Dopo oltre un anno dalla sentenza di primo grado, la strage di Ercolano torna davanti alla Corte d’Appello per due dei tre imputati condannati
Il prossimo 2 ottobre prenderà il via il processo di Appello per la strage di Ercolano, in provincia di Napoli, la tragedia costata la vita a tre giovani nell’esplosione di una fabbrica abusiva di fuochi d’artificio. Il nuovo giudizio riguarderà due dei tre imputati condannati in primo grado. Per il terzo , invece, la sentenza è ormai definitiva. Si apre così una nuova fase giudiziaria in una vicenda che ha profondamente segnato il territorio e riacceso il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sul fenomeno delle attività illegali.
Le condanne emesse in primo grado
Nel giudizio di primo grado erano stati condannati Pasquale Punzo e Vincenzo D’Angelo, ritenuti titolari della fabbrica abusiva e datori di lavoro delle tre vittime. Entrambi erano imputati per omicidio volontario con dolo eventuale, caporalato e fabbricazione e detenzione di ordigni esplosivi. I pubblici ministeri Stella Castaldo e Vincenzo Toscano avevano chiesto una condanna a vent’anni di reclusione per entrambi. Il giudice per l’udienza preliminare Federica Girardi aveva invece inflitto una pena di 17 anni e sei mesi di carcere. Un terzo imputato, Raffaele Boccia, era stato condannato a quattro anni di reclusione per il reato di detenzione di esplosivo.
Chi affronterà il processo di secondo grado
Il processo di Appello riguarderà Vincenzo D’Angelo e Raffaele Boccia. Diversa la scelta di Pasquale Punzo, che ha deciso di non impugnare la sentenza di primo grado, rendendo così definitiva la condanna. La decisione comporta anche l’applicazione di quanto previsto dalla riforma Cartabia, che riconosce una riduzione della pena di un sesto a chi rinuncia all’Appello. Di conseguenza, Punzo dovrà scontare una pena pari a 15 anni di reclusione.
La protesta dei familiari dopo la sentenza
La tragedia costò la vita a tre ragazzi: Samuel Tafciu, che aveva appena 18 anni, e le sorelle gemelle Aurora e Sara Esposito, entrambe di 26 anni. Le loro famiglie continuano a seguire da vicino l’iter giudiziario nella ricerca di una risposta che possa fare chiarezza sulle responsabilità di quanto accaduto. La famiglia Tafciu è assistita dall’avvocato Massimo Viscusi. Quella delle sorelle Esposito è rappresentata, invece, dall’avvocata Nicoletta Verlezza.
La lettura della sentenza di primo grado, avvenuta il 10 dicembre nell’aula 413 del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, fu accompagnata da momenti di forte tensione. I parenti delle vittime manifestarono apertamente il loro dolore e la loro delusione nei confronti dell’entità delle condanne. In quell’occasione risuonarono le parole: “Diciassette anni di carcere per tre morti non sono giustizia“. Una frase che è diventata il simbolo del sentimento espresso dai familiari, convinti che la pena inflitta non fosse proporzionata alla gravità della tragedia.
Ora la parola alla Corte d’Appello
Con l’apertura del processo di secondo grado, la Corte d’Appello sarà chiamata a riesaminare la posizione dei due imputati che hanno scelto di impugnare la sentenza. L’esito del procedimento potrebbe confermare o modificare quanto stabilito in primo grado, mentre per Pasquale Punzo la condanna è ormai definitiva. L’attenzione resterà alta anche per il valore simbolico di questo procedimento, che rappresenta uno dei casi più drammatici legati al lavoro nero e alla produzione illegale di materiale esplosivo nel territorio campano.


