Somma Vesuviana Di Sarno sfiduciato
Salvatore Di Sarno
📍 Somma Vesuviana

6 Ottobre 2025

Angela Capasso

Somma Vesuviana, Di Sarno sfiduciato: «Pago la candidatura di mia moglie con Forza Italia». I tre consiglieri “disertori” e la crisi politica che scuote la città

Il sindaco Salvatore Di Sarno sfiduciato da tredici consiglieri, compresi tre della sua maggioranza. «Complotto politico e vendette interne». Al centro della polemica la presunta candidatura della moglie nelle liste di Forza Italia

Crisi politica a Somma Vesuviana. Dopo anni di amministrazione e numerose battaglie per il rilancio del territorio, il sindaco Salvatore Di Sarno è stato sfiduciato da tredici consiglieri comunali, tra cui tre appartenenti alla sua stessa maggioranza.

Una mozione di sfiducia che ha provocato la caduta dell’amministrazione e l’immediato scioglimento del consiglio comunale. Alla base del terremoto politico — secondo quanto dichiarato dallo stesso Di Sarno — ci sarebbe la presunta candidatura della moglie nelle liste di Forza Italia, in vista delle prossime elezioni regionali.

Il primo cittadino parla di un “complotto politico”, denunciando una manovra orchestrata ai suoi danni e preannunciando battaglia politica e legale.

Il colpo di scena: tredici firme per la sfiducia

La crisi è esplosa ufficialmente con la mozione di sfiducia depositata e votata da tredici consiglieri comunali, che hanno messo fine all’esperienza amministrativa di Di Sarno.

Tra i firmatari non ci sono solo i rappresentanti dell’opposizione, ma anche tre esponenti della maggioranza: Raffaele Rancella, Giuseppe Stanzione e Antonio Neri. Una defezione che ha spostato gli equilibri interni e reso inevitabile la caduta della giunta.

«Una pugnalata alle spalle», ha dichiarato Di Sarno poche ore dopo la votazione, accusando i “disertori” di aver tradito il mandato ricevuto dagli elettori per meri calcoli personali.

“Pago la candidatura di mia moglie”

Secondo quanto riferito dal sindaco a Il Mediano, la crisi avrebbe origini esterne al Comune e sarebbe legata alle dinamiche regionali.

«Pago il prezzo della presunta candidatura di mia moglie nelle liste di Forza Italia – ha detto Di Sarno –. Una candidatura che non è mai stata confermata, ma che qualcuno ha strumentalizzato per farmi fuori politicamente. È evidente che dietro questa manovra c’è la mano di chi vuole indebolire la nostra area politica».

Il riferimento, neanche troppo velato, è al Partito Democratico regionale, dove secondo Di Sarno si sarebbe consumato un “gioco di potere” per colpire chi, come lui, aveva mantenuto una linea autonoma.

Salvatore Di Sarno
Salvatore Di Sarno

Le accuse del sindaco

In una conferenza stampa convocata poche ore dopo la sfiducia, Di Sarno ha parlato apertamente di complotto politico:

«Non è una crisi amministrativa, ma una manovra pianificata da mesi. Non ho perso la fiducia dei cittadini, ma quella di alcuni consiglieri mossi da ambizioni personali. Chi oggi mi accusa, fino a ieri chiedeva favori e incarichi. È il volto peggiore della politica».

Il sindaco ha poi ringraziato la parte leale della sua maggioranza e i cittadini che gli hanno espresso solidarietà:

«Io non mi arrendo. Continuerò a lavorare per Somma Vesuviana, anche da cittadino. Quello che è accaduto non cancella anni di lavoro, sacrifici e risultati concreti».

Il ruolo di Forza Italia e le ripercussioni regionali

La vicenda ha immediatamente assunto una dimensione regionale, perché avviene nel pieno della campagna elettorale per le elezioni regionali del 23 e 24 novembre.

Secondo fonti locali, la moglie di Di Sarno sarebbe stata avvicinata da esponenti di Forza Italia per una possibile candidatura nelle liste provinciali, ma l’operazione non si è mai concretizzata.

L’ipotesi, però, avrebbe irritato alcuni ambienti del Partito Democratico, con cui Di Sarno era stato in contatto per un’eventuale adesione al progetto di campo largo guidato da Roberto Fico.

La voce della candidatura sarebbe bastata, secondo il sindaco, a scatenare la “vendetta” dei vertici regionali, decisi a isolare chi si avvicinava troppo al centrodestra.

Le conseguenze istituzionali

Con la mozione di sfiducia approvata, il consiglio comunale di Somma Vesuviana viene sciolto e la città sarà affidata a un commissario prefettizio in attesa di nuove elezioni.

L’effetto domino della crisi si estende anche alla Città Metropolitana di Napoli, dove due consiglieri – Peppe Nocerino e Peppe Sommese – perdono automaticamente i rispettivi incarichi, in quanto decaduti con la caduta dell’amministrazione.

Una doppia perdita che ridisegna gli equilibri politici anche a livello metropolitano, dove Somma aveva rappresentato un tassello importante nella rete di comuni alleati al centrosinistra.

Un’amministrazione sotto pressione

L’amministrazione Di Sarno era nata con l’obiettivo di coniugare trasparenza e rilancio economico, puntando su cultura, riqualificazione urbana e servizi sociali.

Negli ultimi mesi, però, il clima politico era diventato sempre più teso.
Dalle polemiche sull’assegnazione degli incarichi tecnici al ritardo nell’approvazione del piano di bilancio, fino alle accuse incrociate tra consiglieri e assessori.

Il sindaco aveva più volte chiesto “unità e responsabilità”, ma le divisioni interne si sono rivelate insanabili.

Il profilo politico di Di Sarno

Ex maresciallo della Guardia di Finanza, Salvatore Di Sarno era stato eletto sindaco di Somma Vesuviana con una coalizione civica nel 2017 e riconfermato nel 2022.
Il suo profilo civico, lontano dai partiti tradizionali, gli aveva consentito di raccogliere consensi trasversali e costruire un’amministrazione basata su liste locali.

Negli anni si era distinto per l’impegno su sicurezza e legalità, ma anche per la capacità di dialogare con tutte le forze politiche. Proprio questa apertura – secondo lui – avrebbe scatenato la reazione dei “poteri forti” del centrosinistra regionale.

Salvatore Di Sarno

Le reazioni in città

La notizia della sfiducia ha scosso la comunità sommese.
Sui social si alternano messaggi di solidarietà al sindaco e commenti critici di chi, invece, parla di un’amministrazione ormai “ferma e divisa”.

Molti cittadini sottolineano che la crisi politica rischia di bloccare progetti strategici già avviati. Tra questi la riqualificazione del centro storico, il piano di rigenerazione urbana e gli interventi sul Patto per la Sicurezza Vesuviana.

Intanto, le opposizioni si preparano alla campagna elettorale, con Fratelli d’Italia e Forza Italia già al lavoro per costruire una lista civica forte in vista delle amministrative anticipate del 2026.

Le prospettive future

Dopo la sfiducia, il destino politico di Di Sarno resta incerto.
Potrebbe scegliere di candidarsi nuovamente alle prossime elezioni, magari alla guida di una lista civica indipendente, oppure avvicinarsi formalmente al centrodestra, come già accaduto in altre realtà dell’area vesuviana.

«Il mio percorso politico non finisce qui – ha assicurato –. Ho sempre agito per il bene della città. I cittadini sanno distinguere chi lavora davvero da chi trama nell’ombra».

Il messaggio è chiaro: la caduta dell’amministrazione non segna la fine, ma l’inizio di una nuova battaglia politica.

La crisi di Somma Vesuviana è molto più di una vicenda locale. Riflette le tensioni politiche e le rivalità interne che attraversano la Campania a poche settimane dalle regionali.

Il caso Di Sarno mostra come le dinamiche nazionali e regionali si intreccino con le realtà amministrative, influenzando alleanze e scelte anche nei comuni di medie dimensioni.

In un contesto già polarizzato tra il campo largo di Roberto Fico e il centrodestra di Edmondo Cirielli, la caduta di un sindaco civico come Di Sarno diventa simbolo di un clima politico teso e frammentato, dove ogni mossa può avere ripercussioni ben oltre i confini comunali.

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