Stalking a Baronissi: pedinamenti e minacce alla ex fidanzata. Condanna a 8 mesi, convertita in pena pecuniaria, per un 36enne.
Una relazione sentimentale finita si è trasformata in un incubo fatto di controlli ossessivi, pedinamenti e minacce di morte. È quanto accaduto a Baronissi, dove un uomo di 36 anni è stato condannato per stalking dal Tribunale di Nocera Inferiore. Ciò è avvenuto al termine di un processo che ha ricostruito una lunga serie di comportamenti persecutori ai danni della sua ex fidanzata.
La sentenza ha inflitto una pena di otto mesi di reclusione. Questa è stata convertita in una sanzione pecuniaria di 2.400 euro, riconoscendo la gravità delle condotte e l’impatto devastante che queste hanno avuto sulla vita della vittima.
I pedinamenti e il controllo ossessivo
I fatti risalgono al 2022 e si sono concentrati principalmente nel territorio comunale di Baronissi. Secondo quanto emerso nel corso del procedimento, l’uomo avrebbe iniziato a seguire ripetutamente la ex fidanzata nei luoghi da lei abitualmente frequentati. Ciò le avrebbe generato un costante stato di ansia e paura.
La giovane, come ricostruito in aula, aveva progressivamente modificato le proprie abitudini di vita, arrivando a temere di uscire da sola pur di non incontrarlo. Un clima di pressione psicologica continua che ha inciso profondamente sulla sua libertà personale.
Le minacce: «Ho una pistola» e «Ti brucio viva»
Tra gli elementi valutati dal giudice figurano anche numerosi messaggi inviati dall’imputato alla ex compagna, dal contenuto esplicitamente minaccioso. Frasi come «Ho una pistola e lo sai» e «Ti brucio viva» sono state acquisite agli atti e consegnate ai carabinieri dalla vittima.
Messaggi che, secondo la ricostruzione dell’accusa, hanno contribuito a rafforzare il clima di terrore. Questi hanno reso concreto il timore per la propria incolumità e per quella dei familiari.

L’isolamento forzato e la perdita della libertà personale
La donna ha raccontato che l’ex compagno non le consentiva di avere contatti neppure con gli amici, imponendo di fatto un isolamento sociale progressivo. Un controllo costante e ingiustificato che, secondo quanto emerso, non aveva alcuna base reale se non una gelosia del tutto immotivata.
Nel corso del dibattimento è stato evidenziato come la vittima sia stata costretta anche a intraprendere un percorso terapeutico. Questo a causa delle conseguenze psicologiche prodotte dalle condotte persecutorie subite.
La denuncia e la misura cautelare
La denuncia è arrivata nel 2023, quando la donna ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine, spiegando come quella relazione fosse diventata per lei un vero e proprio incubo. Dopo la segnalazione, l’uomo era stato raggiunto da una misura cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari. Gli è stato imposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa.
Un provvedimento che ha segnato un passaggio fondamentale nel percorso di tutela della vittima.
La sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore
Il giudice monocratico del Tribunale di Nocera Inferiore ha ritenuto la denuncia della donna coerente, lineare e pienamente attendibile. Nella motivazione della sentenza viene sottolineato come la vittima abbia subito «senza dubbio alcuno delle conseguenze dannose», pur non quantificabili economicamente. Queste derivano dalle condotte reiterate, minacciose e moleste dell’imputato.
Secondo il giudice, tali comportamenti hanno causato un «perdurante e grave stato di ansia e paura». Hanno generato un fondato timore per l’incolumità personale e familiare e costringendo la donna a limitare drasticamente la propria libertà di movimento.
Una condanna che riconosce la gravità dello stalking
La condanna a otto mesi, convertita in pena pecuniaria, chiude un procedimento che ha messo in luce ancora una volta quanto lo stalking possa incidere in modo profondo sulla vita delle vittime. Anche in assenza di violenze fisiche dirette.
+Il caso di Baronissi si inserisce in un quadro più ampio di episodi di violenza psicologica e persecuzione che continuano a emergere nei tribunali. Riporta al centro la necessità di riconoscere e contrastare tempestivamente i segnali di controllo e ossessione all’interno delle relazioni.
La sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore rappresenta un riconoscimento giudiziario del dolore e delle limitazioni subite dalla vittima. Una vicenda che conferma come la gelosia, quando si trasforma in ossessione e controllo, possa degenerare in una forma di violenza silenziosa ma devastante. È capace di stravolgere la quotidianità e la libertà di chi la subisce.


