Lungomare di Napoli, Velia Cammarano
Lungomare di Napoli - Foto: Velia Cammarano

24 Giugno 2026

Cristina Siciliano

Allarme caldo a Napoli, tra indice climatico ed effetto deserto: 64 gradi al suolo. Legambiente: «Serve un piano anti-afa»

Rilevati picchi termici fino a 63,9 gradi sulla pavimentazione a San Pietro a Patierno durante il monitoraggio ambientale dell’associazione ambientalista

A Napoli si registrano condizioni di caldo estremo con temperature al suolo che sfiorano i 64 gradi. È quanto emerge dalla campagna di monitoraggio di Legambiente nel quartiere di San Pietro a Patierno. Qui lo scorso 11 giugno sono stati rilevati valori ambientali e superficiali tra i più alti dell’anno. I dati sono stati presentati in città. Inoltre, fanno parte di un’indagine più ampia sulle periferie urbane italiane. Secondo quanto riporta Il Corriere della sera, l’associazione chiede interventi strutturali e un piano organico contro le ondate di calore.

I dati del monitoraggio nel quartiere di San Pietro a Patierno

Nel quartiere della periferia nord di Napoli, Legambiente ha registrato un picco di 36,5 gradi di temperatura dell’aria e fino a 63,9 gradi sulla pavimentazione stradale. Le rilevazioni sono state effettuate nel corso della giornata dell’11 giugno durante le ore più calde, tra le 11 e le 14. Il monitoraggio si inserisce nella campagna nazionale dell’associazione. Questa campagna analizza le condizioni di vivibilità climatica nelle città italiane. L’attività è stata realizzata in collaborazione con la Ricerca sul Sistema Energetico (RSE), società partecipata dal Gestore dei servizi energetici, e con la Croce rossa italiana. I dati sono stati presentati a Napoli in largo Berlinguer.

La metodologia: termocamera e igrometro per misurare il “calore urbano”

Per la raccolta dei dati sono stati utilizzati strumenti diversi, tra cui una termocamera a infrarossi, impiegata per rilevare la temperatura delle superfici. Inoltre, è stato usato un igrometro, utile a misurare temperatura e umidità dell’aria.

Secondo Legambiente, nel perimetro analizzato, circa un chilometro quadrato, sono stati effettuati 18 scatti termografici in 36 punti di interesse, tra spazi pubblici, aree verdi e servizi essenziali. Dalle rilevazioni emerge che il 64% delle aree analizzate risulta esposto direttamente al sole nelle ore centrali della giornata. L’indagine, oltre ai valori termici, intende evidenziare la relazione tra forma urbana, materiali utilizzati e capacità di mitigazione del calore.

Emergenza caldo lavoratori
Emergenza caldo lavoratori

Le criticità urbane: aree giochi e superfici impermeabili

Tra i punti considerati più critici figura l’area giochi del Parco IV Aprile, dove è stata rilevata una temperatura della pavimentazione pari a 63,9 gradi. Un valore che, secondo gli operatori, evidenzia la forte capacità di accumulo termico dei materiali utilizzati negli spazi pubblici. Un altro picco significativo è stato registrato in via Casoria, dove la temperatura dell’aria ha raggiunto i 36,5 gradi nelle ore centrali del giorno. In generale, secondo i dati diffusi, la prevalenza di superfici impermeabili e la scarsa presenza di ombreggiamento contribuiscono a creare condizioni assimilabili a un “effetto deserto urbano”. Il quadro si inserisce in un contesto più ampio di aumento delle temperature estive nelle città. Questo aumento è confermato anche da altri indicatori climatici nazionali.

Le proposte di Legambiente: adattamento climatico e verde urbano

Alla luce dei risultati, Legambiente propone una serie di interventi strutturali rivolti al Comune di Napoli. La prima richiesta riguarda l’adozione di una strategia di adattamento climatico con la creazione di un Ufficio Clima dedicato al coordinamento delle politiche di mitigazione e adattamento. Questa strategia prevede di dare priorità ai quartieri più vulnerabili.

Tra le altre proposte figura l’istituzione di una consulta del verde urbano, prevista dal Regolamento del verde del marzo 2026. Questa consulta dovrà pianificare interventi su superfici permeabili, materiali urbani meno caldi, sistemi di ombreggiamento e gestione dell’acqua piovana negli edifici pubblici e privati. L’associazione chiede inoltre l’integrazione tra Piano Urbanistico comunale e Piano del Verde, con particolare attenzione alla forestazione urbana e alle periferie. Un ulteriore punto riguarda la creazione di una rete di “rifugi climatici” nei quartieri. Si tratta di spazi pubblici e servizi climatizzati destinati alle fasce più fragili della popolazione.

Una richiesta alla Regione e il quadro delle notti tropicali

Oltre al livello comunale, Legambiente sollecita la Regione Campania a definire un Piano sul welfare climatico, capace di integrare politiche sociali e ambientali nella gestione delle ondate di calore. L’associazione richiama anche i dati sull’indice climatico di vivibilità elaborato da iLMeteo.it in collaborazione con il Corriere della Sera. Secondo questi dati, nel 2025 a Napoli si sono registrate 95 notti tropicali, con temperature minime pari o superiori ai 20 gradi. Un dato nettamente superiore alla media nazionale, pari a 52. Secondo Legambiente, il fenomeno conferma la necessità di interventi urgenti sia sul fronte della riduzione delle emissioni sia su quello dell’adattamento urbano. Questo avviene in un contesto in cui gli effetti del riscaldamento globale risultano sempre più evidenti nelle aree metropolitane.

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