rapine Napoli
📍 Napoli

28 Ottobre 2025

Redazione Il Campano

Napoli, rapine e furti con chiavi duplicate: cinque arresti, usavano un software per copiare le serrature dalle foto

Rapine a Napoli, cinque uomini arrestati per assalti armati e furti in casa: la banda duplicava le chiavi con il software “Sneakey” partendo da semplici foto delle serrature.

Colpi pianificati nei minimi dettagli, chiavi duplicate con la tecnologia e una lunga scia di rapine e furti.
La Polizia di Stato di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque uomini, di età compresa tra 56 e 73 anni, accusati di associazione per delinquere, rapine a mano armata, furti in abitazioni e sequestro di persona aggravato.
L’operazione nasce dalle indagini della Squadra Mobile di Napoli, coordinate dalla Procura partenopea, che ha scoperto una banda in grado di colpire con tecniche digitali sofisticate, tra cui la duplicazione delle chiavi tramite il software “Sneakey”.

Il colpo al supermercato di Materdei

La svolta investigativa è arrivata dopo una rapina avvenuta il 16 marzo 2025, intorno alle 22:45, in un supermercato del quartiere Materdei.
Quattro uomini armati di pistola fecero irruzione nel punto vendita, immobilizzando gli addetti che stavano riordinando la merce.
Le vittime furono legate con del nastro isolante e costrette, sotto minaccia, ad aiutare i rapinatori a trasportare la cassaforte dal primo piano fino al piano terra, per poi caricarla nel bagagliaio dell’auto usata per la fuga.

Una rete criminale strutturata e tecnologica

Le indagini hanno permesso di accertare che i cinque arrestati facevano parte di una vera e propria organizzazione criminale, attiva tra marzo e giugno 2025, responsabile di diversi assalti armati e furti in appartamenti.
Gli investigatori hanno scoperto che la banda si avvaleva di strumenti tecnologici di ultima generazione, riuscendo a duplicare le chiavi delle vittime partendo da fotografie scattate durante i sopralluoghi.

volante della polizia
Immagine di repertorio

Il software “Sneakey”: come funzionava la truffa

L’elemento più innovativo – e inquietante – dell’indagine è l’uso del software denominato “Sneakey”, un programma in grado di riprodurre digitalmente la sagoma delle chiavi partendo da semplici immagini scattate a distanza.
Attraverso questo sistema, la banda riusciva a entrare nelle abitazioni e nei negozi delle vittime senza effrazione, eludendo i sistemi di allarme e simulando l’accesso con le chiavi originali.
Le copie delle chiavi venivano poi stampate con macchine duplicatrici di precisione, consentendo ai malviventi di agire indisturbati.

Il ruolo dei cinque arrestati e i capi d’accusa

I cinque uomini, tutti residenti tra Napoli e provincia, avrebbero ricoperto ruoli diversi all’interno del gruppo criminale:

  • due erano specializzati nei sopralluoghi e nella raccolta delle immagini delle chiavi,
  • altri due si occupavano della logistica e della fuga,
  • mentre il quinto era il tecnico informatico responsabile della duplicazione digitale delle chiavi.

Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine, furti e sequestro di persona aggravato.

Le indagini della Squadra Mobile e della Procura di Napoli

Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli, hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza grazie a intercettazioni, analisi video e tracciamenti dei veicoli utilizzati durante i colpi.
Gli investigatori sono riusciti a collegare i cinque uomini a una serie di rapine e furti commessi tra Napoli, Casoria e Giugliano, sempre con la stessa modalità operativa.

Sicurezza digitale e furti “smart”: un fenomeno in crescita

Il caso ha riacceso l’attenzione delle forze dell’ordine sui furti “smart”, ovvero quelli commessi utilizzando strumenti tecnologici di duplicazione digitale.
Gli esperti di sicurezza consigliano di evitare di pubblicare immagini delle proprie chiavi sui social o di lasciarle incustodite in contesti pubblici, poiché software come “Sneakey” possono replicarle in pochi minuti.

Il futuro dell’indagine e la posizione degli indagati

I cinque arrestati si trovano ora rinchiusi nel carcere di Poggioreale, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.
La Procura non esclude ulteriori sviluppi, poiché gli inquirenti stanno verificando eventuali collegamenti con altre bande tecnologiche attive in Campania e nel Lazio.

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