita Fico a farsi garante di una “omogeneità delle alleanze su tutto il territorio”, a partire dalle Amministrative del prossimo anno. Tradotto: niente patti variabili Comune per Comune, niente geometrie diverse a seconda dei rapporti locali, niente “ordine sparso” che rischia di far esplodere la coalizione mentre a livello regionale si prova a governare.
È una richiesta che pesa perché mette sul tavolo il problema strutturale del campo largo: la somma elettorale può vincere, ma la gestione quotidiana richiede una linea coerente e riconoscibile. In Campania, dove i rapporti tra partiti e leader locali non sono mai stati semplici, la prospettiva di alleanze difformi rischia di produrre un effetto domino: un Comune che rompe, un altro che segue, una provincia che si sfila. E alla fine l’onda lunga investe la Regione.
In questo senso la mossa di Mastella è anche preventiva: chiede una garanzia politica non per una poltrona, ma per un quadro stabile che permetta a ciascun alleato di non trovarsi isolato sul territorio. Se Fico accoglie l’impostazione, avrà un ruolo da “arbitro” che va ben oltre la giunta: dovrà tenere insieme interessi diversi e, soprattutto, convincere i partiti a rinunciare a soluzioni comode in qualche Comune ma dannose per l’equilibrio generale.

Le due richieste programmatiche: Medicina a Benevento e task force PNRR
Accanto al tema politico, NdC porta due richieste che parlano alle aree interne e al bisogno di “capacità amministrativa”. La prima: risorse aggiuntive della Regione per la facoltà di Medicina di Benevento, descritta come presidio accademico fondamentale per quei territori che temono lo spopolamento e la perdita di servizi essenziali. Qui la posta in gioco è doppia: da un lato la sanità e la formazione, dall’altro l’idea che le aree interne non debbano restare periferia anche nelle scelte di investimento.
La seconda richiesta è ancora più concreta: una task force che affianchi i Comuni nel rispetto delle scadenze del PNRR, con particolare attenzione alla deadline di giugno 2026 per il completamento dei progetti. È un passaggio chiave, perché sposta il discorso dal livello della politica al livello dell’attuazione. Non basta annunciare opere e finanziamenti: serve una struttura capace di aiutare gli enti in difficoltà con gare, rendicontazioni, progettazioni, cronoprogrammi.
Qui NdC mette il dito su un punto reale della macchina pubblica: la disuguaglianza amministrativa tra Comuni grandi e piccoli. Chi ha uffici strutturati corre; chi non li ha rischia di perdere tempo, e il tempo nel PNRR è la variabile che decide tutto. Una task force regionale, se costruita bene, può essere la differenza tra progetti completati e progetti bloccati. Ma se costruita male diventa l’ennesimo organismo che produce carte senza sbloccare i cantieri.
La “rappresentanza” in Giunta: il messaggio tra le righe
Il passaggio più netto, però, riguarda la composizione dell’esecutivo: “ogni partito avrà una rappresentanza, compreso noi di Centro”, dice Mastella.
È una frase che serve a due pubblici diversi. Ai militanti e agli amministratori locali, che chiedono peso e visibilità. E agli alleati, perché ribadisce un principio: la giunta non può essere costruita solo su equilibri numerici, ma deve riconoscere la pluralità della coalizione.
Resta da capire come Fico intenda far convivere l’esigenza di rappresentanza con la promessa di competenze e profili “giusti” per le deleghe più pesanti. In questa fase, la tentazione di tutti è portare sul tavolo un nome che faccia politica e territorio. Ma il rischio, se la trattativa diventa solo spartizione, è di partire con un esecutivo già percepito come fragile e condizionato.
Il punto è che l’accordo sulla rappresentanza non chiude la partita: la apre. Perché una volta stabilito che ogni forza avrà un posto, si entra nella zona grigia delle deleghe: chi prende cosa, con quale peso, con quali garanzie, e soprattutto con quale orizzonte.
La stabilità del governo regionale passa dai prossimi passi
L’incontro Mastella–Fico, letto in controluce, dice che la coalizione sta cercando un equilibrio tra due forze contrapposte: la spinta a chiudere in fretta la giunta e la necessità di non sbagliare i primi segnali. Un presidente appena eletto non può apparire ostaggio delle richieste. Ma nemmeno può ignorare che, senza alleati soddisfatti, la vita del governo regionale diventa una navigazione a vista.
Per questo il passaggio decisivo non sarà solo l’annuncio dei nomi, ma il metodo: se le scelte verranno raccontate come parte di un progetto coerente, con priorità e calendario; oppure se appariranno come una somma di compromessi. E su questo le richieste di NdC sono una cartina di tornasole: alleanze omogenee, supporto ai Comuni sul PNRR, attenzione alle aree interne e una rappresentanza riconosciuta.
Un banco di prova: dalla politica ai risultati
C’è un ultimo aspetto che rende questa vicenda più significativa di quanto sembri. Il tema del PNRR e quello delle aree interne non sono slogan: sono la misura concreta di un governo regionale. Se la Regione aiuta davvero i Comuni a non perdere scadenze e risorse, costruisce fiducia e rafforza il proprio ruolo. Se invece la macchina resta lenta e frammentata, l’opposizione avrà un bersaglio facile e gli alleati tenderanno a scaricare responsabilità gli uni sugli altri.
Mastella, con la sua mossa, prova a mettere un paletto: noi ci siamo, ma vogliamo garanzie politiche e strumenti operativi. Fico, dall’altra parte, dovrà dimostrare che l’idea di squadra non è un richiamo morale, ma una capacità di governo: fare sintesi, scegliere, tenere la rotta. In Campania, dove gli equilibri si spostano rapidamente e le alleanze locali spesso contano quanto quelle regionali, la stabilità non è un concetto astratto: è la somma di scelte quotidiane.
Il colloquio “costruttivo” è quindi solo il primo capitolo. Il secondo sarà la scelta del nome in quota NdC e il perimetro delle deleghe. Il terzo sarà la prova dei fatti: se davvero la nuova amministrazione regionale riuscirà a trasformare una coalizione complessa in un governo che decide e realizza, senza restare intrappolato in veti incrociati e partite di posizione.


