Operazione della Polizia a Casal di Principe e San Cipriano: sequestrati immobili, auto e conti bancari riconducibili a Massimo Di Caterino, storico esponente del clan Zagaria. Scoperto un nascondiglio segreto nella sua villa.
La lotta dello Stato contro la camorra casalese segna un nuovo colpo.
La Polizia di Stato ha eseguito questa mattina un sequestro di beni per un valore complessivo di circa un milione di euro riconducibili a Massimo Di Caterino, figura storica del clan dei Casalesi e uomo di fiducia del boss Michele Zagaria.
Durante l’operazione, condotta dagli agenti della Divisione Anticrimine di Caserta con il supporto del Servizio Centrale Anticrimine, è stato anche scoperto un bunker nascosto all’interno di una villa a Francolise, utilizzato come nascondiglio durante la sua latitanza.
Il maxi sequestro: ville, auto e conti correnti
Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su proposta del Questore di Caserta.
Gli agenti hanno sequestrato appartamenti, veicoli, rapporti finanziari e bancari, tutti riconducibili direttamente o indirettamente al boss, anche tramite i familiari.
Le operazioni si sono svolte nei comuni di San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe, cuore del potere economico e militare del clan.
Dalle indagini patrimoniali è emersa una forte sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati dal nucleo familiare di Di Caterino, circostanza che ha permesso di avviare il sequestro in applicazione della normativa antimafia.
Chi è Massimo Di Caterino: il braccio destro di Zagaria
Massimo Di Caterino, arrestato nell’ottobre del 2012 dopo una lunga latitanza, è considerato uno degli uomini di punta del clan dei Casalesi, in particolare della fazione guidata da Michele Zagaria.
All’epoca della cattura, avvenuta proprio a Francolise, Di Caterino si nascondeva in una casa-bunker perfettamente mimetizzata, dotata di sistemi di sorveglianza, botole segrete, microcamere e una cabina doccia che nascondeva un passaggio segreto.
Nel covo, gli agenti trovarono anche una pistola calibro 7.65, diversi “pizzini”, un rilevatore di microspie e appunti legati agli affari del clan.
La sua figura era ritenuta “apicale nell’organigramma mafioso dei Casalesi”, come confermato da una sentenza definitiva di condanna per associazione di stampo mafioso.

Il bunker scoperto nella villa: un nascondiglio per la fuga
Durante il sequestro odierno, i poliziotti hanno scoperto una stanza segreta in una villetta a due piani appartenente al boss, dotata di un sofisticato impianto di videosorveglianza esterna.
La stanza, ricavata all’interno delle mura dell’abitazione, era grande abbastanza per ospitare una persona e risultava accessibile tramite un pannello scorrevole.
Secondo gli investigatori, il rifugio era destinato a essere usato come nascondiglio immediato in caso di irruzione o fuga improvvisa.
Il patrimonio illecito e i nuovi fronti investigativi
Le indagini patrimoniali, coordinate dalla Direzione Centrale Anticrimine, hanno permesso di ricostruire il vasto giro d’affari accumulato nel tempo da Di Caterino attraverso le attività illecite del clan, tra estorsioni, traffici e riciclaggio.
Il sequestro — spiegano gli investigatori — mira non solo a colpire il profitto del crimine, ma anche a smantellare le basi economiche che permettono alla criminalità organizzata di infiltrarsi nell’economia legale.
Ulteriori accertamenti sono in corso per individuare società di copertura o intestazioni fittizie che potrebbero celare altri beni riconducibili al boss o ai suoi prestanome.
La linea dello Stato contro i clan
Il sequestro rappresenta un nuovo tassello della strategia di contrasto ai Casalesi, una delle organizzazioni camorristiche più radicate del territorio campano.
Negli ultimi mesi, la Polizia e la Guardia di Finanza hanno eseguito diversi provvedimenti antimafia contro gli eredi dei gruppi Zagaria, Iovine e Bidognetti, confermando che, nonostante gli arresti dei vertici storici, il controllo economico dei clan resta ancora un obiettivo prioritario dello Stato.
La reazione delle istituzioni
In una nota, il Questore di Caserta ha sottolineato che l’operazione “rappresenta un segnale concreto della presenza dello Stato nei territori più difficili, colpendo le ricchezze accumulate attraverso anni di attività criminali”.
Soddisfazione anche dal Ministero dell’Interno, che ha definito il sequestro “una risposta ferma e coordinata contro le mafie che cercano ancora di infiltrarsi nel tessuto economico legale della Campania”.


