Bruna Fiola
Bruna Fiola
📍 Caserta

23 Luglio 2026

Martina Sarracino

Casa di cura degli orrori nel bene confiscato alla camorra, accuse choc nel Casertano. Il PD chiede lo stop degli accreditamenti

L’inchiesta della Procura di Napoli Nord accende i riflettori sulle strutture socio-sanitarie

Un’inchiesta dei carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, ha portato alla luce un quadro definito drammatico e preoccupante riguardo ad alcune strutture socio-sanitarie della provincia di Caserta. Al centro delle indagini ci sarebbero presunti episodi di sfruttamento e maltrattamenti ai danni di minori e anziani con disabilità.

Tra le strutture coinvolte vi sarebbe anche una realtà situata a Casapesenna, all’interno di un bene confiscato alla camorra e affidato dal Consorzio Agrorinasce. Un elemento che ha suscitato particolare indignazione, perché riguarda uno degli strumenti simbolo della lotta alla criminalità organizzata: la restituzione alla collettività dei patrimoni sottratti ai clan.

Il PD chiede interventi immediati e controlli più rigorosi

Sulla vicenda è intervenuto il dirigente del PD Luca Romano, che ha espresso una dura condanna e ha chiesto un intervento deciso da parte delle istituzioni. “Le indagini della Procura di Napoli Nord e dei Carabinieri della Compagnia di Casal di Principe delineano uno scenario drammatico e preoccupante su quanto sarebbe avvenuto in alcune strutture socio-sanitarie di Villa Literno, San Cipriano d’Aversa, Trentola Ducenta e Casapesenna. Quest’ultima, secondo quanto emerso, sarebbe ubicata all’interno di un bene confiscato e affidato dal Consorzio Agrorinasce”.

Romano ha sottolineato il rischio di infiltrazioni criminali all’interno del sistema del Terzo settore. Ha quindi evidenziato la necessità di controlli più efficaci. “Il quadro che emerge oltre a essere drammatico, testimonia la fragilità del tessuto del Terzo settore nella provincia di Caserta e la capacità di organizzazioni criminali di riciclarsi attraverso l’utilizzo di cooperative sociali chiamate a co-gestire servizi socio-sanitari, talvolta anche con il silenzio-assenso di funzionari e dirigenti degli Ambiti territoriali, come già evidenziato in passato da rilevanti indagini e pronunce dell’autorità giudiziaria. È fondamentale aprire un confronto serio e interrogarsi sulle misure da adottare.

Regione Campania e Ambiti sociali devono essere in prima linea, in collaborazione con le autorità giudiziarie, per individuare e contrastare i finti soggetti del Terzo settore attraverso i quali organizzazioni criminali, in alcuni casi anche di matrice camorristica, riescono a infiltrarsi nella pubblica amministrazione, arrivando paradossalmente a gestire servizi essenziali come quelli socio-sanitari”.

Fiola: “Sospendere subito accreditamenti”

Anche il PD campano ha chiesto provvedimenti immediati. La consigliera regionale Bruna Fiola ha invitato l’assessore regionale alle Politiche sociali a convocare i coordinatori degli Ambiti territoriali coinvolti per valutare misure cautelative. Tra queste, ci sarebbe anche la sospensione degli eventuali accreditamenti delle strutture interessate.

“Apprendo, inoltre, con stupore che una delle cooperative che sarebbe coinvolta svolgerebbe la propria attività all’interno di un bene confiscato alla camorra, che le sarebbe stato affidato in gestione da Agrorinasce dall’ottobre 2024. Anche su questo scriverò immediatamente al Presidente della regione Campania Roberto Fico e ai rappresentanti legali del Consorzio per chiedere di valutare l’adozione di un eventuale provvedimento immediato”.

Bruna Fiola

Il Comitato Don Diana difende il valore dei beni confiscati

Sul caso è intervenuto anche il Comitato Don Diana, coordinato da Tina Cioffo, che ha richiamato l’importanza del riutilizzo sociale dei beni confiscati e della cooperazione sana. “Eventi come questo generano un sentimento devastante: il cinismo della gente, il classico “tanto sono tutti uguali”. Ma no, non sono tutti uguali. Se confermati i fatti contestati, chi è coinvolto ha evidentemente smarrito non solo l’etica ma anche il senso umano. Il Comitato Don Peppe Diana insieme al Libera Coordinamento Provinciale di Caserta e alle tantissime realtà sane del territorio casertano rappresentano la rinascita di una terra per decenni violentata dalla camorra. Il modello della cooperazione e del riutilizzo sociale dei beni confiscati nasceva per dimostrare che l’economia pulita è possibile, crea lavoro vero, ridà dignità agli ultimi e sottrae terreno alla criminalità. Se chi gestisce il riscatto tradisce quei valori, riconsegna la comunità alla rassegnazione”.

Il Comitato e Libera hanno poi ribadito la necessità di non generalizzare, distinguendo le responsabilità individuali dal lavoro quotidiano di tante realtà impegnate nel sociale. “La cooperazione sociale non è un lavoro come altri, non lo è specie se ci occupiamo di persone fragili e a contatto diretto con il disagio. E quando una cooperativa deraglia, il danno non è solo giudiziario o economico: è culturale e morale. La risposta è una rinnovata severità etica. Chi ha sbagliato è giusto che paghi. La responsabilità personale di alcuni non può e non deve però ricadere su altri, dal canto nostro continuiamo ad essere vigili pur senza mai perdere la fiducia”, conclude.

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