La vertenza delle Fonderie Pisano torna al centro del confronto tra lavoratori e Regione Campania, tra attese decisionali, nodo ambientale e futuro occupazionale dello stabilimento
La vertenza delle Fonderie Pisano torna al centro del dibattito dopo l’assemblea degli operai che si è svolta nello stabilimento di via dei Greci a Salerno, chiuso ormai da mesi. Il clima è teso e sospeso tra attesa e incertezza. Cresce la pressione sulla Regione Campania affinché acceleri le procedure necessarie a sbloccare la situazione. Il messaggio è chiaro e diretto: “Fate presto“. Una richiesta che sintetizza l’urgenza percepita dai lavoratori, molti dei quali temono per la continuità occupazionale.
La richiesta di riapertura della Conferenza dei servizi
Il cuore della mobilitazione riguarda la richiesta di riaprire la Conferenza dei servizi, chiamata a valutare l’aggiornamento del progetto di revamping presentato dalla proprietà. Gli operai ribadiscono la loro posizione con forza: Gli operai dichiarano: “Subito la Conferenza dei servizi per valutare il nuovo progetto”. La procedura amministrativa è considerata decisiva per sbloccare il futuro dell’impianto e per dare una risposta concreta a una crisi che si trascina da tempo.
Il nodo dell’AIA e le valutazioni tecniche
La precedente Conferenza dei servizi aveva espresso un parere negativo sul rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), ritenendo insufficienti gli interventi proposti. In particolare, le autorità avevano rilevato criticità rispetto alle migliori tecnologie disponibili, le cosiddette BAT, necessarie per garantire il rispetto dei parametri ambientali europei. Su questi aspetti sono chiamati a pronunciarsi nuovamente Regione Campania, Arpac e Asl, alla luce delle modifiche introdotte nel nuovo progetto industriale.
Il progetto aggiornato prevede interventi significativi, tra cui la sostituzione dei forni a carbone con forni elettrici. Questa trasformazione avrebbe l’obiettivo di ridurre drasticamente le emissioni e di diminuire la capacità produttiva complessiva dello stabilimento. Si tratta di un cambiamento strutturale che, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe rendere l’impianto compatibile con le normative ambientali e aprire la strada a una possibile ripartenza sostenibile.

Occupazione, ammortizzatori sociali e tavoli istituzionali
Accanto al tema ambientale resta centrale quello occupazionale. Gli operai possono ancora contare su ammortizzatori sociali per un periodo limitato, ma la scadenza imminente aumenta la preoccupazione. La situazione è seguita anche a livello ministeriale, con un tavolo aperto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy che valuta possibili soluzioni industriali e ipotesi di delocalizzazione sostenute da fondi Invitalia, nella speranza di garantire continuità produttiva e tutela dei posti di lavoro.
Nel frattempo, all’interno della comunità dei lavoratori emergono posizioni diverse. Da un lato c’è chi mantiene una speranza concreta di rilancio e chi invece vede sempre più difficile una soluzione positiva. Anche le famiglie partecipano emotivamente alla vertenza, denunciando la diffusione di informazioni distorte. In questo contesto c’è anche la voce della moglie di un lavoratore che dichiara: “Stop mistificazioni”.
La vicenda delle Fonderie Pisano mostra quanto sia complesso bilanciare tutela ambientale, innovazione industriale e salvaguardia occupazionale. Le decisioni amministrative non sono mai neutre: producono effetti concreti sulla vita delle persone e sul tessuto economico locale. Il caso mette in evidenza anche il ruolo cruciale della fiducia tra istituzioni, impresa e lavoratori. Senza trasparenza nei processi e tempi certi nelle decisioni, il rischio è che il conflitto si cristallizzi, rendendo ancora più difficile qualsiasi soluzione condivisa.


