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Guardia di Finanza

2 Luglio 2026

Cristina Siciliano

Maxi sequestro nel Sannio per frode fiscale da 5 milioni: nel mirino società di commercio di apparecchiature tecnologiche

Coinvolte cinque società del settore elettronico e informatico. Il provvedimento disposto dal gip su richiesta della Procura dopo le indagini della Guardia di Finanza

Un sequestro preventivo per un valore complessivo di circa cinque milioni di euro è stato eseguito nei confronti di cinque società attive nel commercio di apparecchiature elettroniche e informatiche. Il provvedimento riguarda anche i rispettivi amministratori, ritenuti gravemente indiziati di una serie di reati tributari. L’operazione è stata disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento su richiesta della Procura locale. Le contestazioni spaziano dalla dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti fino all’omessa dichiarazione. Inoltre, vi sono anche l’occultamento delle scritture contabili e il sistematico mancato versamento dell’Iva. Il quadro ricostruito dagli inquirenti si inserisce in una più ampia attività di contrasto alle frodi fiscali nel settore del commercio intracomunitario.

Il provvedimento del gip e il sequestro preventivo

Il sequestro preventivo, eseguito nei confronti delle società coinvolte e dei loro amministratori, rappresenta la misura cautelare reale disposta per impedire la prosecuzione o l’aggravamento delle condotte contestate. Secondo quanto emerso, il valore complessivo dei beni sottoposti a vincolo si aggira attorno ai cinque milioni di euro. Tale cifra corrisponderebbe al profitto illecito derivante dalle presunte attività fraudolente. Il provvedimento è stato emesso al termine delle indagini condotte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Benevento. L’azione si inserisce in un più ampio dispositivo di controllo finalizzato al contrasto dell’evasione dell’Iva nelle operazioni commerciali internazionali.

Auto della polizia
Auto della polizia – Immagine di repertorio

Le origini dell’indagine: il controllo doganale

L’inchiesta trae origine da un controllo mirato effettuato dall’Ufficio delle Dogane nei confronti di una società con domicilio fiscale nel Sannio, ma formalmente amministrata da un soggetto residente in Abruzzo. L’attenzione degli investigatori si è concentrata su ingenti operazioni di acquisto intracomunitario registrate nel 2019, per un valore vicino ai cinque milioni di euro. Gli accertamenti doganali, sviluppati anche attraverso la collaborazione con operatori commerciali esteri, hanno evidenziato incongruenze nella reale operatività dell’impresa. Le verifiche successive hanno portato a un approfondimento da parte della Guardia di Finanza. In questa fase è stato incrociato dati contabili e informazioni presenti nelle banche dati istituzionali.

La presunta frode carosello e il ruolo delle società coinvolte

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società inizialmente attenzionata sarebbe stata creata con la funzione di “missing trader”, ossia un soggetto interposto privo di reale struttura operativa. In sostanza, una società-cartiera utilizzata come schermo per movimentare operazioni commerciali fittizie. Tra il 2019 e il 2020, questo soggetto sarebbe stato utilizzato da altre imprese operanti nel settore tecnologico, con sedi tra Bologna, Napoli e provincia. Lo scopo era attuare una complessa frode carosello. Il meccanismo avrebbe consentito di emettere e utilizzare fatture per operazioni inesistenti. Di conseguenza, i reali beneficiari potevano evadere l’Iva su consistenti volumi di merce importata dall’estero. Il vantaggio economico indebito derivava proprio dalla mancata applicazione dell’imposta sul valore aggiunto. Tale vantaggio veniva ottenuto aggirando la legge attraverso la triangolazione fittizia delle operazioni commerciali.

I reati contestati e il quadro investigativo

Le ipotesi di reato contestate agli indagati comprendono, a vario titolo, la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture false, l’omessa dichiarazione dei redditi e dell’Iva, nonché l’occultamento o la distruzione delle scritture contabili. A questi si aggiunge il sistematico mancato versamento dell’imposta sul valore aggiunto. Le indagini, coordinate dalla Procura di Benevento, si sono avvalse delle analisi della Guardia di Finanza e dei riscontri provenienti da soggetti esteri coinvolti nelle forniture. Il quadro emerso descrive un sistema strutturato, basato sull’interposizione di società prive di reale operatività e finalizzato alla riduzione fraudolenta del carico fiscale. Il procedimento si trova ora nella fase delle indagini preliminari. Pertanto, le posizioni degli indagati restano al vaglio dell’autorità giudiziaria.

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