Giulio Giaccio
Giulio Giaccio
📍 Napoli

20 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Ucciso e sciolto nell’acido per errore di identità, la Cassazione riapre il processo con l’aggravante mafiosa per gli assassini di Giulio Giaccio

La Suprema Corte accoglie i ricorsi della Procura generale e della Dda di Napoli: si riapre il giudizio sull’aggravante mafiosa per l’omicidio del 2000

La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo d’appello per l’omicidio di Giulio Giaccio, riconoscendo la necessità di valutare l’aggravante mafiosa contestata ai presunti responsabili. La decisione accoglie i ricorsi della Procura generale di Napoli e della Direzione distrettuale antimafia. Il caso riguarda il giovane ucciso nel 2000 e poi sciolto nell’acido dopo uno scambio di persona. Il procedimento torna ora alla Corte di Assise di Appello di Napoli per un nuovo esame degli elementi raccolti. Al centro del giudizio, la posizione di Salvatore Cammarota, Roberto Perrone e Carlo Nappi, indicati come mandanti ed esecutori del delitto.

La decisione della Corte di Cassazione

La prima sezione penale della Suprema Corte ha accolto le richieste avanzate dalla Procura generale di Napoli e dalla Dda. I magistrati avevano impugnato la precedente sentenza nella parte in cui non riconosceva l’aggravante mafiosa. Secondo le ricostruzioni, la Cassazione ha ritenuto necessario un nuovo approfondimento da parte dei giudici di secondo grado. Questi giudici sono chiamati a riesaminare il quadro probatorio alla luce del possibile contesto mafioso in cui maturò l’omicidio. Il rinvio alla Corte di Assise di Appello di Napoli apre dunque una nuova fase processuale. Questo sviluppo potrebbe incidere in modo significativo sulla qualificazione giuridica del reato e sulle eventuali pene.

L’omicidio di Giulio Giaccio e il contesto del 2000

Giulio Giaccio fu ucciso il 30 luglio del 2000 a Napoli. Secondo la ricostruzione giudiziaria, il giovane sarebbe stato vittima di uno scambio di persona. L’azione criminosa si sarebbe consumata con modalità particolarmente cruente: l’uomo venne assassinato a colpi di pistola e successivamente il corpo fu sciolto nell’acido. L’obiettivo degli autori del delitto sarebbe stato quello di cancellare ogni traccia della vittima. Le indagini hanno ricostruito che Giaccio sarebbe stato scambiato per un altro uomo. Questo uomo era ritenuto “colpevole” di una relazione sentimentale con la sorella di un affiliato al clan Polverino.

Nel corso degli anni, il procedimento ha attraversato diversi gradi di giudizio, con valutazioni differenti sulla sussistenza dell’aggravante mafiosa. Proprio questo punto è oggi al centro della nuova decisione della Cassazione.

Procura della Repubblica
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli

Le reazioni e la nuova fase del processo

Secondo quanto riporta Il Corriere della sera, la riapertura del giudizio è stata accolta positivamente dai legali della famiglia. Gli avvocati Alessandro Motta e Concetta Chiricone hanno parlato di un passaggio significativo dopo oltre vent’anni di battaglie giudiziarie. «Dopo 25 anni, finalmente, c’è un segnale di giustizia», hanno dichiarato, sottolineando l’impegno portato avanti per il riconoscimento di Giulio Giaccio come vittima innocente della camorra. I legali hanno inoltre auspicato che il nuovo giudizio possa valutare in modo completo tutti gli elementi raccolti nel tempo.

Secondo la difesa della famiglia, la madre della vittima ha seguito per anni l’evoluzione del processo chiedendo giustizia per il figlio, morto a soli 25 anni in circostanze definite “efferate”. La Corte di Assise di Appello di Napoli sarà ora chiamata a un nuovo esame della vicenda. Ci sarà particolare attenzione al contesto criminale e alla qualificazione dell’aggravante mafiosa, elemento che potrebbe ridefinire l’intero impianto accusatorio.

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