Michele Di Bari
Michele Di Bari

19 Novembre 2025

Redazione Il Campano

Napoli, nuove interdittive antimafia: salgono a 130 le aziende colpite. Edilizia e ristorazione nel mirino dei clan

Interdittive antimafia a Napoli: salgono a 130 i provvedimenti del prefetto di Bari, con edilizia e ristorazione tra i settori più infiltrati dalla criminalità.

La stretta dello Stato contro l’infiltrazione criminale nell’economia napoletana si intensifica. Nelle ultime ore il prefetto Michele di Bari ha firmato cinque nuove interdittive antimafia, facendo salire a 130 il totale dei provvedimenti emessi dall’inizio dell’anno nella Città Metropolitana di Napoli. Una cifra che fotografa l’aggressività con cui i clan tentano di inserirsi nel tessuto produttivo locale e, allo stesso tempo, la linea dura portata avanti dall’autorità prefettizia per recidere i legami tra imprese e criminalità organizzata.

Un’azione costante per difendere l’economia legale

Il ritmo delle interdittive adottate nel 2025 conferma un trend già emerso negli ultimi anni: i controlli sono sempre più capillari e mirano a intercettare rapidamente segnali di rischio, dalle intestazioni fittizie ai rapporti sospetti con soggetti contigui ai clan. L’obiettivo è impedire alle cosche di utilizzare attività economiche apparentemente regolari per consolidare il proprio potere finanziario, accedere a fondi pubblici, partecipare a gare d’appalto o gestire flussi di denaro difficili da tracciare.

Il prefetto di Bari sta seguendo una strategia multilivello basata su verifiche preventive, incroci documentali e un monitoraggio quotidiano dei settori più vulnerabili. Il risultato è una barriera che tenta di proteggere un territorio spesso esposto al rischio di infiltrazioni sistemiche.

PNRR Campania
Un cantiere

Edilizia: il settore più esposto al controllo criminale

Il comparto che registra il numero più alto di provvedimenti è quello dell’edilizia, storicamente tra i preferiti della criminalità organizzata. La ragione è legata alla sua natura strutturale: cantieri diffusi, subappalti complessi, un’elevata quantità di manodopera e la possibilità di gestire grandi flussi economici con margini ampi.

Gli appalti pubblici rappresentano inoltre un bottino particolarmente appetibile. Il controllo dei lavori, anche attraverso prestanome o imprese “pulite” solo formalmente, assicura ai clan entrate consistenti e un potere di influenza sul territorio. Non stupisce quindi che gran parte delle interdittive riguardi società operanti in lavori stradali, ristrutturazioni, movimento terra o servizi correlati.

Il boom della ristorazione nelle mani dei clan

Se l’edilizia resta il settore cardine delle infiltrazioni, è la ristorazione a rappresentare la frontiera più allarmante degli ultimi anni. L’espansione di locali, pizzerie, bar e attività alimentari nelle mani dei clan risponde a logiche precise: un flusso costante di contante, una gestione del personale più difficile da monitorare e una facilità di intestazioni fittizie che consente ai gruppi criminali di mascherare la proprietà reale delle attività.

Aprire un ristorante significa entrare in un mercato che produce liquidità, che ha un forte valore sociale e che può confondersi nella vita quotidiana delle città. Per la criminalità organizzata rappresenta un canale ideale per riciclare ingenti somme di denaro e trasformare profitti illeciti in ricavi dichiarati. Il fenomeno, già noto negli anni scorsi, continua a crescere e rappresenta una delle principali sfide per le autorità.

Un sistema che colpisce più settori della vita economica

L’analisi delle 130 interdittive emesse conferma che il rischio infiltrativo non riguarda solo i settori tradizionali. Accanto a edilizia e ristorazione emergono comparti come commercio al dettaglio e all’ingrosso, trasporti, gestione rifiuti e agenzie di pratiche auto, tutte attività strategiche che consentono ai clan di radicarsi nella quotidianità economica delle città.

L’ampiezza dei settori colpiti dimostra quanto i clan abbiano sviluppato una logica imprenditoriale sofisticata: diversificare investimenti, aprire nuove linee di riciclaggio e sfruttare settori ad alta rotazione economica.

Il Prefetto di Napoli Michele Di Bari
Michele Di Bari

La risposta dello Stato: un’azione di contrasto continua

Il prefetto di Bari sta portando avanti un’azione che non vuole limitarsi alla repressione, ma mira a prevenire per tempo il rischio di infiltrazione. Le interdittive antimafia hanno proprio questa funzione: interrompere qualsiasi relazione economica potenzialmente pericolosa prima che possa trasformarsi in un legame stabile tra criminalità e imprese.

L’intervento precoce serve anche a impedire che aziende collegate ai clan partecipino a bandi pubblici, ottenendo appalti o servizi essenziali. In un territorio complesso come la provincia di Napoli, ogni interdittiva rappresenta un tassello nella difesa delle attività realmente sane e nella tutela dell’economia legale.

Economia e sicurezza: una sfida per l’intera area metropolitana

La tensione tra legalità e infiltrazione criminale non riguarda solo le forze dell’ordine o le prefetture: incide profondamente sul tessuto economico locale. Quando un’impresa illegale entra sul mercato con capitali criminali, abbassa i prezzi, distorce la concorrenza e sottrae spazi vitali alla libera iniziativa imprenditoriale. Per questa ragione, le interdittive non sono soltanto provvedimenti amministrativi, ma strumenti di tutela dell’intero sistema economico.

La sfida resta complessa: i clan continuano a diversificare i propri investimenti e ad avvicinarsi a settori sempre più redditizi e difficili da monitorare. L’attività prefettizia e investigativa si trova dunque a inseguire modelli criminali dinamici, che mutano in base alle opportunità offerte dal mercato.

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