Tribunale di Napoli
Tribunale di Napoli

29 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Ischia, resta in carcere il tassista che ha ridotto in fin di vita la figlia: «Le lesioni sono gravi solo perché lei è anoressica»

Il gip del Tribunale di Napoli ha convalidato il fermo per tentato omicidio nei confronti del cinquantottenne di Forio

Resta in carcere con la pesante accusa di tentato omicidio il tassista cinquantottenne di Forio d’Ischia. L’uomo ha aggredito e ridotto in fin di vita la figlia di 36 anni. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha convalidato il fermo eseguito dai carabinieri, respingendo le giustificazioni presentate dall’uomo durante l’interrogatorio. La vittima si trova ora ricoverata in prognosi riservata all’ospedale Rizzoli dopo un delicato intervento chirurgico.

La dinamica dell’aggressione in via Spinesante

L’episodio violento si è consumato lo scorso 25 maggio all’interno dell’abitazione di famiglia situata in via Spinesante, a Ischia. Secondo quanto ricostruito dai militari della Compagnia di Ischia, coordinati dal capitano Giuseppe Giangrande, l’aggressione è scaturita da una violenta lite verbale scoppiata subito dopo il pranzo, alla presenza della madre della vittima.

Il cinquantottenne ha iniziato a insultare la figlia focalizzandosi sulla sua condizione fisica e pronunciando frasi legate alla sua patologia: «Sei troppo secca», a cui è seguita l’accusa di aver sviluppato l’anoressia a causa della somministrazione del vaccino anti-Covid.

In base ai verbali delle forze dell’ordine, l’uomo ha dapprima svuotato un bicchiere d’acqua addosso alla donna di 36 anni, per poi barricarsi momentaneamente in bagno dove, in preda alla rabbia, ha danneggiato il rubinetto e il miscelatore. Subito dopo è rientrato nella stanza dove si trovava la figlia, afferrandola per i capelli e scaraventandola con la testa contro il muro della cucina, causandole una profonda ferita alla nuca.

braccialetto elettronico minacce ex Battipaglia
Violenza su una donna

I calci a piedi nudi e i tentativi di giustificazione

Una volta che la figlia è caduta a terra priva di sensi, l’uomo ha continuato a colpirla ripetutamente. Nel corso delle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti e riportate nei fascicoli d’indagine dell’Arma dei carabinieri, l’indagato ha ammesso le proprie responsabilità tentando tuttavia di ridimensionare la gravità della condotta. L’aggressore ha specificato di aver colpito la vittima tra il viso e l’addome per tre o quattro volte, sottolineando di averlo fatto a piedi nudi poiché era appena rientrato dal mare.

Il tassista ha inoltre provato a difendersi sostenendo di essere stato provocato. Inoltre, ha aggiunto che l’entità dei traumi interni riportati dalla trentaseienne non fosse legata alla violenza dei colpi, bensì alla fragilità del suo corpo. La donna, infatti, pesa trentasei chili ed è affetta da circa vent’anni da gravi disturbi del comportamento alimentare, nello specifico anoressia e bulimia.

Soltanto dopo aver riscontrato l’immobilità della figlia e la copiosa perdita di sangue, l’uomo ha provato a tamponare le ferite prima di allontanarsi dall’appartamento. Il successivo sopralluogo effettuato dal nucleo radiomobile ha confermato la presenza di numerose tracce ematiche sparse in diversi punti della casa, dal bagno fino alla trapunta della camera da letto.

Il salvataggio e le condizioni della vittima

A far scattare i soccorsi sono stati i vicini di casa dell’edificio di via Spinesante, allarmati dalle grida provenienti dall’abitazione. I residenti hanno immediatamente contattato un carabiniere libero dal servizio, il quale ha attivato la centrale operativa permettendo l’intervento tempestivo delle pattuglie sul posto.

I militari hanno fatto irruzione nella casa bloccando l’uomo e consentendo al personale sanitario del 118 di prestare le prime cure alla donna. La trentaseienne è stata trasportata d’urgenza in codice rosso presso il presidio ospedaliero Anna Rizzoli di Lacco Ameno. Infatti, i chirurghi hanno dovuto eseguire una complessa operazione d’urgenza per l’asportazione di un lobo del fegato, lesionato a causa dei traumi addominali subiti.

I medici hanno dichiarato che il pericolo immediato di vita è stato scongiurato. Tutto questo grazie alla rapidità dei soccorsi e dell’intervento, ma la prognosi rimane strettamente riservata. La madre della vittima, sentita dagli investigatori del Tribunale di Napoli, ha confermato la dinamica della lite e lo stato di shock in cui versava il marito subito dopo i fatti, confermando le parole pronunciate dall’uomo nel tentativo di attribuire la colpa a una presunta provocazione da parte della figlia. Le valutazioni del gip hanno escluso l’esistenza di attenuanti, confermando la custodia cautelare in carcere per la brutalità dell’azione compiuta.

Lascia un commento