Il 20enne reo confesso dell’omicidio di Martina Carbonaro ha parlato in videoconferenza davanti alla madre della ragazza: «Non perdono me stesso per quello che è successo»
È iniziata con le dichiarazioni spontanee di Alessio Tucci il processo per l’omicidio di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola, in provincia di Napoli, il 26 maggio 2025. L’ex fidanzato della ragazza, 20 anni, reo confesso e imputato per omicidio pluriaggravato, ha parlato in videoconferenza dal carcere. Si è rivolto alla famiglia della vittima. Davanti alla madre di Martina, Enza Cossentino, Tucci è apparso commosso e ha chiesto nuovamente scusa per la morte della giovane. «Non perdono, perché non perdono me stesso per questa brutta cosa», ha detto durante l’udienza.
Le parole di Alessio Tucci davanti alla famiglia di Martina
L’imputato ha spiegato di non riuscire ancora a comprendere quanto accaduto quel giorno e ha definito la vicenda un incubo che continua a vivere. «È passato un anno, non ho capito cosa sia successo quel giorno, per me è un incubo, non c’è un minuto in cui non penso alla ragazza», ha dichiarato. Tucci ha ribadito il suo dolore e la consapevolezza delle conseguenze giudiziarie della sua azione. Infatti, ha detto: «Le volevo tantissimo bene, sono consapevole e pagherò fino all’ultimo».
Durante il collegamento video, la sua presenza è stata seguita dalla madre di Martina, che in aula ha ascoltato le parole dell’imputato mantenendo uno sguardo severo verso lo schermo. Dopo le tensioni avvenute tra le famiglie nella prima udienza, il giudice ha disposto che Tucci partecipi al processo esclusivamente attraverso la videoconferenza. Nel corso della dichiarazione spontanea, il 20enne ha anche fatto riferimento a un messaggio già acquisito agli atti dell’inchiesta. Il messaggio era: «Devi morire per amore». Secondo quanto dichiarato dall’imputato, la frase sarebbe stata collegata alla sofferenza vissuta durante il rapporto con Martina. Tuttavia, non a una minaccia.

La ricostruzione dell’omicidio e il ritrovamento nel casolare abbandonato
Il processo davanti alla Corte d’Assise di Napoli sta ricostruendo le fasi della morte della giovane. La morte è avvenuta all’interno di un ex alloggio abbandonato del custode dello stadio Moccia di Afragola. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Martina fu trovata durante il terzo sopralluogo effettuato dai carabinieri. Inoltre, la scoperta avvenne nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2025. In quella notte, sotto alcuni materiali abbandonati furono individuati alcuni elementi riconducibili alla ragazza.
In aula un militare ha raccontato il momento del ritrovamento, spiegando che alcuni dettagli delle indagini avevano spinto gli investigatori a tornare nuovamente in quel luogo. Tra gli elementi analizzati dagli inquirenti ci sarebbero state le immagini delle telecamere di sorveglianza, i dati del telefono cellulare della ragazza e alcune dichiarazioni ritenute contraddittorie di Tucci. I genitori di Martina hanno assistito alle prime fasi dell’udienza. Tuttavia, poi hanno lasciato l’aula durante la proiezione delle immagini relative al luogo del ritrovamento. La famiglia della 14enne è costituita parte civile nel procedimento.
Le paure raccontate da Martina e le indagini sul rapporto con l’ex fidanzato
Nel corso delle udienze sono emersi anche alcuni messaggi che Martina avrebbe affidato a un chatbot sul proprio telefono, nei quali raccontava timori legati al rapporto con Alessio Tucci. Tra le conversazioni riportate agli atti figurano domande sulla paura di consegnare il cellulare al fidanzato e sul disagio provato durante alcune discussioni. Gli investigatori stanno ricostruendo il rapporto tra i due giovani. In questo modo, vogliono chiarire la dinamica che ha preceduto il delitto.
Dalle indagini è emerso inoltre un episodio precedente, risalente al 9 maggio, nel quale Martina e Alessio avrebbero avuto una discussione. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, in quell’occasione la ragazza avrebbe riportato la rottura degli occhiali dopo un litigio. La madre di Martina, attraverso il suo legale, ha chiesto che eventuali responsabilità ancora da chiarire vengano accertate dalla magistratura. «Se ci sono altre persone devono pagare fino alla fine», ha dichiarato Enza Cossentino, secondo quanto riportato durante il processo.
L’avvocato Sergio Pisani, che assiste la famiglia della vittima, ha spiegato che Martina «era abbastanza spaventata» e che avrebbe chiesto aiuto anche a un’insegnante a scuola. Il legale ha inoltre sottolineato l’importanza del messaggio “devi morire per amore” nell’ambito della ricostruzione accusatoria. Tuttavia, ha precisato che la contestazione della premeditazione non è attualmente formulata. Il processo proseguirà nelle prossime settimane con l’ascolto di altri testimoni e l’esame degli elementi raccolti durante le indagini.


