I magistrati dell'Anm di Napoli in festa per la vittoria del "no".
I magistrati dell'Anm di Napoli in festa per la vittoria del "no".
📍 Napoli

24 Marzo 2026

Chiara Imbimbo

I magistrati dell’ Anm di Napoli festeggiano il “No” tra brindisi e cori. Imparato: “Fuori dalla grammatica istituzionale”

Un’esultanza concitata per l’esito del referendum di ieri da parte dei togati. Arriva la replica di Imparato, sostituto Procuratore di Santa Maria Capua Vetere.

Le toghe dell’ Anm del palazzo di Giustizia a Napoli hanno festeggiato la vittoria del “no” al referendum sulle note di “Bella Ciao”. Fin dai primi exit poll, l’ottimismo ha travolto i timori e le tensioni precedenti. Quando i telefoni hanno mostrato le proiezioni, la festa è esplosa ufficialmente. Le toghe hanno celebrato il trionfo nelle aule giudiziarie tra brindisi, abbracci e cori da stadio. Alcuni magistrati hanno persino versato lacrime di commozione, festeggiando una vittoria attesa da settimane. “Ha vinto la costituzione” è stato il mantra che ha accompagnato la festa.

Restituito lo scherno ai leader del centro destra

A Napoli la festa esplode con vigore travolgente. Circa cinquanta magistrati si riuniscono nella sala dell’Anm del Palazzo di Giustizia per celebrare il risultato. I presenti stappano bottiglie e intonano collettivamente le note di “Bella Ciao”, trasformando il tribunale in una piazza politica.

Il gruppo accoglie con ovazioni il procuratore generale Aldo Policastro, figura simbolo della battaglia per il No, incitandolo ritmicamente. I magistrati rivolgono poi un coro provocatorio direttamente alla Premier, scandendo con energia lo slogan “Chi non salta Meloni è”.

L’iniziativa ribalta esplicitamente l’episodio di novembre, quando Giorgia Meloni e Antonio Tajani saltavano sul palco di Napoli al ritmo del vecchio coro berlusconiano contro i comunisti. Con questo gesto simbolico, le toghe restituiscono lo scherno ai leader del centrodestra, sancendo la fine delle tensioni con una coreografia di protesta che unisce orgoglio istituzionale e accesa contrapposizione politica.

Gratteri osserva il trionfo con sobrietà

Mentre la festa esplode, il procuratore Nicola Gratteri osserva il trionfo con sobrietà, definendo il voto un segnale vitale della società civile pronta a difendere i principi fondamentali. Anche Nino Di Matteo, bersaglio frequente del centrodestra, accoglie il risultato come una svolta decisiva e una nuova speranza per la giustizia italiana.

“La vittoria del no è stato un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali”, ha affermato Gratteri.

Annalisa Imparato vice procuratore di Santa Maria Capua Vetere.
Annalisa Imparato vice procuratore di Santa Maria Capua Vetere.

La risposta dei togati favorevoli al “sì”

La critica di Annalisa Imparato colpisce duramente i colleghi di Napoli, accusandoli di aver abbandonato la grammatica istituzionale. Il sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere denuncia all’Adnkronos come molti magistrati abbiano agito come veri e propri organi politici. Secondo la magistrata, i cori e i festeggiamenti sguaiati puntano alla delegittimazione personale anziché al confronto di merito sulla riforma.

Imparato, schierata apertamente a sostegno del Sì, evidenzia come tali atteggiamenti risultino estranei a un corretto comportamento da Stato. La sua reazione nasce anche dal fatto che i cori intonati nella sede dell’Anm hanno preso di mira lei stessa, trasformando il dibattito giuridico in uno scontro di piazza. Questa dura presa di posizione sottolinea una profonda spaccatura interna alle toghe, dove una parte della magistratura rivendica il decoro del ruolo contro chi, a suo dire, ne tradisce l’imparzialità attraverso l’attivismo politico e l’insulto personale.

“Sono state intonate canzoni che hanno valenza politica molto forte quindi, da cittadina, mi chiedo se questi sono gli stessi giudici che domani vanno in tribunale e ostentano imparzialità e terzietà“, continua.

La vittoria del “no” non cancella le criticità strutturali

L’analisi di Annalisa Imparato si sposta sull’esito del voto, accogliendo con rispetto la decisione dei cittadini italiani. Il sostituto procuratore sottolinea come l’altissima affluenza dimostri un profondo attaccamento dei cittadini allo Stato e alle sue istituzioni. La magistrata riconosce la volontà popolare, descrivendola come un orientamento chiaro e consapevole che nessuno può ignorare.

“Dando la parola ai cittadini non possiamo che accogliere la volontà del popolo italiano, che è stata ben orientata e ha dimostrato un attaccamento allo Stato perché l’affluenza ha avuto numeri altissimi. E’ chiaro che bisogna affrontare il problema della giustizia e l’impegno di rendere la giustizia più giusta ed efficiente non finisce oggi”.

Tuttavia, Imparato ribadisce che la vittoria del No non cancella le criticità strutturali del sistema. Secondo la sua visione, il Paese deve ancora affrontare con urgenza il problema della giustizia, poiché l’esigenza di renderla più giusta ed efficiente rimane una priorità assoluta. L’impegno per una riforma profonda non termina con questa consultazione, ma prosegue come una sfida necessaria per il futuro. La magistrata invita quindi a non fermarsi al risultato elettorale, ma a continuare il lavoro per garantire ai cittadini un servizio giudiziario moderno e realmente funzionale, oltre le contrapposizioni ideologiche.

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