attentato Ranucci
Sigfrido Ranucci e Rosaria Capacchione

17 Ottobre 2025

Redazione Il Campano

Rosaria Capacchione: “L’attentato a Ranucci è gravissimo. I giornalisti rialzino la testa”

La giornalista sotto scorta dal 2008, Rosaria Capacchione, commenta l’attentato contro Sigfrido Ranucci: “Serve un risveglio etico nel giornalismo, pochi portano avanti il mestiere con coraggio e verità”.

«L’attentato a Sigfrido Ranucci è qualcosa di gravissimo e sconcertante, soprattutto perché inatteso. E se da un lato ci dice che certi tempi e certi metodi non finiscono, dall’altro richiama il mondo del giornalismo a riflettere su cosa è diventata questa professione».
Così Rosaria Capacchione, ex cronista del Mattino e oggi scrittrice, commenta con fermezza l’attentato che nella notte ha distrutto le automobili del conduttore di Report.

La giornalista, sotto scorta dal 2008 per le minacce ricevute dal clan dei Casalesi, non nasconde l’amarezza per un gesto che definisce «gravissimo e inatteso», segnale di un clima che torna a farsi pesante per chi continua a fare inchieste scomode.

L’appello ai colleghi: “Rialzate la testa”

Capacchione, nota per la sua lucidità e per la lunga esperienza sul campo come cronista di giudiziaria, va oltre la condanna del gesto e lancia un messaggio forte al mondo dell’informazione:
«A me interessa che i giornalisti rialzino la testa. Perché Ranucci da tempo lamenta la solitudine in cui si trova chi fa un certo tipo di lavoro di verifica e approfondimento dei fatti, che invece la stragrande maggioranza dei giornalisti, ormai appiattiti alla scrivania o inchiodati alle continue sollecitazioni provenienti dai social, ormai non fa più».

Le parole della cronista casertana, pronunciate con il consueto tono diretto, suonano come una denuncia e un richiamo morale: il giornalismo d’inchiesta, quello che scava nei poteri e nei silenzi, è sempre più isolato e vulnerabile.

L’attentato a Ranucci e la paura che torna

L’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report su Rai 3, è avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 ottobre.
Due autovetture appartenenti al giornalista e a sua figlia sono esplose davanti all’abitazione di Ranucci a Roma. Fortunatamente, nessuno è rimasto ferito.

La Digos e la Procura di Roma stanno indagando sull’accaduto, con l’ipotesi di un attentato con finalità intimidatorie legato all’attività professionale del giornalista, noto per le sue inchieste sui rapporti tra politica, criminalità e affari.

L’episodio ha scatenato reazioni di sdegno e solidarietà da parte del mondo politico, culturale e giornalistico: da Roberto Fico a Vincenzo De Luca, fino alla Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi), tutti hanno parlato di “atto gravissimo” e di “attacco alla libertà di stampa”.

Sigfrido Ranucci
Sigfrido Ranucci

Una voce libera sotto scorta da 17 anni

Rosaria Capacchione è una delle figure simbolo del giornalismo d’inchiesta in Campania.
Nel 2008, a seguito delle minacce ricevute dai clan camorristici dei Casalesi, le fu assegnata la scorta permanente.
Ha raccontato dall’interno le guerre e gli affari della camorra, i rapporti con la politica e gli intrecci con l’economia del territorio.

Oggi, come allora, continua a denunciare il progressivo indebolimento della professione giornalistica:
«Solo in pochissimi, tra cui Ranucci, portano avanti questo mestiere con serietà, competenza e coraggio».
Parole che risuonano come un atto d’accusa nei confronti di un sistema mediatico sempre più dominato da superficialità e conformismo.

Il declino del giornalismo d’inchiesta in Italia

Negli ultimi dieci anni, i giornalisti che si occupano di inchieste approfondite sono drasticamente diminuiti.
Secondo i dati dell’Osservatorio “Ossigeno per l’Informazione”, nel 2024 oltre 300 giornalisti italiani hanno ricevuto minacce, aggressioni o intimidazioni, ma la maggior parte di questi episodi si è conclusa senza condanne per i responsabili.

Molti cronisti, specie nelle regioni del Sud, lavorano senza tutele legali o contrattuali, e in condizioni di isolamento professionale.
In questo contesto, come sottolinea Capacchione, non stupisce che chi continua a raccontare fatti scomodi venga spesso lasciato solo.

L'attentato a Sigfrido Ranucci
L’attentato a Sigfrido Ranucci

La libertà di stampa, un diritto da difendere

L’attentato a Ranucci ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema della libertà di stampa e della tutela dei giornalisti.
Secondo Reporter Sans Frontières, l’Italia nel 2025 occupa la 46ª posizione mondiale per libertà di informazione, perdendo due punti rispetto all’anno precedente.
Un segnale preoccupante che, come sottolineano le associazioni di categoria, riflette un clima sempre più ostile verso la critica e l’inchiesta.

Capacchione, che da anni denuncia questa deriva, ricorda come la libertà di stampa non sia un privilegio dei giornalisti, ma un diritto dei cittadini a essere informati.

“Il giornalismo è un servizio pubblico, non un mestiere da vetrina”

Dietro l’appello della giornalista casertana si nasconde una riflessione più ampia sul ruolo sociale del giornalismo.
La professione, secondo Capacchione, rischia di diventare “una vetrina, un mestiere di superficie” se non ritrova la sua funzione originaria: raccontare la verità e difendere la collettività.

«Non commento quello che fa la politica – dice – a me interessa che i giornalisti tornino a fare il loro mestiere con dignità e passione».
Un invito a ritrovare etica, coraggio e indipendenza, oggi più che mai necessarie in un Paese dove anche un’auto che esplode può diventare il simbolo di un sistema sotto minaccia.

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