Dal 13 al 15 maggio, l’HUB Palazzo Palumbo ospita un confronto su futuro europeo, clima e inclusione con studenti, filosofi ed economisti.
Dal 13 al 15 maggio, Giugliano in Campania diventa per tre giorni il centro di un dibattito che in molti farebbero fatica ad aspettarsi in una città spesso ai margini delle grandi narrazioni culturali campane. Il Festival delle Culture “Rammendare il Mondo“, organizzato presso l’HUB Palazzo Palumbo, porta nel cuore del Nord Napoli una riflessione articolata su Mediterraneo, pace, cooperazione internazionale e futuro europeo. Tre giornate dense, quattro workshop tematici, decine di relatori e soprattutto gli studenti chiamati non a sedere in platea, ma a lavorare.
Un titolo che è già un programma
“Rammendare il Mondo” non è uno slogan scelto per fare scena. Il titolo prende spunto dal lavoro dell’economista Luca Meldolesi, che aprirà i lavori della prima giornata con una lettura controcorrente della contemporaneità: non lo scontro come destino inevitabile, ma il rammendo (termine quasi artigianale) come alternativa concreta. Un’idea che applicata alla geopolitica, in tempi di guerre, migrazioni di massa e crisi climatica, suona quasi rivoluzionaria. Quasi utopica, certo. Ma di quelle utopie che vale la pena tenersi strette.
La scelta della sede è già in sé una dichiarazione d’intenti. Non una sala conferenze del capoluogo, non un teatro napoletano dal nome illustre, ma Giugliano, una delle città più popolose del Sud, con la sua storia complicata, i suoi giovani, le sue contraddizioni irrisolte. Parlare di pace e di Mediterraneo qui, a pochi chilometri da uno dei porti più importanti del Sud Italia è quasi un obbligo morale.

Il programma: workshop, filosofi e la voce dei ragazzi
La prima giornata, il 13 maggio, apre con la lectio magistralis di Meldolesi e getta le basi concettuali dell’intero festival. La seconda giornata si articola in quattro workshop tematici paralleli: innovazione e sviluppo, Europa e Mediterraneo, equità di genere e cambiamento climatico, dialogo interculturale e pace. Quattro tavoli di lavoro che, in un Paese normale, occuperebbero ogni mattina le prime pagine dei giornali, e che invece finiscono troppo spesso sepolti sotto la cronaca e le polemiche da social media.
La terza giornata, il 15 maggio, chiude il cerchio con una riflessione su pace, inclusione e futuro europeo. Ad aprire i lavori sarà il professor Giuseppe Limone, filosofo del diritto. Poi, ed è forse questo il dettaglio più bello dell’intera iniziativa, toccherà agli studenti del Liceo De Carlo e dell’Istituto Cartesio presentare le sintesi elaborate nei workshop. Non ragazzi come pubblico passivo, dunque, ma protagonisti chiamati a elaborare, restituire, ragionare ad alta voce su temi che li riguardano eccome.
Le istituzioni e la promessa di Marco Sepe
A dare la cornice istituzionale all’evento è Marco Sepe, Assessore alla Cultura del Comune di Giugliano, che ha dichiarato: “Vogliamo offrire ai giovani del nostro territorio un’opportunità concreta di formazione e di confronto su temi decisivi per il futuro, stimolando una visione critica, aperta e responsabile della realtà contemporanea“. Parole che suonano come una promessa, e che sarebbe bello, per una volta, vedere mantenuta fino in fondo. Di festival che nascono e muoiono nell’arco di un weekend ne abbiamo visti tanti. Quello che serve davvero è che il seme attecchisca, che i ragazzi tornino a casa con qualcosa di più di un attestato di partecipazione.
Il festival è organizzato dall’IISE, Istituto Internazionale di Studi Europei, con il patrocinio del Comune di Giugliano in Campania. Le tre giornate saranno trasmesse in diretta streaming sul canale YouTube ufficiale dell’IISE, rendendo l’evento accessibile anche a chi non potrà partecipare in presenza.
Come partecipare
Per chi volesse prendere parte di persona, la registrazione è disponibile attraverso i portali ufficiali dell’IISE: https://iise.conadi.it e https://www.iise.it/eventi. L’ingresso è libero, previa iscrizione.
Tre giorni, dunque, per provarci. Per rammendare almeno un po’ un mondo che di cuciture ha un gran bisogno.


