morte taser Napoli
📍 Napoli

15 Ottobre 2025

Redazione Il Campano

Morto dopo il taser a Napoli: due scariche, la seconda più intensa. Cinque carabinieri indagati

Emergono nuovi dettagli sulla morte di Anthony Ihaza Ehogonoh: il 35enne sarebbe stato colpito da due scariche di taser, la seconda più intensa. Cinque militari indagati per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi.

Due scariche, una dietro l’altra, e la seconda più intensa della prima. È quanto emerso dall’esame autoptico eseguito ieri al Secondo Policlinico di Napoli sul corpo di Anthony Ihaza Ehogonoh, il 35enne deceduto il 6 ottobre dopo essere stato colpito con un taser durante un intervento dei carabinieri nel quartiere Chiaia.
Secondo i primi risultati, la prima scarica e lo spray urticante utilizzato in precedenza non avevano sortito l’effetto desiderato, spingendo il militare che impugnava l’arma a utilizzare nuovamente il taser con una seconda scarica più potente.

Sul corpo dell’uomo sono state rilevate quattro ferite compatibili con i dardi elettrici, due per ciascuna cartuccia. L’autopsia, eseguita dall’équipe di medicina legale nominata dalla Procura, rappresenta un passaggio cruciale per determinare se vi sia un nesso diretto tra l’uso del taser e la morte dell’uomo.

L’indagine: cinque carabinieri iscritti nel registro degli indagati

La Procura di Napoli ha iscritto cinque carabinieri nel registro degli indagati con l’ipotesi di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi.
Un atto dovuto per consentire agli indagati di partecipare con i propri consulenti agli accertamenti tecnici, come previsto dalla legge.

Secondo la ricostruzione, i militari erano intervenuti per sedare una lite familiare degenerata in aggressione. Anthony Ihaza, in evidente stato di alterazione, avrebbe reagito in modo violento, spingendo i carabinieri a utilizzare prima lo spray e poi l’arma.

Dopo essere stato immobilizzato, il 35enne ha perso conoscenza durante il trasporto in ambulanza ed è deceduto poco dopo, nonostante i tentativi di rianimazione del personale medico.

Un taser

Gli accertamenti autoptici e tossicologici

L’autopsia, diretta dai consulenti incaricati dalla magistratura, ha avuto lo scopo di stabilire le cause precise del decesso. Si è trattato di verificare se la scarica elettrica possa aver avuto un effetto letale in combinazione con altri fattori, come condizioni cardiache preesistenti o l’assunzione di sostanze.
Sono stati disposti anche esami tossicologici approfonditi, i cui risultati saranno depositati entro sessanta giorni.

Solo allora si potrà comprendere se l’arresto cardiaco che ha provocato la morte sia riconducibile direttamente all’uso del taser o a una condizione clinica già compromessa.

Le esequie e il dolore della famiglia

Dopo il nulla osta della Procura, firmato dal pm Barbara Aprea e dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, la famiglia di Anthony Ihaza ha potuto avviare i preparativi per le esequie, previste tra oggi e domani.

L’uso del taser in Italia: uno strumento ancora al centro del dibattito

Il caso di Napoli riaccende il dibattito sull’uso del taser da parte delle forze dell’ordine in Italia.
Introdotto in via sperimentale nel 2018 e successivamente esteso a livello nazionale, il dispositivo a impulsi elettrici è considerato un mezzo intermedio di difesa, alternativo alle armi da fuoco, ma non privo di rischi.

Secondo i protocolli operativi, il taser va impiegato solo in situazioni di pericolo imminente, quando i metodi tradizionali risultano inefficaci. Tuttavia, diverse organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno espresso preoccupazione per i potenziali effetti letali. In particolare l’uso su persone affette da patologie cardiache o sotto l’influenza di sostanze psicoattive.

I precedenti e le linee guida del Viminale

In passato, episodi simili si sono verificati in altre città italiane. Il decesso di soggetti colpiti da taser ha portato all’apertura di inchieste per accertare la proporzionalità dell’intervento.
Il Ministero dell’Interno ha ribadito che l’utilizzo dell’arma deve essere «sempre proporzionato e documentato», prevedendo formazione specifica per gli operatori.

Nel caso di Napoli, sarà determinante stabilire se il protocollo d’intervento sia stato rispettato. Oppure se la seconda scarica, più intensa, fosse giustificata dalle circostanze operative.

L’attesa per la relazione peritale e le prossime mosse della Procura

Nei prossimi giorni, la Procura acquisirà i referti medici, le registrazioni radio e i verbali d’intervento dei carabinieri presenti sulla scena.
La relazione peritale, che includerà i risultati dell’autopsia, gli esami tossicologici e l’analisi tecnica del taser sequestrato, sarà decisiva per chiarire la sequenza temporale delle scariche e il loro impatto fisiologico sul corpo del 35enne.

Gli inquirenti intendono capire se il decesso possa essere stato evitato e se l’uso dell’arma elettrica sia stato conforme ai limiti imposti dalla normativa.

Un caso destinato a fare giurisprudenza

Il caso di Anthony Ihaza Ehogonoh potrebbe diventare un precedente giuridico rilevante in materia di uso del taser e responsabilità delle forze dell’ordine.
La decisione finale, che arriverà dopo la valutazione peritale e le audizioni dei carabinieri coinvolti, sarà osservata con attenzione anche da altri uffici giudiziari italiani.

Nel frattempo, la città di Napoli si interroga: come garantire sicurezza e rispetto dei diritti umani allo stesso tempo?
Una domanda che resta aperta. La giustizia lavora per dare risposte ai familiari di Anthony e a un’opinione pubblica sempre più divisa.

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