Frana a Montevergine, Mercogliano e Ospedaletto d’Alpinolo sollecitano l’intervento della Regione: accesso al Santuario bloccato, funicolare sospesa e Natale a rischio per l’indotto.
La frana che il 25 novembre ha colpito il costone lungo la strada di accesso al Santuario di Montevergine continua a produrre effetti pesanti sulla sicurezza e sull’economia dell’area. I Comuni di Mercogliano e Ospedaletto d’Alpinolo hanno formalizzato la richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza per calamità naturale, evidenziando criticità logistiche, rischi idrogeologici e ricadute immediate sul turismo religioso, proprio nel periodo natalizio.
Frana a Montevergine: cosa è successo e perché la strada resta chiusa
L’evento franoso si è verificato durante una fase di maltempo intenso e ha interessato la viabilità che conduce al complesso monastico. In queste settimane, i sopralluoghi e le valutazioni tecniche hanno confermato la necessità di mantenere interdetto il tratto più critico, con ripercussioni dirette sull’accesso al Santuario e sui servizi collegati.
Il nodo sicurezza: parapetti danneggiati e rischio nuovi smottamenti
Il punto centrale non è solo la rimozione del materiale franato, ma la stabilità del versante e la sicurezza della sede stradale. Il timore, sottolineato anche nelle ricostruzioni giornalistiche, è che nuove piogge possano innescare ulteriori distacchi, rendendo rischioso riaprire senza interventi strutturali e tempi tecnici adeguati.

Accessi al Santuario di Montevergine: alternative lunghe e tempi incompatibili con le emergenze
Con la provinciale chiusa, gli accessi risultano limitati e più complessi. Le deviazioni possibili comportano percorrenze sensibilmente più lunghe rispetto al tragitto ordinario: un aspetto che pesa non solo sui pellegrini e sui visitatori, ma anche sulla gestione di eventuali urgenze e interventi di soccorso in area montana.
Stop al turismo religioso e all’indotto: Natale senza pellegrinaggi
Montevergine è una meta identitaria per l’Irpinia e per la Campania: quando l’accesso si interrompe, l’effetto “domino” è immediato. Rivendite di prodotti tipici, ristorazione, strutture ricettive e piccole attività lungo il percorso vedono ridursi drasticamente i flussi, con un impatto ancora più marcato durante le festività, quando storicamente aumentano visite e pellegrinaggi.
La richiesta di stato di calamità: perché i Comuni chiedono l’intervento della Regione
Nel documento indirizzato alla Regione, le amministrazioni locali richiamano due elementi: da un lato la portata dell’evento e la necessità di interventi che superano le capacità operative e finanziarie degli enti; dall’altro l’urgenza di tempi certi per il ripristino, perché la chiusura prolungata rischia di trasformare l’emergenza in una crisi economica per il territorio.
Cosa può cambiare adesso: risorse, cantieri e tempistiche
Il riconoscimento dello stato di emergenza (o misure equivalenti) può aprire la strada a canali di finanziamento e procedure più rapide per interventi di messa in sicurezza. Ma c’è un punto che spesso si sottovaluta: senza una progettazione adeguata sul dissesto del versante, la semplice “riapertura” rischia di essere fragile e temporanea. Il tema, qui, è strutturale: stabilità del costone, drenaggi, protezioni e monitoraggio nel tempo.
La frana di Montevergine è diventata un caso che intreccia sicurezza pubblica, fragilità idrogeologica e tenuta economica delle comunità locali. La richiesta di stato di calamità punta a ottenere risposte più rapide e risorse dedicate, mentre il territorio attende un cronoprogramma chiaro: per riaprire l’accesso al Santuario non basta “rimuovere” l’emergenza, serve mettere in sicurezza la montagna.


