Villa Sonrisa. Foto da Vanity Fair.
Villa Sonrisa. Foto da Vanity Fair.
📍 Sant'Antonio Abate

9 Giugno 2026

Martina Sarracino

Caso La Sonrisa a Sant’Antonio Abate, centinaia di lavoratori in bilico: il Comune può revocare le licenze

Il caso La Sonrisa e la decisione del Consiglio di Stato: centinaia di lavoratori in bilico

A Sant’Antonio Abate si riaccende la tensione attorno al futuro del “Castello delle Cerimonie”, con una decisione che segna un passaggio cruciale nella lunga vicenda giudiziaria. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto la richiesta cautelare presentata dalla famiglia Polese contro la revoca delle licenze disposta dal Comune. Un modo, questo, per confermare la linea dell’amministrazione locale. Una scelta che apre concretamente la strada alla possibilità di una chiusura immediata della struttura, pur in attesa del giudizio di merito fissato per novembre.

La conferma delle decisioni amministrative

I giudici amministrativi hanno ritenuto legittimi gli atti del Comune, già avallati in precedenza dal TAR Campania. Dopo la confisca definitiva del complesso, l’amministrazione aveva proceduto alla revoca delle autorizzazioni per le attività alberghiere e di ristorazione legate al celebre Grand Hotel La Sonrisa. La decisione del Consiglio di Stato rafforza, quindi, tutto l’impianto accusatorio amministrativo. Riduce così sensibilmente i margini di manovra per la proprietà.

Dal punto di vista operativo, la Sonrisa si trova ora in una condizione di estrema incertezza. La sospensione cautelare che in precedenza aveva temporaneamente bloccato gli effetti della sentenza non è più attiva. Questo espone la struttura al rischio concreto di interrompere le attività. Il tutto mentre il caso continua a dividere tra esigenze di legalità amministrativa e impatti economici sul territorio.

Un festeggiamento al Castello delle Cerimonie
Un festeggiamento al Castello delle Cerimonie

I fronti giudiziari ancora aperti

La vicenda, però, non termina sul piano amministrativo. Per quanto riguarda l’aspetto penale resta centrale il ruolo della Corte di Cassazione, chiamata il 9 luglio a esprimersi sull’istanza di revisione del processo per lottizzazione abusiva che ha portato alla confisca del complesso. Al tempo stesso, i legali della famiglia Polese hanno presentato ulteriori ricorsi e una nuova documentazione alla Corte d’Appello di Roma, oltre a un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nel tentativo di ribaltare l’esito delle precedenti decisioni.

Il peso sociale della vicenda

Al di là degli aspetti giuridici, la situazione coinvolge direttamente centinaia di lavoratori. Dipendenti, collaboratori e imprese dell’indotto vivono con crescente preoccupazione l’evoluzione del caso, temendo ripercussioni occupazionali immediate. Il Grand Hotel La Sonrisa non è solo una realtà imprenditoriale nota a livello nazionale, ma anche un punto di riferimento economico per molte famiglie del territorio.

Un caso particolarmente complesso che mette in evidenza una tensione complessa tra il rispetto delle decisioni giudiziarie e le conseguenze sociali ed economiche che ne derivano. Da un lato, le istituzioni ribadiscono la necessità di applicare le sentenze senza eccezioni. Dall’altro però, emerge il problema della tutela occupazionale in contesti fortemente dipendenti da singole grandi strutture.

Del resto basterebbe ricordare che dietro ogni provvedimento amministrativo ci sono famiglie, stipendi e progetti di vita. La difficoltà sta nel trovare un equilibrio tra l’applicazione delle sentenze e la tutela di chi, pur non essendo parte del procedimento, ne subisce direttamente le conseguenze. In attesa delle decisioni definitive dei prossimi mesi, resta aperto un interrogativo fondamentale: come garantire che la legalità non diventi, per effetto collaterale, anche una frattura sociale ed economica per il territorio?

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