Il procuratore di Napoli chiarisce che Antonio Amaral Pacheco De Oliveira, arrestato per il sequestro del 15enne a San Giorgio a Cremano, non è un collaboratore di giustizia.
«Amaral Pacheco De Oliveira Antonio non riveste e non ha mai rivestito la qualità di collaboratore della giustizia».
Con queste parole il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha voluto smentire ufficialmente alcune ricostruzioni apparse su testate nazionali in merito al caso del sequestro lampo di un 15enne avvenuto lo scorso 8 aprile a San Giorgio a Cremano, nel Napoletano.
La precisazione arriva dopo che alcuni organi di stampa avevano attribuito al 24enne arrestato per il sequestro dichiarazioni considerate “da pentito” in merito a presunti legami tra la criminalità locale e la Festa dei Gigli del quartiere Barra di Napoli.
Il sequestro del 15enne a San Giorgio a Cremano
Il caso risale alla sera dell’8 aprile 2025, quando un ragazzo di 15 anni venne sequestrato e tenuto in ostaggio per circa otto ore in un appartamento nel quartiere Barra di Napoli.
L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine portò al rilascio del giovane e all’arresto di Antonio Amaral Pacheco De Oliveira, cittadino di origini brasiliane residente in Campania.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il sequestro si sarebbe consumato a scopo di estorsione e intimidazione, ma i dettagli del movente restano tuttora oggetto d’indagine.
L’episodio aveva destato profonda impressione nell’opinione pubblica per la sua rapidità e per la violenza con cui era stato condotto.
Le dichiarazioni del 24enne e la precisazione della Procura
In seguito all’arresto, il 24enne avrebbe rilasciato alcune dichiarazioni spontanee agli inquirenti, riportate da vari media. In queste l’uomo avrebbe accennato a un presunto coinvolgimento di ambienti criminali nella tradizionale Festa dei Gigli di Barra, manifestazione popolare molto radicata nel territorio.
Proprio su questo punto è intervenuto il procuratore Nicola Gratteri, sottolineando che tali dichiarazioni non configurano alcun percorso di collaborazione con la giustizia e non possono essere interpretate come “rivelazioni da pentito”.
«Il soggetto in questione – ha precisato Gratteri – non riveste e non ha mai rivestito la qualità di collaboratore della giustizia». Il procuratore ha confermato che ogni affermazione del 24enne sarà valutata solo all’interno del fascicolo d’indagine in corso.

Le indagini ancora in corso
L’indagine, coordinata dalla Procura di Napoli, prosegue per chiarire le circostanze e i mandanti del sequestro, nonché i collegamenti tra l’episodio e possibili contesti criminali locali.
I magistrati intendono verificare se il sequestro sia stato un’azione isolata o se si inserisca in dinamiche più ampie di controllo del territorio da parte di gruppi criminali attivi tra San Giorgio a Cremano, Barra e Ponticelli.
L’episodio, avvenuto in un’area già segnata da tensioni e microcriminalità, ha portato a un incremento dei controlli delle forze dell’ordine nelle zone periferiche orientali della città, con il coinvolgimento di carabinieri e polizia di Stato.
La Festa dei Gigli e il richiamo ai clan
Le parole di Amaral Pacheco – secondo cui la Festa dei Gigli sarebbe usata da alcune organizzazioni criminali per “fare cassa” – hanno sollevato polemiche e preoccupazioni. Il procuratore Gratteri ha invitato alla massima cautela, ricordando che solo un collaboratore riconosciuto e protetto può fornire dichiarazioni formalmente utilizzabili come testimonianze.
La Festa dei Gigli, riconosciuta patrimonio immateriale dell’UNESCO, rappresenta per Napoli e i suoi quartieri un evento identitario e religioso. In passato, tuttavia, non sono mancate inchieste per infiltrazioni camorristiche legate alla gestione dei fondi, alla sicurezza e all’organizzazione logistica delle celebrazioni.
La linea della Procura di Napoli
L’intervento di Nicola Gratteri segna una linea di chiarezza e rigore da parte della Procura partenopea, che intende evitare la diffusione di informazioni non verificate in merito a presunti collaboratori o “pentiti”.
Il procuratore ha ricordato che ogni attribuzione di status di collaboratore di giustizia deve seguire un iter formale. Ovvero la sottoscrizione di un verbale e l’approvazione del Ministero della Giustizia.
L’obiettivo è garantire trasparenza e tutela delle indagini, ma anche rispetto per le persone coinvolte in procedimenti ancora in corso.


