Il consigliere Davide D’Errico propone un progetto pilota negli istituti superiori e medie in Campania: distributori gratuiti e campagne di educazione mestruale per superare stigma e disuguaglianze
Non è un’emergenza visibile come altre, ma pesa ogni giorno tra i banchi di scuola. In Campania arriva in Consiglio regionale una mozione che punta a introdurre la distribuzione gratuita di assorbenti e prodotti igienici femminili negli istituti scolastici. L’obiettivo è affrontare il fenomeno della povertà mestruale e ridurre le disuguaglianze legate al ciclo. La proposta è stata presentata dal consigliere regionale Davide D’Errico, eletto con la lista Fico Presidente. Inoltre, prevede un progetto pilota nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, accompagnato da un sistema di monitoraggio e da attività di sensibilizzazione.
La proposta: distributori gratuiti nelle scuole
La mozione chiede l’installazione di distributori automatici di prodotti igienici femminili all’interno degli istituti scolastici della Campania. L’obiettivo è garantire un accesso gratuito e immediato agli assorbenti, evitando situazioni di disagio legate a necessità improvvise o alla mancanza di risorse economiche. Il progetto è concepito come sperimentale. La fase iniziale servirà a raccogliere dati sull’utilizzo del servizio e sul suo impatto in termini sociali ed educativi. In questo modo si potrà valutare una possibile estensione su scala regionale. Accanto alla distribuzione dei prodotti, la mozione prevede anche iniziative di educazione mestruale e salute riproduttiva, rivolte agli studenti e al personale scolastico.

Povertà mestruale e disuguaglianze quotidiane
Il documento porta al centro il tema della povertà mestruale, una condizione che limita l’accesso ai prodotti igienici essenziali. Secondo il rapporto sulla giustizia mestruale realizzato da WeWorld e Ipsos con Equonomics e la School of Gender Economics di Unitelma Sapienza, in Italia circa una persona su sei dichiara difficoltà nell’acquisto di assorbenti. A livello globale, il fenomeno riguarda circa 500 milioni di persone. Nella vita quotidiana delle studentesse, si traduce in strategie di adattamento forzate, richieste di aiuto tra pari e, in alcuni casi, nella rinuncia a frequentare la scuola o partecipare ad attività sportive nei giorni del ciclo. Inoltre, è una condizione che, secondo il dibattito europeo, non riguarda solo la sfera economica ma anche quella culturale. Quest’ultima è legata allo stigma ancora associato alle mestruazioni.
Il quadro europeo e le esperienze locali
Il tema della cosiddetta “period poverty” è già al centro di politiche pubbliche in diversi Paesi europei. In Scozia, dal 2022, i prodotti mestruali sono garantiti gratuitamente in scuole, università e spazi pubblici. In Francia sono stati installati distributori nei campus universitari e negli alloggi studenteschi. Anche in Spagna, una legge del 2023 ha introdotto la gratuità dei prodotti mestruali in strutture sanitarie e scolastiche. Ha inoltre riconosciuto il congedo mestruale per dolori invalidanti. In Italia, alcune amministrazioni locali si sono già mosse in autonomia. In Campania, il Comune di Bacoli ha introdotto distributori nelle scuole e negli uffici pubblici. Inoltre, a Frigento, in Irpinia, iniziative simili sono state attivate grazie alla collaborazione tra associazioni e amministrazione comunale. Tuttavia, gli interventi sono ancora frammentati e non strutturali.
Scuola come spazio di diritti e inclusione
La mozione sottolinea il ruolo degli istituti scolastici come luoghi centrali non solo per la formazione, ma anche per la riduzione delle disuguaglianze. L’accesso ai prodotti igienici viene inserito in una più ampia prospettiva di diritto allo studio e inclusione sociale. Nel testo viene inoltre richiamata la necessità di monitorare l’efficacia del progetto attraverso indicatori specifici, per misurarne l’impatto e valutarne l’eventuale estensione a livello regionale. Sul piano politico, la proposta si inserisce anche nel dibattito nazionale sulla tassazione dei prodotti mestruali. Questo avviene dopo l’aumento dell’IVA dal 5% al 10% entrato in vigore nel 2024. La richiesta è quella di un allineamento agli standard europei più avanzati.

