Uno spettacolo tutto da scoprire nell’ambito del Campania Teatro Festival 2026
Il Cile, si pensa, o qualsiasi altro paese. Una trama che potrebbe indurre a pensare a qualcosa di estremamente preciso o forse è soltanto riflessione, è soltanto azzardo artistico, teatrale. “La Morte e la Fanciulla” di Ariel Dorfman rappresenta un incidente, un banale incidente capace di rivoluzionare l’equilibrio di ben tre diverse vite.
Lo spettacolo
“La Morte e La Fanciulla”, nasce da un testo di Ariel Dorfman, tradotto da Alessandra Serra su progetto di Elena Bucci, che ne cura anche la regia e Margo Sgrosso, tra l’altro aiuto regia. Protagonisti in scena gli stessi Elena Bucci e Marco Sgrosso insieme a Gaetano Colella. La drammaturgia del suono e le registrazioni sono di Raffaele Bassetti e Franco Naddei, mentre l’assistenza all’allestimento è di Nicoletta Fabbri. Costumi di Nomadea e Marta Bernini.

La produzione è del Centro Teatrale Bresciano e Le Belle Bandiere, con il sostegno della Regione Emilia Romagna, e del Comune di Sussi, in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Julia Tyrrel Management. Lo spettacolo è in programma presso Sala Assoli Moscato di Napoli il 12 luglio alle ore 19:00, nell’ambito del Campania Teatro Festival.
La trama
“Siamo in una casa isolata sul mare – spiega la trama diffusa dalla produzione – in un paese che ha appena ottenuto la democrazia dopo un lungo periodo di dittatura. Un banale incidente rivoluziona l’equilibrio apparente di tre vite.
È notte. Paulina Salas aspetta il marito Gerardo Escobar, brillante avvocato in carriera dal passato sovversivo. Era lui che i militari cercavano, quando la imprigionarono e la torturarono, ma lei non rivelò mai il suo nome. Gerardo deve confessarle di aver accettato di presiedere la commissione di indagine sui crimini della dittatura ma senza poter perseguire i criminali”.
Perchè il compromesso, come spiegarlo, dedizione alla legge o ambizione? Un incontro drammatico, poi, travolge la protagonista, forse il medico che tempo fa la violentò. In che modo risolvere, a questo punto, un trauma che non le consente più di vivere come prima? Quell’uomo è un criminale o un semplice e pacifico padre di famiglia?. Le domande risuonano, i dubbi persistono, fino ad un epilogo per niente scontato.
La regia
“L’azione si svolge ai giorni nostri, probabilmente in Cile – spiega Elena Bucci – ma potrebbe trattarsi di un qualsiasi altro Paese che ha appena ottenuto la democrazia dopo un lungo periodo di dittatura”, scrive Dorfman.
Rivivere in scena questo testo ne rivela ancora oggi la forza e l’attualità: lo sguardo si allarga al mondo intero, dove si moltiplicano governi autoritari che faticano a dialogare tra loro e si sfalda la memoria anche dei più recenti crimini contro l’umanità”.
“Rivolgiamo il pensiero alle dittature del secolo scorso – continua – alle tragiche ripetizioni della storia, al pericolo delle lusinghe del potere, alla lotta tra memoria e oblio. Quello che accade in quella pacifica casa sul mare evoca stadi affollati di prigionieri, tribunali, camere di tortura, le attuali guerre e dittature. Passiamo dalla sceneggiatura cinematografica al testo teatrale, sospendendo a tratti il ritmo serrato del racconto per rivolgerci al presente. Le voci si moltiplicano in un’architettura sonora di echi, registrazioni, melodie accennate che corrodono la compattezza dei “personaggi” rendendoli permeabili gli uni agli altri“.


