Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata
📍 Massa Lubrense

2 Luglio 2026

Cristina Siciliano

Massa Lubrense, violati i sigilli su un’area sotto sequestro: scatta l’interdizione per il titolare del ristorante di Nerano

Il gip dispone tre mesi di sospensione dall’attività imprenditoriale per il legale rappresentante di una società della ristorazione a Nerano. Ciò avviene dopo le presunte violazioni dei sigilli accertate dalla Guardia Costiera

A Massa Lubrense, in località Nerano, un ristoratore è stato raggiunto da una misura cautelare personale di interdizione dall’attività imprenditoriale per tre mesi. Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Torre Annunziata. È stato anche eseguito dalla Guardia Costiera di Castellammare di Stabia. Al centro della vicenda, la violazione di un sequestro già notificato nei mesi precedenti su alcune strutture del ristorante. Inoltre, le contestazioni riguardano anche ulteriori condotte accertate durante i controlli.

Il provvedimento del giudice e la misura interdittiva

La misura cautelare interdittiva sospende per tre mesi l’esercizio dell’attività imprenditoriale e di ristorazione. Inoltre, riguarda anche le attività di catering e quelle collegate. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale competente su richiesta della Procura di Torre Annunziata, a seguito degli accertamenti condotti dagli inquirenti e dalle forze dell’ordine. La sospensione riguarda il legale rappresentante della società Ristorante Maria Grazia srl, titolare dell’omonima attività situata nella frazione di Nerano. Questa località è nota anche per la tradizionale ricetta degli spaghetti alla Nerano. L’ordinanza è stata notificata alla Camera di Commercio e al Comune. Pertanto, questi enti potranno ora adottare eventuali ulteriori provvedimenti di competenza amministrativa.

Secondo una prima ricostruzione, la misura è stata adottata dopo l’interrogatorio preventivo dell’indagato. Si inserisce nell’ambito di un procedimento che si trova ancora nella fase delle indagini preliminari.

Il sequestro iniziale e le strutture sotto sigilli

La vicenda ha origine dal sequestro eseguito il 17 dicembre scorso su una parte di una pedana su palafitte utilizzata dal ristorante per l’allestimento di tavoli. L’area interessata ricade su demanio marittimo. Secondo quanto contestato, le strutture avrebbero dovuto essere rimosse al termine della stagione balneare. Dagli accertamenti effettuati all’epoca, la rimozione non risultava eseguita. Inoltre, veniva rilevata la presenza di elementi di ancoraggio stabile al suolo, anche tramite putrelle in cemento. Tale circostanza aveva portato all’apposizione dei sigilli da parte dell’autorità competente. Pertanto, il sequestro aveva riguardato non solo la mancata rimozione della struttura, ma anche le modalità di realizzazione dell’allestimento. Queste ultime sono considerate non conformi alle prescrizioni.

Guardia Costiera
Guardia Costiera

Le verifiche successive della Capitaneria di Porto

La posizione del ristoratore si sarebbe aggravata in seguito a ulteriori controlli effettuati dalla Guardia Costiera di Castellammare di Stabia. Gli inquirenti riferiscono che, in occasione di una richiesta di accesso all’area sequestrata per accertamenti tecnici finalizzati a una possibile regolarizzazione, sarebbero emerse nuove irregolarità. Durante le verifiche, la pedana oggetto del sequestro non solo non risultava rimossa, ma sarebbe stata anche riverniciata. Si tratta di un elemento che ha contribuito a rafforzare le contestazioni già in corso. Inoltre, ulteriori controlli successivi hanno portato a un nuovo riscontro significativo. Infatti, lo scorso 21 giugno, a seguito di una segnalazione, i militari avrebbero accertato la presenza di tavoli e clienti intenti a consumare all’interno dell’area sottoposta a vincolo di interdizione.

La violazione dei sigilli e il ruolo del custode giudiziario

Uno degli aspetti più rilevanti contestati nel provvedimento riguarda la violazione dei sigilli apposti sull’area sequestrata. Secondo quanto riportato negli atti, l’effrazione sarebbe stata commessa anche dal custode giudiziario. Tale elemento ha aggravato la posizione complessiva. La Procura di Torre Annunziata ha sottolineato come la misura interdittiva sia stata adottata proprio in seguito all’accertamento delle violazioni dei vincoli imposti. Queste violazioni sono considerate incompatibili con il mantenimento dell’attività nelle condizioni originariamente autorizzate. Il procedimento resta comunque aperto e nella fase delle indagini preliminari. In questa fase, potranno essere valutati ulteriori elementi a difesa e a chiarimento della posizione dell’indagato.

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