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Un'aula di scuola
📍 Battipaglia

15 Giugno 2026

Martina Sarracino

Battipaglia, studentessa in coma da un anno non ammessa alla classe successiva: aperta l’inchiesta. Il padre: “Offensivo e disumano”

Studentessa in coma a Battipaglia non ammessa alla classe successiva: un caso che divide scuola e opinione pubblica

Una decisione scolastica ha acceso un acceso dibattito pubblico e istituzionale a Battipaglia. Una studentessa di 17 anni dell’Istituto Superiore “Enzo Ferrari”, in coma da dicembre 2024 a causa di una grave patologia cerebrale, è stata dichiarata “non classificata” al termine dell’anno scolastico. Il caso, inizialmente confinato all’ambito scolastico in provincia di Salerno, si è trasformato rapidamente in una vicenda nazionale. Tanti sono gli interrogativi che ha sollevato, come il rapporto tra norme, la valutazione e l’umanità nei contesti educativi.

Il caso e la decisione contestata

La studentessa, già ammessa alla classe successiva lo scorso anno grazie alle valutazioni disponibili, quest’anno non è stata invece promossa per “insufficienza di elementi valutativi” legata alle numerose assenze. La decisione ha provocato la dura reazione del padre, che ha definito l’esito dello scrutinio “offensivo e disumano”, chiedendo l’annullamento del provvedimento. La vicenda ha rapidamente trovato eco sui social, dove molti utenti hanno espresso sconcerto per la rigidità dell’esito scolastico.

La posizione dell’istituto scolastico

Il dirigente scolastico Luca Mattiocco ha difeso l’operato della scuola, spiegando che la decisione è stata assunta nel rispetto della normativa vigente. Secondo la dirigenza, non essendo disponibili elementi valutativi sufficienti, non sarebbe stato possibile procedere diversamente. Il dirigente ha inoltre respinto le accuse di insensibilità, ricordando alcune iniziative di vicinanza alla studentessa e alla famiglia, tra cui una visita domiciliare di una docente e un momento di commemorazione organizzato dalla scuola.

Un tablet e dei libri scolastici

Il quadro normativo e le sue criticità

Il caso si inserisce a pieno nel contesto dell’articolo 14 del DPR 122/2009, che prevede la frequenza minima del 75% del monte ore annuale per la validità dell’anno scolastico. Sono previste deroghe per gravi motivi di salute, ma solo in presenza di elementi sufficienti per la valutazione. È proprio questo punto a rappresentare il nodo centrale della vicenda. L’assenza prolungata della studentessa, infatti, ha reso impossibile una valutazione tradizionale. Questo ha messo in crisi l’applicazione rigida della norma in situazioni eccezionali.

L’Ufficio Scolastico Regionale ha avviato un’indagine interna per verificare la correttezza delle procedure adottate. Nel frattempo, il caso continua a dividere opinione pubblica, insegnanti e giuristi. Da un lato c’è chi difende il rispetto formale delle regole, dall’altro chi ritiene necessario introdurre maggiore flessibilità per situazioni di estrema fragilità umana, dove la valutazione didattica perde inevitabilmente significato.

Una vicenda che mette in evidenza una forte frattura tra la dimensione normativa e quella etica dell’attuale sistema scolastico. Le regole sono essenziali per garantire sempre equità e trasparenza, ma non sempre riescono a interpretare la complessità delle vite reali. Se una studentessa si trova in coma, il concetto stesso di “valutazione scolastica” assume dei significati diversi, più problematici. La scuola, dunque, si trova di fronte a una domanda più ampia e complessa: fino a che punto le norme devono essere applicate in modo chiaro e uniforme e quando, invece, è necessario che l’istituzione si fermi a considerare il singolo caso umano? Una riflessione importante che non riguarda solo questo episodio nello specifico, ma l’intero equilibrio tra diritto, educazione e al contempo umanità.

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