La nuova relazione sulla Terra dei Fuochi rilancia l’allarme sull’inquinamento nascosto e sulle mutate rotte dei traffici illegali di rifiuti
Il tema della Terra dei Fuochi torna al centro del dibattito politico e istituzionale con una nuova relazione presentata alla Casa don Diana di Casal di Principe, in provincia di Caserta. L’attenzione si sposta però su un elemento meno visibile ma potenzialmente ancora più pericoloso, ossia l’inquinamento delle falde acquifere. La questione, da anni al centro di indagini e denunce, è ora riletta attraverso nuove evidenze e una diversa chiave investigativa.
La nuova relazione della Commissione d’inchiesta
Il documento nasce dal lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, guidata da Jacopo Morrone, e punta a ridefinire il perimetro stesso dell’emergenza ambientale. Il focus si sposta dalle aree visivamente compromesse ai processi sotterranei, più difficili da rilevare ma più insidiosi per la salute pubblica. “Di Terra dei Fuochi si discute da trent’anni e le relazioni non mancano. Quello che serviva era un rotta investigativa nuova. Ci ha abituati a un inquinamento visivo, ma il pericolo più grave è sotterraneo. E il fatto che oggi tutti parlino dello studio della Federico II lo conferma. La vera domanda è perché dati e studi commissionati dal 2019 vengono alla luce solo adesso”, dichiara la coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle Auriemma.

Le parole di Auriemma e il ruolo delle istituzioni
La deputata Carmela Auriemma, coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle e relatrice di minoranza della relazione, continua il dibattito. Le sue dichiarazioni sottolineano la necessità di superare la visione locale del fenomeno e di leggere le nuove dinamiche criminali in chiave più ampia e strutturata. Per Auriemma “è evidente che bisogna oramai andare oltre il perimetro dei 90 comuni individuati nel perimetro della Terra dei Fuochi. Dal documento emerge anche una geografia del crimine che è mutata. Le rotte non vanno più solo da Nord a Sud, ma da Sud a Sud, fino alla Puglia, con ramificazioni internazionali. Non possiamo più raccontarla come un’emergenza locale o nazionale.
Un fenomeno internazionale e va vivere con strumenti giuridici nuovi, all’altezza. Il valore della di territori questi l’ha certificato anche la Corte La sentenza della Cedu ha messo nero su bianco ciò che cittadini e comitati ripetono da decenni: non erano allarmisti, denunciavano un crimine, mentre le istituzioni tacevano pur sapendo fin dagli anni Novanta. Io quei comitati li ho vissuti da dentro, da firmataria del ricorso, e ho voluto che la Commissione li ascoltasse davvero questo lavoro diventi un beneficio reale per chi vive questa terra. Grazie ai funzionari e ai consulenti che lo hanno reso possibile”.
Criminalità ambientale e nuove rotte
Uno degli elementi più rilevanti emersi è il mutamento delle rotte illegali dei rifiuti. Non si tratta più soltanto di un flusso Nord-Sud, ma di una rete più complessa che coinvolge anche il Sud Italia e si estende oltre i confini nazionali. Un cambiamento importante che indica una strutturazione più sofisticata delle organizzazioni criminali e rende più difficile il contrasto attraverso strumenti tradizionali.
La vicenda che coinvolge la cosiddetta Terra dei Fuochi mostra come l’inquinamento ambientale non sia soltanto un problema visibile, ma soprattutto un fenomeno stratificato e nascosto. Il passaggio dall’osservazione delle aree bruciate alla contaminazione delle falde segna un’evoluzione importante anche sul piano politico e investigativo. La vera sfida, oggi, è dotarsi di strumenti normativi e scientifici capaci di leggere questa complessità, superando ritardi istituzionali e frammentazioni territoriali. In gioco non c’è solo la tutela dell’ambiente, ma la credibilità stessa della capacità dello Stato di prevenire e affrontare crimini ambientali su larga scala.

