Il Tribunale di Torre Annunziata ha inflitto quattro anni e mezzo di reclusione al collaboratore scolastico del liceo Plinio Seniore di Castellamare
Si è concluso con una sentenza di condanna esemplare il processo di primo grado relativo ai gravi episodi di violenza sessuale verificatisi all’interno del contesto scolastico di Castellammare di Stabia. Il Tribunale di Torre Annunziata ha riconosciuto la colpevolezza di un collaboratore scolastico di 62 anni, accusato di aver molestato due studentesse quattordicenni durante l’orario delle lezioni nel maggio del 2024. La sentenza non si limita a sanzionare il comportamento del singolo individuo, ma coinvolge direttamente l’istituzione. I giudici hanno infatti stabilito la responsabilità civile del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che sarà chiamato a risarcire i danni subiti dalle giovani vittime. Una decisione che sottolinea l’obbligo di vigilanza e protezione che lo Stato deve garantire a ogni studente all’interno delle mura scolastiche.
La dinamica delle molestie nel plesso del liceo artistico
I fatti, ricostruiti meticolosamente durante la fase dibattimentale, dipingono un quadro di inquietante spregiudicatezza. Le violenze si sono consumate nei corridoi della succursale del liceo Plinio Seniore, plesso che ospita l’indirizzo artistico. Secondo le risultanze investigative, l’uomo avrebbe agito in una singola mattinata, approfittando di momenti di relativa solitudine delle studentesse per compiere i suoi atti. La prima vittima, una ragazza di soli 14 anni, sarebbe stata baciata con la forza dal bidello. Poco dopo, il sessantenne avrebbe tentato di ripetere il medesimo approccio con una sua amica, anch’essa studentessa del medesimo istituto. Le indagini, condotte dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento del pm Ugo Spagna e del procuratore Nunzio Fragliasso, hanno evidenziato come le aggressioni fossero caratterizzate da una specifica morbosità.
Nonostante la gravità di quanto subito, le due adolescenti non hanno trovato immediatamente la forza di denunciare. Tuttavia, il silenzio è stato rotto dalla solidarietà e dalla rapidità delle comunicazioni digitali tra i coetanei. Alcuni compagni di scuola avevano infatti assistito a frammenti degli episodi o avevano raccolto le confidenze immediate delle vittime, dando vita a un tam-tam che ha travalicato i confini delle aule.

Dalle chat di gruppo alla denuncia formale
Il ruolo delle chat studentesche è stato determinante per l’emersione del reato. Le conversazioni su smartphone hanno agito da catalizzatore, trasformando un segreto
doloroso in una consapevolezza collettiva. È stato proprio attraverso questo circuito di informazioni che i genitori delle due quattordicenni sono venuti a conoscenza dell’accaduto, decidendo tempestivamente di rivolgersi alle forze dell’ordine per tutelare le proprie figlie.
L’attività della polizia giudiziaria ha poi permesso di consolidare le prove, incrociando le testimonianze degli studenti con i rilievi effettuati nel plesso scolastico. Durante il processo, è emerso come il collaboratore scolastico avesse abusato della propria posizione di fiducia per avvicinare le minori in un luogo che dovrebbe rappresentare il massimo della sicurezza. La difesa ha tentato di proporre ricostruzioni alternative, che però non hanno convinto il collegio giudicante.
Condanna penale e responsabilità civile del Ministero
Il collegio giudicante del Tribunale di Torre Annunziata, presieduto dal giudice Emma Aufieri, ha inflitto all’imputato una pena di quattro anni e mezzo di reclusione per il reato di violenza sessuale su minorenni. Una condanna che riflette la gravità dei fatti e il riconoscimento del danno morale e fisico arrecato alle studentesse, la cui vita scolastica è stata irrimediabilmente segnata da quegli eventi. Un punto focale della sentenza riguarda la condanna del Ministero dell’Istruzione come responsabile civile.
Le ragazze, assistite dai legali Salvatore Esposito, Gianluca Di Lorenzo ed Enrico Alfano, hanno ottenuto il riconoscimento del diritto al risarcimento, che graverà sull’amministrazione pubblica. Questo passaggio conferma che il Ministero è garante dell’incolumità degli allievi e risponde delle mancanze organiche o comportamentali del personale dipendente.


