L’Isee 2026 sarà decisivo per l’assegno unico: ecco le scadenze da rispettare, come aggiornare l’indicatore e come cambierà con la nuova manovra.
Il 31 dicembre 2025 scadrà l’Isee in corso e per milioni di famiglie sarà necessario aggiornare l’indicatore al 2026. Non si tratta di un semplice adempimento burocratico: dall’Isee 2026 dipenderà l’importo di molte prestazioni, a partire dall’assegno unico per i figli, che senza un Isee aggiornato scatta automaticamente al valore minimo.
In più, la legge di bilancio 2026 introduce modifiche strutturali al calcolo dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, agendo sulla scala di equivalenza e sul peso della casa di abitazione di proprietà. Secondo le simulazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), circa 2,6 milioni di figli in nuclei interessati dalla riforma potrebbero vedere un aumento dell’assegno, in media di 10 euro al mese.
Isee 2026: quando scade quello attuale e perché va aggiornato
L’Isee 2025 scade il 31 dicembre. Dal 1° gennaio 2026 l’INPS continuerà a erogare l’assegno unico, ma in assenza di un nuovo Isee calcolerà l’importo sulla fascia minima, riconoscendo circa 58 euro a figlio (valore rivalutato per il 2026).
Per evitare il taglio automatico, serve presentare una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) con i dati aggiornati, così da ottenere il nuovo Isee 2026 e rientrare nella fascia economica corretta. Questo vale anche se la situazione familiare e reddituale è rimasta sostanzialmente identica all’anno precedente.

Le date chiave: 28 febbraio e 30 giugno 2026
Due scadenze sono cruciali per l’Isee 2026 assegno unico:
- Entro il 28 febbraio 2026
Se la DSU viene presentata entro questa data, l’INPS riconosce da subito l’importo “pieno” dell’assegno unico in base alla nuova fascia Isee. Anche il pagamento di marzo sarà allineato correttamente. - Dal 1° marzo 2026 senza Isee aggiornato
In assenza di Isee 2026, l’assegno viene automaticamente calcolato al minimo per tutti i beneficiari, indipendentemente dal reddito reale. - Entro il 30 giugno 2026
Se la DSU viene presentata tra il 1° marzo e il 30 giugno, l’INPS adeguerà gli importi retroattivamente da marzo, riconoscendo gli eventuali arretrati. Oltre il 30 giugno, invece, non verrà più recuperato quanto perso nei mesi precedenti.
Tradotto: chi non aggiorna l’Isee rischia di perdere, anche solo temporaneamente, centinaia di euro di assegno unico nell’arco dell’anno.
Come ottenere l’Isee 2026: DSU precompilata e app INPS
Per l’Isee 2026 viene confermata e potenziata la modalità precompilata, che consente di ridurre tempi e margini di errore. Le strade principali sono tre:
- Portale unico ISEE
Accessibile dal sito INPS, consente di compilare online la DSU precompilata, con dati condivisi da Agenzia delle Entrate e INPS (redditi, patrimoni, trattamenti). - App “INPS Mobile”
Tramite la funzione “Acquisisci dichiarazione” si può presentare una DSU Mini precompilata, sufficiente nella maggior parte dei casi. Non è utilizzabile però quando:- si richiedono prestazioni per il diritto allo studio universitario;
- nel nucleo sono presenti persone con disabilità o non autosufficienti;
- ci sono figli con genitori non coniugati né conviventi;
- mancano dichiarazione dei redditi e Certificazione Unica per specifiche ragioni.
- CAF e patronati
Restano disponibili come canale tradizionale, soprattutto per i nuclei con situazioni complesse o che necessitano di supporto.
Per accedere ai servizi digitali servono credenziali SPID, CIE o CNS.

Come funziona il portale unico ISEE e quali dati serve conoscere
Nella DSU precompilata, alcuni dati vengono importati automaticamente, altri vanno autodichiarati e altri ancora possono essere precaricati dalle dichiarazioni precedenti.
Dati precompilati (INPS + Agenzia Entrate)
- Redditi e alcune spese già dichiarate al Fisco.
- Trattamenti erogati dall’INPS.
- Patrimonio mobiliare in Italia (conti correnti, depositi, ecc., con qualche esclusione).
- Patrimonio immobiliare in Italia (fabbricati).
- Canone di locazione dell’abitazione principale.
Dati da autodichiarare
- Dati anagrafici dei componenti (quadro FC1).
- Alcuni redditi e trattamenti particolari.
- Assegni periodici per coniuge e figli.
- Autoveicoli e beni durevoli.
- Disabilità e non autosufficienza.
- Patrimonio mobiliare e immobiliare detenuto all’estero, terreni, mutui residui.
- Redditi in casi particolari (esonero da dichiarazione dei redditi, assenza CU, sospensioni per eventi eccezionali).
Dati precaricati (facoltativi)
- Composizione del nucleo.
- Casa di abitazione.
- Assegni periodici, autoveicoli, disabilità.
Per l’Isee standard, valido per la generalità delle prestazioni sociali agevolate, di norma è sufficiente la DSU Mini. In casi particolari serve la DSU integrale.
Cosa cambia nel calcolo dell’Isee 2026 con la manovra
La legge di bilancio 2026 interviene su due pilastri del calcolo Isee 2026:
- Scala di equivalenza
Viene introdotta una nuova maggiorazione per i nuclei con due figli (+0,1) e aumentano le maggiorazioni per i nuclei con tre, quattro e almeno cinque figli. Risultato: a parità di reddito e patrimonio, questi nuclei avranno un Isee più basso, cioè risulteranno relativamente “più poveri” e quindi più agevolati. - Casa di abitazione di proprietà
- La franchigia (quota di valore esclusa dal calcolo) passa da 52.500 a 91.500 euro.
- La maggiorazione di 2.500 euro per figlio sulla franchigia scatterà già dal secondo figlio.
Questo alleggerisce il peso della prima casa sul calcolo Isee, soprattutto per i proprietari con immobili di valore medio-alto.

Chi beneficia di più: famiglie con figli, proprietari e lavoratori autonomi
Secondo l’analisi dell’Upb:
- L’aumento della franchigia sulla prima casa interessa il 21% dei nuclei, ma coinvolge oltre la metà dei proprietari (55,2%).
- Le maggiorazioni della scala di equivalenza per i figli riguardano il 36,8% dei nuclei, e quasi la totalità delle famiglie con almeno due figli.
- Sommando le due misure, il 48,1% di chi presenta l’Isee beneficerà di almeno una delle modifiche.
Per categorie:
- Proprietari di casa: più di 7 nuclei su 10 (72,9%) beneficeranno di almeno una delle modifiche.
- Locatari: meno di un terzo.
- Lavoratori autonomi: circa il 64,5% risulta interessato.
- Dipendenti: il 59,1%.
- Pensionati: il 28,7%.
In termini di età, gli effetti sono più forti nelle fasce centrali (30-60 anni), dove si concentrano famiglie con figli e proprietari di casa.
Impatti per fasce di Isee e assegno unico
L’assegno unico è articolato in tre fasce:
- Fascia A: Isee fino a ~17.200 euro → importo massimo fisso.
- Fascia B: tra ~17.200 e 46.000 euro → importo decrescente.
- Fascia C: oltre 46.000 euro → importo minimo.
Le modifiche riducono l’Isee per circa due terzi delle famiglie con figli, con effetti più evidenti nelle fasce medie e alte:
- L’aumento della franchigia casa riduce l’Isee per:
- 13,2% dei nuclei in fascia A,
- 42,9% in fascia B,
- 61,3% in fascia C.
- Le nuove maggiorazioni della scala di equivalenza riducono l’Isee in modo più uniforme:
- 57,6% in fascia A,
- 56,5% in fascia B,
- 53,6% in fascia C.
Chi è in fascia B è il gruppo che, in termini di assegno, può guadagnare di più, perché lì l’importo scende in modo lineare all’aumentare dell’Isee: ogni riduzione dell’indicatore si traduce in un incremento proporzionale del beneficio.
Esempio pratico: quanto può aumentare l’assegno unico
L’Upb propone una simulazione:
- Nucleo con un figlio, che sfrutta interamente l’aumento di franchigia della prima casa (+39.000 euro).
- La riduzione stimata dell’Isee è di circa 3.300 euro.
- Questo porta a un incremento annuo dell’assegno unico di circa 170 euro, cioè poco più di 14 euro al mese.
Il beneficio cresce se il valore dell’abitazione è più elevato e supera la nuova franchigia, e aumenta ulteriormente nei nuclei con più figli, perché intervengono anche le nuove maggiorazioni della scala di equivalenza.
Perché l’Isee 2026 è decisivo (anche oltre l’assegno unico)
Aggiornare l’Isee 2026 non serve solo a evitare il taglio dell’assegno unico:
- amplia l’accesso a ADI, SFL, bonus nido, bonus nuovi nati e altre prestazioni;
- può spostare il nucleo in una fascia più favorevole, soprattutto per famiglie con due o più figli e proprietari di prima casa;
- consente di sfruttare a pieno le nuove regole che tendono a favorire i nuclei con figli e i ceti medi proprietari.
In sintesi: chi non aggiorna l’Isee non solo rischia di ricevere l’assegno unico al minimo, ma perde anche il vantaggio delle nuove norme che, per una volta, spingono l’indicatore verso il basso per una quota molto ampia di famiglie.


