nasov ciento penziere
Nasov

21 Novembre 2025

Angela Capasso

Nasov torna il 5 dicembre con “Ciento Penziere”: un viaggio emotivo tra poesia napoletana e sonorità berlinesi

Il nuovo EP, nato dalla collaborazione con Enrico De Caprio, segna una svolta nella produzione dell’artista: cinque brani in napoletano che esplorano perdita, memoria e umanità.

Un disco che nasce da un’amicizia, diventa poesia, si trasforma in musica e infine prende forma in un piccolo studio di Berlino. “Ciento Penziere”, il nuovo EP di Nasov — pseudonimo del cantautore Francesco Bordo — arriva sulle piattaforme digitali il 5 dicembre 2025, portando con sé un linguaggio musicale completamente rinnovato. Cinque brani, tutti in napoletano, che segnano un punto di svolta nella lunga e mutevole storia dell’artista.

Un’amicizia che diventa musica

La genesi del progetto parte da un incontro creativo: quello tra Francesco Bordo ed Enrico De Caprio, autore dei testi. «L’idea nasce in primo luogo da un’amicizia», racconta Bordo nella cartella stampa. De Caprio, nato a Napoli nel 1993, mostra a Bordo alcuni suoi pensieri in forma di poesia. Da lì la scintilla: la musicalità insita nei versi suggerisce nuove strade. Il primo esperimento è “Anema”, brano che anticipa il disco con una live session delicata e intensa.

Da quel momento il dialogo creativo non si interrompe più: testi e musiche iniziano a rincorrersi, a contaminarsi, a crescere insieme. In meno di un anno nascono i cinque brani che compongono l’EP.

Nasov
Nasov

Le registrazioni a Berlino e una produzione essenziale

“Ciento Penziere” viene registrato, mixato e masterizzato da Bob Spencer al Famous Gold Watch, uno studio berliner che già in passato ha accolto l’artista. Anche questa volta Bordo cura la produzione, mantenendo una cifra stilistica intimista ma arricchita dagli arrangiamenti del gruppo che negli anni si è consolidato intorno a Nasov:

  • Francesco Bordo – chitarre, voce
  • Marco Falsone – basso, voci
  • Nicola Lopez – batteria
  • Poppy Smallwood – violoncello
  • Axel Glorvigen – violino e viola

Cinque strumenti, cinque sensibilità, cinque brani che oscillano tra malinconia, introspezione e lirica napoletana.

Un cambio di lingua, un cambio di sguardo

La vera novità è l’uso del napoletano. Nasov, infatti, arriva a questo EP dopo un percorso quasi interamente in inglese. Dalla Londra del 2010 — anno in cui il progetto nasce come band rock — fino alla Berlino che ne accoglie l’evoluzione cantautorale, la lingua è stata per anni un territorio creativo stabile.

Con “Ciento Penziere” tutto cambia: l’artista decide di abbandonare l’inglese per abbracciare la musicalità mediterranea del dialetto. Un cambiamento che risulta spontaneo, coerente con i temi trattati: perdita, memoria, morte e, soprattutto, la consapevolezza della fragile bellezza dell’esperienza umana.

Copertina Disco Ciento Penziere
La copertina del Disco “Ciento Penziere”

Dalla storia di Nasov a oggi: un progetto in viaggio

La discografia di Nasov testimonia un percorso irregolare, nomade, spesso sorprendente: dal post-rock di “2010 Nasov” al cantautorato ironico di “The Other Side of Nasov” (2012), dai brani brevissimi e strampalati di “A Minor Intolerance” (2014) fino al primo vero album “Catch the biggest fish in the ocean, then what?”.

Nel 2023 arriva “Spilt Milk”, un’opera più matura grazie alla collaborazione con il produttore campano Francesco Giuliano. Un lavoro che segna una prima svolta sonora e prepara il terreno all’EP che oggi presenta un’ulteriore metamorfosi estetica e narrativa.
Tutte queste tappe evidenziano un fatto: Nasov è un progetto che vive del viaggio e nel viaggio. Londra, Napoli, Berlino: ogni città aggiunge una sfumatura alla sua identità artistica.

Nasov
Nasov

“Ciento Penziere”: una poetica della finitezza

I cinque brani del nuovo EP sono un piccolo romanzo in musica. Le atmosfere sono eleganti, spesso malinconiche, ma mai cupe. La delicatezza degli archi si intreccia alla voce di Bordo, che interpreta il napoletano in modo intimo, quasi sospeso.

Il disco parla di perdita, di morte, ma anche di una forma luminosa di consapevolezza: quella che nasce dalla presa di coscienza della propria finitezza. Non è un lavoro triste, ma un’opera che guarda all’umano senza filtri, con grazia, con una sincerità quasi disarmante.

“Ciento Penziere” è un EP che arriva come un piccolo dono invernale: sincero, poetico, senza artifici. Nasov continua il suo viaggio artistico e umano muovendosi tra città, lingue e generi, ma trovando ogni volta una casa nuova nella musica.
Da oggi, 5 dicembre, l’EP è disponibile su tutte le piattaforme digitali.

L’INTERVISTA

Nasov, partiamo proprio dal nome: “Nasov”. Da dove arriva?

«È un nome completamente inventato, senza significato. Potrei dire che è una divinità nordica o un tipo di geco che vive nella foresta amazzonica, ma non sarebbe vero. A pensarci bene potrei dire un sacco di cose che non sono vere. Non è neanche una marca di calzini.»

Dalle tue produzioni in inglese al napoletano: un passaggio netto, quasi un ritorno. Come ti sei sentito in questa nuova veste?

«Non so se lo definirei un ritorno, ma sicuramente è un esperimento che mi ha dato molta gioia. È bizzarro cantare in napoletano a Berlino, dove la maggior parte del pubblico non capisce quello che dico.
Però quando si è presentata questa possibilità, dopo un attimo di esitazione, ho pensato: che senso ha lasciarla andare? E dunque eccoci qua. Amo ancora l’inglese, probabilmente ci tornerò. O magari farò un disco strumentale. Il bello di essere un cantautore sconosciuto è che puoi fare quello che vuoi: nessuno se ne accorge.»

In questo EP la scrittura è frutto della collaborazione con Enrico De Caprio. I testi affrontano temi molto diversi dal tuo passato artistico. Partiamo da qui: come nasce questo incontro?

Enrico De Caprio:
«È nato tutto in modo casuale. I testi sono frutto di varie annotazioni, pensieri che attraversavano la mia mente nei momenti più impensati: mentre lavavo i piatti, mentre ero sotto la doccia, mentre cercavo di afferrare un lampo di intuizione così come arrivava. Alcuni già in rima, altri con un piccolo motivetto. Ho sempre sentito che dovessero restare così, fedeli alla loro immediatezza.»

«Un giorno feci leggere a Nasov il testo di Anema: ricevetti una reazione entusiasta. Dopo un paio di giorni, su WhatsApp, arrivò il brano musicato. Era incredibile: sembrava esistesse da sempre. Lo stesso accadde con Voci, e così decidemmo di costruire un EP di cinque brani. Gli altri testi vennero da sé, nello stesso modo spontaneo.»

Enrico, il tuo contributo sembra portare nel disco una dimensione filosofica molto forte. Di cosa parlano queste canzoni?

E.D.:
«Ciento Penziere è un disco introspettivo e intimo, ma tocca temi universali: il dolore, il pensiero incessante, la ricerca di senso. Tre brani parlano della sofferenza in forme diverse. Ma più che l’evento che la provoca, ciò che conta davvero è la radice del problema: i postulati che abbiamo accettato senza metterli in discussione. Viviamo immersi nella tecnologia, ma sul piano filosofico siamo rimasti quasi immobili.»

«Non abbiamo un’idea soddisfacente di chi siamo. Così affrontiamo il mistero della vita spesso allo sbaraglio. Le nostre menti sono affollate da pensieri che diventano insidie: da qui nasce Voci. Invece Anema prova a restituire alla parola un significato più originario e liberatorio: un’Anima che osserva con uno sguardo materno, accogliente, che non giudica ma accompagna.
È un invito a vivere con più distacco e serenità, riconoscendo l’errore come parte essenziale del viaggio umano.»

Nasov, negli anni il tuo progetto ha cambiato forma più volte. Com’è vivere un’identità musicale in continua evoluzione?

«Come darti torto? Ma alla fine Nasov sono sempre io. Mi sento fortunatissimo a incontrare ancora persone che regalano il proprio tempo e talento a questa “causa”.»

Da Londra a Napoli, fino a Berlino. Quanto conta il luogo per il tuo sguardo artistico?

«Il rapporto con la città per me è soprattutto carnale. A Berlino c’è una splendida scena cantautorale che collabora, crea, sta insieme. Una comunità virtuosa che cerca di sfuggire alle logiche del consumo sfrenato che governano anche l’arte. Vedo in Berlino una piccola sacca di resistenza alla quale cerco di contribuire.»

Come scrivi? Sei un artista più istintivo o più razionale?

«Istintivo. Manco di disciplina. Contrariamente a quello che dicono tutti i maestri, non scrivo sistematicamente. Ma ho un mio metodo. Non so quale sia, ma sono sicuro che sta da qualche parte.»

Cosa accade in un concerto di Nasov?

«I concerti sono la parte più importante della mia espressione. C’è chi ama lavorare in studio, chi fare video, chi la pasta e fagioli — ma questo non c’entra. Io amo suonare dal vivo.»

«Durante i concerti si crea una strana atmosfera dovuta al contrasto fra brani malinconici e testi ai limiti del demenziale. Il pubblico all’inizio è perplesso, poi capisce dove la serata andrà a parare. Ma soprattutto ci si domanda che senso abbia fare musica in un momento storico come questo, pieno di ingiustizie e disparità.»

«Per me la musica dal vivo ha un valore nobile: riunisce le persone attorno a qualcosa di immateriale, che non si può vendere né comprare. È uno spazio di libertà condivisa, una forma minuscola ma fondamentale di resistenza all’individualismo. Persone diverse si incontrano a un concerto: forse diventeranno amiche, forse amanti, forse niente. Ma per un’oretta non saranno sole.
Come diceva Lucio Dalla: “se possiamo guardarci in faccia vuole dir che siamo vivi”.»

Qualcosa di profondamente umano

“Ciento Penziere” non è solo un EP: è un passaggio di soglia.
Un artista partito da Londra, cresciuto a Napoli, approdato a Berlino, che improvvisamente sceglie il napoletano — la lingua della madre, della strada, della memoria — per esprimere ciò che è più fragile e più alto.

Tra filosofia e ironia, tra introspezione e comunità, Nasov e Enrico De Caprio consegnano un lavoro che parla a tutti perché parte da qualcosa di profondamente umano: l’urgenza di dare forma ai pensieri che ci attraversano, di cercare un modo nuovo di stare al mondo.

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