Un grande evento presso la suggestiva rassegna artistica presso il Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei
A Pompei, nel maestoso contesto del Teatro Grande del Parco Archeologico, il terzo appuntamento della nona edizione della rassegna estiva Pompeii Theatrum Mundi, diretta da Roberto Andò, in corso dai primi giorni di Giugno. In scena, l’applauditissimo allestimento di Alcesti, di Euripide, firmato da Filippo Dini, tra l’altro anche interprete della messa in scena.
L’evento
L’allestimento di Alcesti, si basa sulla traduzione di Elena Fabbro e sarà in scena dal 3 al 5 luglio, con inizio alle ore 20:00. Prodotto daInda – Istituto Nazionale del Dramma Antico e Teatro Stabile del Veneto, lospettacolo vede in scena con Filippo Dini (nel ruolo diFerete), Alessio Del Mastro (Apollo), Giulio Della Monica (Thanatos), Sandra Toffolatti (Ancella), Deniz Ozdogan (Alcesti), Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle), Bruno Ricci (Servo),

Il Coro, capitanato da Carlo Orlando,è composto da Simonetta Cartia, Gennaro Di Biase, Riccardo Gamba, Lucia Limonta, Margherita Mannino, Carolina Rapillo, Ottavia Sanfilippo, Roberto Serpi, Chiarastella Sorrentino, Dalila Toscanelli. La scena è di Gregorio Zurla; icostumi sono di Alessio Rosati, assistente Giulia Giannino; le musiche sono di Paolo Fresu; movimenti di Alessio Maria Romano; disegno luci è di Pasquale Mari; assistente alla regia è Arianna Sorci.
La trama
Alcesti, è la più antica tragedia di Euripide giunta fino ai nostri tempi, presumibilmente rappresentata nel 438 a.C alle Dionisie. La storia di Admeto, re di Frere, al quale Apollo concede di sfuggire alla morte a patto che qualcun altro si sacrifichi per lui. Solo sua moglie accetta di morire al suo posto. L’entrata in gioco di Eracle che scende ad affrontare la morte per riportare la donna tra i vivi. Alcesti torna ma dovrà restare in silenzio per tre giorni prima di essere pienamente restituita completamente alla vita.
“Accostarsi ad Alcesti di Euripide – spiega Dini – fa paura, perché significa accostarsi alla Morte. Ad una morte inaccettabile, forse la più inaccettabile di tutte: la morte di una vittima sacrificale. Al tempo stesso Alcesti è, per i filosofi, la prima meditazione sulla morte nella storia dell’Occidente, quindi una pratica di valorizzazione di tutto ciò che c’è di prezioso e sacro nell’atto di vivere, proprio perché Alcesti è una tragedia a lieto fine“.
“Di lieto in realtà conserva ben poco – continua – come Hitchcock farà un paio di millenni dopo in Psyco, Euripide fa morire la sua protagonista a metà del dramma. Alcesti muore e, in un certo senso, il percorso tragico della nostra storia si conclude. L’arrivo di Eracle, così goffo, così incerto, così grottesco, così fuori luogo e scandaloso, riapre in modo tutto nuovo il racconto destabilizzandoci a tal punto che non siamo nemmeno più sicuri di riconoscerla in quanto tragedia”.
Lo spettacolo
Una intensa rivisitazione di uno dei classici del teatro, in un contesto tale da avvicinare all’emozione praticamente chiunque. Alcesti nelle sue incredibili riflessioni e sfumature, riesce ancora oggi ad affascinare ed interrogare. Un’opera assoluta, una drammaturgia inarrivabile, per un esempio di teatro tra i più solidi in assoluto. A Pompei, insomma, ancora una volta, in scena è la magia.

