La cerimonia di demolizione segna un passo importante nella lotta contro la criminalità organizzata in Campania
Il 5 maggio 2026, a Torre Annunziata, verrà abbattuto il famigerato Palazzo Fienga, uno dei simboli del potere del clan Gionta, che per decenni ha dominato la criminalità nella regione. La cerimonia, che segna la fine di un capitolo di illegalità e violenza, vedrà la partecipazione di figure istituzionali di spicco. Tra loro ci saranno il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini. Si tratta di un atto di giustizia atteso da anni. Infatti, arriva dopo oltre un decennio di battaglie legali, seguite da un impegno costante delle autorità.
La storia
Costruito alla fine del XIX secolo come mulino industriale, il Palazzo Fienga è stato trasformato negli anni in una roccaforte del clan Gionta. La sua posizione strategica e la struttura imponente ne hanno fatto la base operativa per attività illegali, tra cui traffico di droga e omicidi.
Negli anni ’80 e ’90, il palazzo divenne il cuore pulsante del potere camorristico. In effetti, alcune stanze ospitavano riunioni cruciali per la gestione degli affari illeciti del clan. La sua fama di “fabbrica della morte“, come lo definì la magistratura, è legata a numerosi crimini che vi sono stati decisi e pianificati.
Nel gennaio del 2015, il palazzo venne sequestrato dalle autorità in seguito a due provvedimenti della Procura di Torre Annunziata e della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Nonostante lo sgombero, la struttura è rimasta abbandonata e in rovina. Di conseguenza, questo ha dato il triste segno di come la criminalità abbia segnato il territorio.
L’iter lungo e complicato per la demolizione
La demolizione di Palazzo Fienga è stata una battaglia legale che ha richiesto ben 11 anni. La sua messa in sicurezza e il passaggio dalla fase di sgombero alla definitiva distruzione sono stati ostacolati da complesse questioni burocratiche e da difficoltà politiche. Tuttavia, nel 2022, il governo ha deciso di nominare un commissario straordinario per gestire l’intervento: l’ingegnere Paolo Delli Veneri. Dopo un cambio di incarico, oggi il commissario è Giuseppe Priolo, che ha preso in mano la demolizione completa dell’edificio. Con un investimento di 12,3 milioni di euro, l’area ospiterà a breve una piazza e un parco pubblico. Questo progetto rappresenta un simbolo di riscatto per una zona che è stata per troppo tempo teatro di sopraffazione camorristica.
I lavori di preparazione all’abbattimento, avviati già un mese prima della cerimonia ufficiale, sono stati coordinati dalla prefettura di Napoli e sotto la supervisione del prefetto Michele Di Bari. Inoltre, il prefetto ha confermato la presenza dei due ministri alla cerimonia del 5 maggio.

La sfida continua: il rischio di infiltrazioni
Nonostante l’importante passo verso la legalità, Torre Annunziata non è ancora completamente libera dall’influenza della criminalità organizzata. Proprio in questi giorni, infatti, è in corso una commissione di accesso che sta verificando eventuali infiltrazioni del clan Gionta nell’amministrazione comunale di centrosinistra, guidata dal sindaco Corrado Cuccurullo. Se dovesse risultare che il clan ha avuto un ruolo nell’amministrazione, potrebbe scattare lo scioglimento del consiglio comunale. Sarebbe il secondo caso consecutivo in città, e il terzo in assoluto per Torre Annunziata. Questo segno di continuità nella lotta alle infiltrazioni camorristiche è essenziale per restituire alla città la possibilità di un futuro libero da condizionamenti mafiosi.
La demolizione del Palazzo Fienga, dunque, rappresenta un segno di speranza per il futuro di Torre Annunziata. Un passo importante nella costruzione di una città finalmente libera dalla camorra, dove legalità e sviluppo possano finalmente prosperare.


