I dipendenti del complesso alberghiero chiedono alle istituzioni una proroga per evitare la perdita del lavoro a stagione avviata
A Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, cresce la tensione attorno alla chiusura del complesso de La Sonrisa, noto anche come “Castello delle Cerimonie”. Dal 15 giugno la struttura è chiusa a seguito degli effetti di una sentenza definitiva legata a una vicenda di lottizzazione abusiva. Questa mattina, 24 giugno, i lavoratori hanno organizzato un sit-in davanti ai cancelli chiedendo alle istituzioni una soluzione temporanea che consenta di proseguire l’attività almeno fino al termine della stagione estiva. La protesta coinvolge decine di dipendenti diretti. Inoltre, un numero ancora maggiore di lavoratori dell’indotto partecipa, con ricadute che toccano l’intero comparto dell’ospitalità e dei servizi collegati. Al centro della richiesta c’è la necessità di evitare un’interruzione immediata dell’attività lavorativa a stagione già avviata.
Il sit-in dei lavoratori davanti alla struttura
Fin dalle prime ore della mattina i lavoratori si sono radunati all’esterno del complesso, occupando l’area antistante i cancelli con striscioni e slogan a sostegno della richiesta di continuità lavorativa. Le rivendicazioni sono chiare: poter concludere gli eventi già prenotati e garantire un minimo di stabilità occupazionale almeno fino all’autunno. «Avrebbero potuto almeno farci finire la stagione e poi chiudere più avanti», ha raccontato uno dei lavoratori presenti alla manifestazione a Napoli Today, sottolineando come molti dipendenti siano stati assunti di recente e si trovino ora senza ammortizzatori sociali adeguati. La protesta si è svolta in un clima di forte tensione. Era presente anche la polizia per monitorare la situazione e garantire il regolare svolgimento del presidio.
La chiusura e la vicenda giudiziaria
La chiusura della struttura è l’ultimo atto di un lungo procedimento giudiziario iniziato oltre dieci anni fa e conclusosi con una sentenza definitiva nel 2024. Al centro del caso vi è una contestazione di lottizzazione abusiva relativa a trasformazioni edilizie avvenute nel corso degli anni. Queste trasformazioni hanno portato alla radicale modifica dell’area. Secondo quanto stabilito nei provvedimenti giudiziari, l’intero complesso è stato acquisito al patrimonio pubblico del Comune. Di conseguenza, ne è diventato proprietario. Negli anni precedenti alla chiusura, l’attività era proseguita grazie a proroghe temporanee che avevano consentito alla struttura di rimanere operativa. Tuttavia, l’ultima richiesta di sospensione dell’esecuzione è stata rigettata. Questo ha determinato lo stop definitivo delle attività ricettive e degli eventi.

Le richieste dei lavoratori e la posizione delle parti
I manifestanti chiedono una soluzione transitoria che consenta di evitare l’interruzione immediata del lavoro. La proposta più ricorrente è quella di una proroga fino al termine della stagione. In questo modo sarebbe possibile completare gli eventi già programmati e ridurre l’impatto occupazionale. Secondo i lavoratori, la chiusura improvvisa ha lasciato molte famiglie senza reddito e senza strumenti di sostegno immediato. La protesta punta quindi a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di una gestione graduale della fase di transizione. Anche la proprietà della struttura ha sottolineato negli ultimi mesi il ruolo economico e sociale del complesso. In particolare, evidenzia come per decenni l’attività abbia rappresentato un punto di riferimento per l’occupazione locale. Inoltre, è stata importante per l’indotto legato agli eventi e al turismo.
Un nodo ancora aperto tra lavoro e legalità
La vicenda de La Sonrisa resta al centro di un intreccio complesso tra decisioni giudiziarie definitive e conseguenze sociali immediate. Da un lato il percorso amministrativo e giudiziario che ha portato alla chiusura. Dall’altro l’impatto occupazionale che coinvolge lavoratori diretti e indiretti. In attesa di sviluppi, i lavoratori restano in presidio permanente davanti alla struttura. L’obiettivo dichiarato è ottenere una risposta dalle istituzioni che consenta di affrontare la fase di transizione senza una perdita immediata di occupazione. Questo dovrebbe durare almeno fino alla conclusione della stagione estiva.

