Una scossa di magnitudo 2.5 è stata registrata alle 22:37 nel Beneventano. Epicentro a 6 km dal comune sannita e profondità di 8,7 km. Nessun danno, ma il sisma è stato avvertito distintamente anche in altre province campane
Una scossa di terremoto di magnitudo 2.5 è stata registrata alle 22:37 di venerdì 7 novembre dai sismografi dell’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Il sisma ha avuto epicentro a circa 6 chilometri a nord-ovest di Cusano Mutri e una profondità di 8,7 chilometri. Nessun danno a persone o cose è stato segnalato, ma la scossa è stata distintamente avvertita dalla popolazione in diversi comuni del Sannio.
La localizzazione del sisma
Secondo i dati dell’Ingv, il terremoto è stato localizzato tra i comuni di Cusano Mutri, Cerreto Sannita, Pietraroja e San Lorenzello. Si tratta di una zona montuosa al confine con il Parco regionale del Matese, già interessata in passato da lievi fenomeni sismici.
La profondità ipocentrale, stimata in 8,7 chilometri, ha favorito la percezione del movimento tellurico anche nei paesi limitrofi. Diverse segnalazioni sono arrivate dai cittadini che, soprattutto nei piani alti delle abitazioni, hanno avvertito il classico tremolio accompagnato da un leggero boato.
Nessun danno ma tanta paura
Non si registrano danni strutturali né feriti, ma il sisma ha suscitato preoccupazione tra i residenti del Beneventano, molti dei quali hanno contattato i numeri di emergenza per ottenere informazioni.
I carabinieri e le squadre della Protezione civile locale hanno effettuato controlli di routine per verificare la stabilità di edifici pubblici e infrastrutture, senza riscontrare criticità.

Un’area sismicamente attiva
Il territorio sannita e quello limitrofo dell’Irpinia si trovano lungo la catena appenninica, una delle aree a maggiore pericolosità sismica d’Italia.
Il terremoto di Cusano Mutri si inserisce in una sequenza di scosse minori che interessano periodicamente la zona, collegata alla dinamica compressiva e distensiva della crosta terrestre lungo l’Appennino meridionale.
Il confronto con la scossa del 25 ottobre in Irpinia
L’evento sismico del 7 novembre è distinto dal terremoto di magnitudo 4.0 che il 25 ottobre aveva colpito l’Irpinia, con epicentro a Montefredane (Avellino) e profondità di 14 chilometri.
In quell’occasione, l’Ingv aveva evidenziato la possibile attivazione di una faglia inversa, diversa dalle faglie estensionali tipiche degli eventi più forti registrati nel Centro-Sud Italia, come quello del 1980 in Irpinia o del 2016 ad Amatrice.
Nessun collegamento con i vulcani campani
L’Osservatorio Vesuviano ha escluso qualsiasi collegamento tra il sisma nel Beneventano e l’attività vulcanica dei Campi Flegrei o del Vesuvio.
La distanza geografica tra le aree interessate e la modesta energia liberata dal terremoto rendono improbabile ogni correlazione diretta. Tuttavia, il movimento è stato percepito anche nel capoluogo partenopeo, dove diversi cittadini hanno segnalato vibrazioni leggere ai centri di monitoraggio.
La risposta dei centri di monitoraggio
Subito dopo la scossa, l’Ingv ha aggiornato in tempo reale la mappa della sismicità sul proprio portale, confermando magnitudo e localizzazione.
Le reti di monitoraggio campane continuano a registrare micro-eventi nell’area appenninica, segno di una costante attività tettonica a bassa energia. Gli esperti ricordano che tali fenomeni rientrano nella normale dinamica geologica e non devono destare allarme, ma invitano a mantenere alto il livello di prevenzione sismica nei comuni più esposti.
La scossa di magnitudo 2.5 a Cusano Mutri non ha provocato danni ma ha riportato l’attenzione sulla vulnerabilità sismica del Sannio e dell’Irpinia.
La prevenzione, la manutenzione degli edifici e la costante vigilanza scientifica restano strumenti fondamentali per ridurre i rischi e garantire la sicurezza della popolazione in una delle aree più sensibili del Sud Italia.


